vaccino siringa dose

Come Regno Unito, Germania, Svizzera ed altri Paesi, ora anche l’Italia si impegna nella corsa al vaccino, e sono già arrivate alcune buone notizie. Pare infatti che potrà partire durante l’estate la sperimentazione clinica di un vaccino contro il covid-19

Un lavoro di cooperazione tra 3 aziende

A lavorare al vaccino italiano sono le aziende ReiThera di Pomezia, l’azienda di Monaco di Baviera Leukocare e la Univercells di Bruxelles. La sperimentazione clinica è quella che viene effettuata su esseri umani e solitamente consta in 3 fasi (più una che viene effettuata quando il prodotto è già in commercio) in cui si aumenta la “piattaforma” di persone sottoposte al trattamento.

L’idea del vaccino a singola dose

Come ormai è chiaro, la collaborazione tra Paesi è la via più veloce per il successo nella ricerca farmacologica e nella creazione di un vaccino, che ora più che mai serve nei tempi più brevi possibili. Una nota diffusa dalle 3 aziende e riportata da Ansa, spiega che “hanno deciso di unire gli sforzi nella lotta contro questa devastante pandemia mettendo in comune le rispettive competenze al fine di accelerare lo sviluppo rapido di un vaccino basato su di una singola dose“.

Trovare il modo di produrre il vaccino

Anche il consorzio di 3 aziende si trova davanti a una molteplice sfida, in quanto oltre al fatto di dover trovare il vaccino, va risolto il mistero di come produrlo in quantità enormi: “Si aggiunge l’importante necessità di garantire la produzione di milioni di dosi a tempo record”. Ciò che il consorzio di 3 aziende si è prefissato di creare non è solo il vaccino ma anche un modo innovativo di produrlo.

Come nel caso di vaccini creati in altri Paesi, anche questo prodotto si baserebbe sull’utilizzo di un adenovirus (un virus piuttosto fragile che aggredisce le scimmie) con al suo interno una parte di coronavirus, nello specifico la spike-protein che si aggancia alle cellule dell’organismo, di modo da creare una risposta da parte del sistema immunitario. Una nota del consorzio spiega infatti: “Vaccini simili, basati su vettori adenovirali umani o di primati, sono stati sperimentati in studi clinici di fase 1 e 2 e hanno dimostrato di essere sicuri e immunogenici in migliaia di volontari sani”.

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