Il numero uno del 118 in Piemonte Mario Raviolo: “Ecco perché abbiamo rifiutato i medici inviati da Roma: non ci servono chirurghi, ma altri professionisti”. E scoppia la polemica

Il Piemonte è una delle regioni italiane più colpite dall’emergenza Coronavirus. Proprio per questo motivo, il rifiuto del numero uno del 118 Mario Raviolo ai medici inviati da Roma ha scatenato un vespaio di polemiche. Raviolo, tuttavia, ha preso la parola per difendere e motivare la sua scelta. “Non lo nego. Quella mail esiste e l’ho firmata io. Ma c’è un motivo perché ho detto no all’invio dei medici da Roma”.

La difesa: “Ci servono altri professionisti”

La motivazione è semplice, spiega il responsabile dell’area della maxi emergenza Raviolo: “La nostra è stata una risposta, diciamo così, di cortesia.

Perché a Roma ci proponevano l’invio di 14 chirurghi. Che è come dire inviare dei radiologi su un fronte di guerra. Saranno state figure professionali qualificatissime, non lo metto in dubbio. Ma a noi servivano altri professionisti: infettivologi, pneumologi, anestesisti. Non chirurghi”. Nonostante ciò, in molti non hanno digerito la mossa di Raviolo. Il motivo è la situazione in cui si trova la Regione Piemonte, in carenza di medici e infermieri e con un numero di casi di Coronavirus inferiore solo alla Lombardia.

Raviolo: “Un polverone inutile”

A chi poi ha chiesto se non fosse comunque necessario accettare la mano tesa della capitale, Mario Raviolo, ex-coordinatore dell’Unità di crisi, ha risposto: “No.

E spiego perché: questa è una malattia subdola, che mette a rischio la salute di molti operatori sanitari. E lo stiamo vedendo ogni giorno. Dunque, richiede una formazione specifica, di almeno otto giorni, che non ci possiamo permettere. E il nostro ragionamento è stato: non dislochiamo i medici di cui abbiamo disperato bisogno a formare in un momento di emergenza massima altri medici.

E così abbiamo detto no”. Il numero uno del 118 piemontese rispedisce al mittente le accuse e le critiche, scrive La Stampa, riportando la sua testimonianza. “È stato solo un polverone inutile che ha messo al centro solo me. Quando la decisione è stata invece condivisa da tutta L’Unità di crisi. Che come me ha scelto la ragionevole linea del no”.

Medici del Piemonte in rivolta: “La priorità è la salute dei cittadini”

Non è bastato a spegnere la polemica. Nella nota “Va tutto bene, anzi no”, l’associazione di medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed: “Forse Raviolo ha letto i numeri del Molise.

Quelli del Piemonte all’11 Aprile erano di 490 casi in più e di 78 decessi nelle ultime 24 ore. Questo episodio conferma che all’Unità di Crisi manca un sistema di comando e controllo indispensabile. La regione è tra le più coinvolte, medici ed infermieri erano già insufficienti prima che l’epidemia si manifestasse. Molti sono ricoverati o in quarantena. È comprensibile da chiunque abbia la giusta empatia che quei medici e infermieri che stanno lavorando da ormai 60 giorni in condizioni stressanti meritino che qualcuno gli dia manforte.

Le reali motivazioni alla base del rifiuto non ci interessano: sicuramente non sono la salute dei cittadini, il sostegno dei sanitari. Se chi gestisce la crisi non ha queste priorità: prego accomodarsi”.

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