bimbo di schiena su divano

Se la quarantena è difficile per tutti, per alcuni rasenta l’impossibile. Vivere costantemente tra le 4 mura di casa con un bambino autistico può portare enormi difficoltà ad un nucleo familiare, e molti genitori che si trovano al momento in questa situazione stanno denunciando l’assenza dello Stato nei loro confronti. É il caso ad esempio di Sara Anzellotti, di Lecco, madre di un bimbo autistico di 8 anni e di una figlia adolescente, che ha parlato della sua difficile situazione a Il Correre della Sera.

La scuola come ambiente di crescita che viene meno

Un bambino affetto da una forma di autismo ha bisogno di una quotidianità molto ben strutturata, e dell’aiuto di molte persone per poter affrontare le giornate.

“Per noi la scuola è vita. Senza la terapia mio figlio diventa ingestibile”, spiega Sara, “e come il mio molti altri: rappresento un centinaio di famiglie di un’associazione, Movimento genitori Lombardia, che invano sta cercando di far sentire la voce dei disabili”.

Gestire una crisi senza aiuto e senza poter avere valvole di sfogo, per il piccolo Leo, 8 anni, è un problema insormontabile: Quando mio figlio ha le crisi, distruggerebbe tutto. Siamo stati, diciamo così, fortunati, non è un bambino violento, anzi, è dolcissimo e molto socievole, ma ovviamente ha le sue difficoltà.

E anche una malattia intestinale rara che gli comporta gravi coliche. Dobbiamo seguirlo 24 ore su 24”.

Distanziamento e didattica a distanza

In un momento in cui si chiede il distanziamento sociale, è difficile spiegare la realtà a un bambino che da sempre si cerca di portare allo sviluppo delle relazioni interpersonali: “Non sono neppure stata capace di insegnargli a coprirsi la bocca, a tenere una mascherina, tanto meno a mantenere le distanze, pensi che lotto da anni per avvicinarlo alle persone”.

La didattica a distanza, per un bambino come Leo, non porta alcun risultato concreto: “Non ha niente di inclusivo. Mio figlio fa terapia per imparare a stare seduto per qualche minuto, si figuri davanti a uno schermo per ore. E hanno difficoltà i ragazzi con bisogni educativi speciali, quelli fragili, quelli che rimanevano indietro già prima, quelli con disturbi”.

La lettera al ministro Azzolina

Recentemente, Sara Anzellotti ha anche scritto al ministro Azzolina per evidenziare la difficoltà di chi nella scuola non vede solo lezioni e voti, ma anche un banco di prova per gestire la diversità: “Le ho scritto per farle capire che per noi la scuola per noi va oltre l’istruzione, è un modo per imparare ed insegnare ad accettare le diversità, sentirci inclusi e non emarginati.

La scuola per noi è continuità, sostegno, progresso, educazione, “l’ora d’aria” in una vita ostile. Non mi ha mai risposto”. Certo è difficile, in una situazione come questa, capire come poter aiutare chi ha bisogno in primis del contatto, ma molti genitori denunciano il fatto che la categoria dei disabili non sia stata considerata abbastanza, nelle disposizioni ministeriali.