giuseppe morgante

Il 7 maggio 2019 Giuseppe Morgante è stato aggredito da Sara Del Mastro, la donna che aveva frequentato per poco più di un mese e che non si rassegnava al fatto di essere stata lasciata. Lei, dopo averlo seguito per settimane, averlo minacciato ed avergli bucato le gomme della macchina numerose volte, gli ha lanciato un bicchiere di acido addosso, sfregiandolo gravemente.

Un anno (e tantissime operazioni chirurgiche) dopo, Giuseppe lotta per riavere la sua vita di prima e per ottenere giustizia per quello che gli è accaduto. Lunedì prossimo in tribunale sarà emanata una sentenza nei confronti di Sara Del Mastro, ma la paura di Giuseppe e del suo avvocato, Domenico Musicco, è che la pena non sia adeguata alla gravità di quanto accaduto, e che una volta fuori dal carcere, Sara Del Mastro possa di nuovo fare del male.

Aveva denunciato ma non era servito a niente

Giuseppe, parlando con The Social Post, non chiama Sara Del Mastro per nome: si riferisce a lei come “mostro”. Sara aveva cominciato ad essere ossessiva nei suoi confronti subito dopo la “rottura”: passava le giornate a stazionare sotto casa sua, gli scriveva da profili falsi minacciandolo, lo chiamava centinaia di volte al giorno.

Era stato il fratello di Giuseppe, stremato, a chiamare Le Iene per parlare di quella situazione assurda ed il programma di Italia 1 aveva fatto un servizio a Giuseppe prima dell’aggressione: in quel momento il ragazzo raccontava di aver provato a fare denuncia ai carabinieri due volte (senza essere ascoltato) e di aver poi fatto denuncia alla polizia, ma niente era servito.

Oggi, con il senno di poi, è amareggiato per come il suo caso sia stato affrontato dalle autorità: “Già non è facile per un ragazzo fare una denuncia, ti vedono grande e grosso… la prendono sottogamba.

Forse un po’ perché sono maschio, sinceramente non lo so. Non sono arrabbiato con le istituzioni, ma sono deluso perché non hanno fermato qualcosa che era stato “annunciato”.

Avvocato Musicco: “Ci vorrebbero corpi di polizia specializzati”

A confermarci l’esistenza di un problema nella percezione di queste denunce è anche l’avvocato Domenico Musicco, che assiste Giuseppe: “Di fatto però c’è una sottovalutazione di questi reati da parte delle forze dell’ordine.

Ci sono dei passi in avanti e teoricamente i reati dovrebbero avere una corsia preferenziale, ma questa corsia è sempre e comunque troppo lenta”.

Il problema potrebbe stare anche nella preparazione e nella competenza di chi raccoglie le denunce: Ci vorrebbero corpi di polizia specializzati in questi tipi di reati. Ci vuole una preparazione adeguata sia a livello sociologico, che psicologico, che culturale: spesso i reati vengono sottovalutati e considerati problemi relazionali ‘di coppia’; cosa che non sono. L’intervento è spesso tardivo e non efficace e non basta solo una legge a renderlo più efficace.

Le denunce tendono a rimanere lettera morta”.

Il braccialetto elettronico per prevenire i reati

Ciò che potrebbe cambiare le cose radicalmente, secondo l’avvocato Musicco, è l’utilizzo di un braccialetto elettronico speciale che, messo all’aggressore ed alla vittima, manda un allarme se i due sono troppo vicini, facendo intervenire immediatamente le forze dell’ordine. “Una mia proposta di qualche tempo fa era l’obbligatorietà del braccialetto elettronico, in casi di aggressioni o minacce ripetute”, spiega Musicco: “Questa norma di prevenzione basilare ad oggi non c’è neanche nel codice rosso”.

Costi e cure? A carico della vittima

L’aggressione è costata molto a Giuseppe: l’acido lo ha colpito in viso, sul collo e sul petto, sciogliendo nel giro di pochi secondi i suoi vestiti e bruciando i suoi tessuti.

Con numerosi interventi ed innesti di pelle è riuscito a recuperare parte della mobilità, ma la vista da un occhio è ancora compromessa. Oltre il danno, la beffa: finora è stato lui a pagare per tutti gli interventi e le cure a cui si è dovuto sottoporre. Poco dopo il dramma Le Iene hanno avviato per lui una raccolta fondi su GoFundMe, che ha in parte aiutato.

Musicco: “Tutte le incombenze devono essere gestite da lui”

Ci spiega infatti l’avvocato Musicco: “Per le vittime in Italia non ci sono supporti, di nessun tipo: né a livello economico, né a livello psicologico, né pratico.

