silvia romano primo piano

La cooperante milanese Silvia Romano è stata liberata dopo un anno e mezzo di sequestro, come ha annunciato oggi il premier Giuseppe Conte. La giovane sarebbe in buona salute, ovviamente provata per il periodo di prigionia presumibilmente nelle mani di gruppi jihadisti affiliati ad al-Shabaab. Domani Silvia Romano tornerà in Italia, dove l’attende la famiglia e un Paese in festa per il suo ritorno.

Silvia Romano libera: domani il ritorno dalla Somalia

Silvia Romano si troverebbe al sicuro in un compound della coalizione internazionale a Mogadiscio, Somalia. La volontaria della Ong Africa Milele è stata rapita a Chakama, 80 chilometri da Nairobi, in Kenya, e sarebbe poi stata portata oltre il confine con la Somalia.

La zona di confine tra i due Stati africani è estremamente permeabile e sfugge al controllo delle autorità. Una terra di nessuno dove scorrazzano gruppi armati criminali e jihadisti. L’operazione per liberare la cooperante sarebbe iniziata una ventina di giorni fa e ha visto la cooperazione determinante dell’intelligence somala e turca.

Somalia, uno Stato fallito

La Somalia, ex colonia italiana, vive dal crollo del regime di Siad Barre nel 1991 uno stato di guerra civile.

Il Paese del Corno d’Africa è vittima di una guerriglia endemica tra signori della guerra, jihadisti e trafficanti di ogni tipo. Un terreno fertile per la nascita di al-Shabaab, tra il 2004 e il 2006, gruppo che ha aggregato l’Unione delle Corti Islamiche che controllavano alcune zone del territorio somalo. Il gruppo integralista lotta per l’instaurazione di una teocrazia di ispirazione wahabita con l’imposizione della sharia.

Il movimento militare islamista si è posto in contrapposizione alle forze internazionali delle missioni ONU presenti nel Paese (AMISOM) nel tentativo di pacificarlo.

I governi di transizione non sono stati in grado di arginare la violenza di questi gruppi armati e di tenere insieme il Paese, che si è unito in un fragile Stato federale solo nel 2012.

La minaccia di al-Shaabab

Nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, la situazione in Somalia rimane sul filo. La riconquista di Mogadiscio nel 2011 e la cacciata dalla capitale di al-Shabaab ha segnato una svolta importante. Oggi il governo federale controlla circa l’85% del Paese, ma il gruppo jihadista continua i suoi attacchi contro obiettivi civili e militari.

Il gruppo somalo nel 2012 si è fuso con al-Qaeda, a causa della perdita di appoggio della popolazione locale, stremata da decenni di conflitto. La perdita di alcune roccaforti, come Baidoa e Kisimayo, e la ritirata in zone rurali della Somalia, avrebbe spinto al-Shaabab ad avvicinarsi allo Stato Islamico. Il gruppo sarebbe diviso in varie correnti, ma l’indebolimento lo ha spinto a compiere sanguinosi attentati terroristici non solo in Somalia, ma anche nel vicino Kenya.

Perché il volontariato in Kenya

La cooperante si trovava in Kenya come cooperante dell’associazione Africa Milele, una Onlus che si occupa di assistenza ai bambini.

Nonostante i passi avanti del Paese, diventato a medio-basso reddito, il 36% della sua popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà.

La popolazione più povera vive in quelle aree rurali dove Silvia Romano aveva diretto la sua azione di volontariato, in cui l’aspettativa di vita è di poco al di sopra dei 60 anni. Chakama, il villaggio dove è stata rapita, è al centro di un progetto della Onlus per fornire sostegno ai bambini a cui le famiglie non sono in grado di provvedere.

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