Un detenuto in carcere

Notizia degli ultimi minuti la scarcerazione del boss Pasquale Zagaria del clan dei Casalesi. Condannato al regime 41 bis e fratello di Michele Zagaria, il Tribunale di Sorveglianza di Sassari lo ha fatto uscire dal carcere, per motivi legati all’emergenza Coronavirus.

Chi è Pasquale Zagaria, boss dei Casalesi

È uno dei principali volti del clan di Casal di Principe: Pasquale Zagaria, detto Bin Laden e fratello del super boss Michele, è considerato la mente economica dei casalesi. Dal 2007 si trova in carcere e la scadenza della sua condanna non dovrebbe arrivare prima prima di 5 anni, ma è già previsto un ulteriore sconto di pena.

Tuttavia, si apprende ora che il Tribunale ha disposto gli arresti domiciliari per Pasquale Zagaria. La causa, in questo tribolato periodo, è ancora la pandemia da Coronavirus.

Perché è stato scarcerato

Stando a quanto riportano le fonti, i magistrati del Tribunale di Sassari hanno convenuto che la detenzione in carcere, in questo momento, non può garantire le adeguate cure a Pasquale Zagaria, affetto da una grave patologia e operato di tumore l’anno scorso. Il Fatto Quotidiano cita le parole del giudice Riccardo De Vito, contenute nel provvedimento di scarcerazione.

Appare decisivo – viene riportato – sapere gli esiti degli approfondimenti diagnostici per capire l’evoluzione della patologia e le possibili cure“.

Pasquale Zagaria passerà i prossimi 5 mesi ai domiciliari a casa della moglie, residente a Pontevico, paesino della bassa bresciana tra i più colpiti dall’emergenza.

Le condizioni di salute di Zagaria

Le fonti riferiscono inoltre che la decisione di scarcerare Zagaria non riguarda un generale piano di svuotamento delle carceri, ma è un provvedimento ad personam che considera numerosi fattori.

La patologia di cui soffre il boss dei Casalesi, infatti, lo renderebbe molto più esposto al Covid-19; tanto che la detenzione non gli permetterebbe di essere al sicuro dal contagio e avrebbe bisogno di cure specifiche, che non può avere in carcere.

Il Fatto racconta inoltre che la misura dei domiciliari si sarebbe resa necessaria inoltre perchè il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non avrebbe risposto al Tribunale, in merito alla possibilità di cura in altri istituti penitenziari. Da qui “è emerso che in Sardegna non vi è possibilità di svolgimento della terapia in ambiente carcerario” e senza la risposta riguardo altre carceri nazionali, si è optato per i domiciliari, almeno fino a settembre.

Nessun contatto coi Casalesi

La preoccupazione maggiore, nei casi di detenuti sottoposti a regime 41 bis, è che questi possano riallacciare contatti con membri del clan. Tuttavia, c’è un passaggio del provvedimento che sottolinea come Zagaria si costituì da solo e che quindi “rappresenta un inequivocabile sintomo di iniziale ravvedimento“. Questo, unito ai tanti anni già passati al 41 bis, fa pensare che non abbia contatti col clan. Inoltre, “Lo stesso detenuto, infatti, ha mostrato interesse esclusivamente per soluzioni di cura, anche in altri istituti penitenziari“.

L’importante è essere curato, insomma: il disguido con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria avrebbe così fatto il resto e determinato la sua scarcerazione.

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