Tutte le incombenze devono essere gestite da lui, non ha uno psicologo pagato dallo Stato né un risarcimento, come invece vorrebbe la direttiva CEE che vorrebbe una normativa prevista per le vittime dei reati, che invece in Italia non c’è”. Sul sito del Ministero dell’interno leggiamo infatti: “L’indennizzo in favore delle vittime è elargito per la rifusione delle spese mediche e assistenziali documentate, salvo che per i fatti di violenza sessuale, di omicidio, di lesioni personali gravissime e per la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.

In tal caso l’indennizzo è comunque elargito in misura fissa”.

Un indennizzo arriva (forse) solo dopo la condanna

Qualsiasi tipo di indennizzo, in ogni caso, viene elargito solo se è stata emanata una sentenza di condanna verso l’aggressore, e se è stato appurato che il condannato non è nelle condizioni di poter risarcire. Cosa che, ci spiega l’avvocato, accade spesso: “Spesso le persone che commettono questi reati sono non abbienti, non hanno beni da perdere, per cui i risarcimenti rimangono solo sulla carta”. Prima di arrivare a una condanna, però, passano anni, e in questo periodo, niente tutela la vittima, sotto nessun profilo.

Giuseppe non si è però lasciato andare: “Stando dentro un ospedale ti ritrovi a vedere tante realtà, pensi ‘meno male che almeno io ho le gambe e le braccia, mi posso muovere…’ devi avere tanta fede e tanta forza di andare avanti”. Per riuscire a superare difficoltà fisiche e burocratiche ha anche cercato l’aiuto di altre persone a cui era capitata la stessa cosa: Gessica Notaro, William Pezzullo, Stefano Savi. “Io ho voluto sentire sia la Jessica che William e Stefano”, racconta Giuseppe: “Quello che mi è successo loro lo sanno e qualche consiglio me lo possono dare: ti spiegano come funzionano le cure nel tempo”.

Nessun pentimento da Sara Del Mastro

Sara Del Mastro sembra non essersi mai effettivamente pentita di quello che ha fatto. Giuseppe se la ricorda in aula di tribunale, mentre era serena e rideva con il suo legale: “Io non l’ho neanche guardata, sono stato di spalle, e l’ho sentita ridere con il suo avvocato. Non so di cosa stessero parlando ma non era decisamente la cosa più opportuna da fare in quel momento… sei dietro le sbarre”

Non c’è mai stato un tentativo di contattare Giuseppe, o il suo avvocato, per chiedere scusa, conferma Musicco: “Né io né Giuseppe abbiamo mai ricevuto un qualche tipo di comunicazione, né da parte sua né da parte dei suoi legali, né lettere, né telefonate, né messaggi: a me non risulta alcun tipo di pentimento da parte della Del Mastro”.

La speranza di una pena giusta

La Del Mastro ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato, per cui qualunque sarà la pena, sarà ridotta di un terzo. In un primo tempo aveva chiesto un patteggiamento a 5 anni, che è però stato negato. Il timore che la pena non sia adeguata però rimane: “Il patteggiamento dei 5 anni lo abbiamo evitato, ma se il giudice gliene dà sette, cosa cambia?

Un anno se lo è già fatto…io mi auguro solo che non calcolino solo lo sfregio ma anche tutto quello che c’è dietro”.

Non si parla infatti solo di semplice aggressione: ci sono stati lo stalking, le minacce e chiari elementi che fanno pensare alle premeditazione. Sara Del Mastro ha comprato l’acido il sabato, ed ha aggredito Giuseppe il martedì successivo. Poco prima dell’aggressione aveva spostato i suoi soldi sul conto della madre, e la mattina stessa si era fatta fare un certificato medico da uno psichiatra, si suppone per creare un alibi precostituito e giustificare, a posteriori, la pretesa di riconoscerle l’incapacità d’intendere e di volere.

Una pretesa che è stata infatti avanzata dai suoi legali, ma che non è stata accolta.

Non sentirsi mai al sicuro

Giuseppe Morgante è nella condizione di sentirsi al sicuro? “Ormai a me è successo ma se continua a succedere e domani ti svegli e leggi sul giornale che è capitato di nuovo, finisce come in Inghilterra dove succedeva per gioco: ma non è un gioco, rovini la vita a una persona”.

Nulla proteggerà Giuseppe il giorno, lontano o vicino che sia, in cui Sara Del Mastro uscirà dal carcere.Se esce ho paura che faccia qualcosa a qualcuno“, ci confida: “Se mia madre esce a fare la spesa….che ne sai? In televisione sono uscite le facce dei miei parenti. È pericolosa socialmente, può fare del male”. Lui, dal canto suo, sente di doversi difendere da solo, dopo che autorità e legge non ci sono riusciti: “Io l’ho detto al mio avvocato: prima o poi mi farò il porto d’armi così almeno mi posso difendere”.

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