Graziano del Rio e Matteo Salvini

L’Italia cerca di guardare avanti durante l’emergenza Coronavirus. Per farlo, ora che le terapie intensive stanno iniziando a svuotarsi e i numeri lo consentono, si attende la presentazione della ormai celebre Fase 2, così come degli strumenti per poterla supportare. Tra questi, l’app Immuni, il sistema di contact tracking scelto per permettere alle persone di evitare potenziali situazioni di contagio. Molti i dubbi bipartisan sulla questione.

Dalla Lega al Pd: Immuni va regolamentato

Dall’annuncio del commissario Arcuri, sono in molti che hanno iniziato, giustamente, a sollevare dubbi e domande circa il funzionamento di Immuni.

È stato dichiarato che l’app Immuni non avrà bisogno di geolocalizzare le persone, che potranno usarla su base volontaria e soprattutto anonima. Sulla carta, quindi, nulla da temere per la privacy. Compito dell’opposizione però è anche assicurarsi che questo avvenga per davvero.

La pensa così Matteo Salvini. Il leader della Lega, riportano numerose fonti, ha fatto cenno ai limiti dei poteri di Arcuri: “Un commissario non può certo derogare dai diritti costituzionali senza che sia il Parlamento, e quindi il popolo, ad essere investito di decisioni così delicate” ha dichiarato.

Plauso quindi alla tecnologia per combattere il virus, ma con attenzione: “Chi gestisce i dati raccolti, dove vengono conservati e per quanto e di chi è la proprietà dei dati?” si domanda Salvini, che conclude con un chiaro “la nostra libertà non è in vendita“.

Giorgia Meloni chiede di usare i piedi di piombo

Sulla stessa riga di Salvini anche Giorgia Meloni, che con un post su Facebook solleva dubbi circa il funzionamento di Immuni, che nelle intenzioni dovrebbe anche aiutare a digitalizzare la sanità italiana. “Quando si entra nella sfera del trattamento dati – soprattutto quelli sanitari – occorre andarci con i piedi di piombo“.

Quindi invoca un passaggio in Parlamento e non è l’unica a farlo: anche dalla maggioranza, infatti, si levano lo stesso tipo di richieste.

Post di Giorgia Meloni su IMMUNI

Anche il PD chiede che venga discusso in Parlamento

Se, tra virgolette, le proteste di Lega e Fratelli d’Italia sono attese per ogni delibera e decreto governativo – è questo dopotutto il ruolo dell’opposizione – meno ovvie ma puntuali sono quelle degli esponenti del PD.

Come riportano le fonti, sono in molti ad aver chiesto sostanzialmente quando invocato da Salvini, Meloni e anche dalla vicepresidente della Camera Mara Carfagna. Per Graziano del Rio infatti: “un terreno tanto delicato, che riguarda i diritti e le libertà costituzionali delle persone, non può essere affrontato esclusivamente con lo strumento dell’ordinanza commissariale” riporta l’Adnkronos.

Da entrambe le parti, quindi, si sottolinea che il tema del trattamenti dei dati riservati non può essere aggirato da decreti o ordinanze. Prima di entrare in funzione, quindi, Immuni dovrà probabilmente avere il benestare dei rappresentanti dei cittadini.

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