paolo maldini

È finito l’incubo Coronavirus in casa Maldini: sia Paolo Maldini che i suoi figli e, si pensa, anche la moglie, erano stati contagiati dal virus Sars-CoV-2. Ieri, a Che Tempo che Fa, ha raccontato quanto sia stata difficile l’esperienza della malattia.

La malattia ha colpito tutta la famiglia

Paolo Maldini aveva già raccontato ad aprile a Il Corriere della Sera quanto il coronavirus non fosse una banale influenza:“Io conosco il mio corpo. Un atleta conosce se stesso. I dolori sono particolarmente forti. E poi senti come una stretta al petto. È un virus nuovo.

Il fisico combatte contro un nemico che non conosce“.

Oggi, con tutti i componenti della famiglia fuori pericolo, dice: “Tutta la mia famiglia è stata contagiata, sia i miei due figli che mia moglie, ma ora stiamo tutti bene. Per 20 giorni è stata dura, poi altri 15 giorni per recuperare le forze. Daniel ha avuto una risposta diversa rispetto a me e mia moglie”. In alcune interviste recenti aveva spiegato che ad essere colpito più duramente forse era stato il figlio Christian e che la moglie aveva avuto una sorta di influenza lunga 3 settimane, ma che non le era stato fatto un tampone.

Il parere sulla riapertura del campionato

Nella chiacchierata con Fabio Fazio, Maldini ha anche dato il suo parere su cosa dovrebbe accadere al Campionato. Nello specifico, il dirigente sportivo ha ben chiaro come il calcio non sia solo uno sport ma anche un’industria vera e propria e come le altre, ha bisogno di ripartire: “Il calcio è un’azienda, ha un indotto di quasi 5 miliardi di euro. Altri sport sono sostenuti dagli introiti del calcio stesso”.

Ricominciare? Agire con prudenza

Ovviamente ricominciare significa agire con prudenza, per non cadere in situazioni nuovamente tragiche e mettere a repentaglio le persone, ed occorre agire cercando sintonia tra Lega e autorità governative: “Trovare un protocollo è difficilissimo, io ho partecipato alle riunioni della Lega e lì c’è un’idea generale di ripartire: tutti vanno in quella direzione. Ma questa idea va trasferita alla FIGC che la trasferisce al Governo; se il tavolo fosse composto dalle tre componenti sarebbe molto più facile”.

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