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Passaporto sanitario, sì o no? L’interrogativo è centrale nel dibattito sulla gestione della fase 2 dell’emergenza Coronavirus e su come affrontare l’orizzonte del prossimo 3 giugno, quello delle possibili riaperture agli spostamenti tra regioni. Il governo frena sulla linea di Sardegna e Sicilia.

Passaporto sanitario: cos’è e chi lo vorrebbe

La stagione turistica è appesa al filo delle riaperture sugli spostamenti interregionali e, inevitabilmente, sulla gestione dei flussi di arrivi che potrebbero costituire un problema per il contenimento della diffusione del Coronavirus.

Il prossimo orizzonte è quello del 28 maggio, quando il Ministero della Salute dovrebbe informare sui dati della curva dei contagi che, se confermato il basso rischio, potrebbero essere la chiave per far scattare l’ok agli spostamenti dal 3 giugno.

Questo quanto precisato dal ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, secondo quanto riportato dall’Ansa.

Occhi puntati su Lombardia e Piemonte, che potrebbero attendere ancora prima di accedere a questo step della fase 2, ma anche su Sardegna e Sicilia, che hanno messo in campo l’ipotesi di un “passaporto sanitario”. Un certificato di negatività da produrre prima della partenza e che accompagnerebbe la documentazione del passeggero.

Secondo la prospettiva emersa finora, il passeggero dovrebbe arrivare all’imbarco munito dello stesso, oltre ai classici documenti necessari per il viaggio.

A lanciare questa idea è stato il governatore sardo Christian Solinas e, riporta Il Sole 24 Ore, anche Nello Musumeci, presidente siciliano, sarebbe sulla stessa linea.

Le due Isole maggiori vorrebbero quindi una certificazione da rilasciare in tutta Italia, come cautela ulteriore per scongiurare il rischio di una nuova escalation di contagi.

Sileri: “Idea impraticabile

Su questa ipotesi, però, il governo frena e a ribadire la posizione di scetticismo è stato il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ai microfoni della trasmissione 24Mattino, di Simone Spetia e Maria Latella, su Radio 24.

Sileri avrebbe definito la proposta di Sardegna e Sicilia “ambiziosa ma impraticabile“, sottolineando la necessità di un approccio uniforme sull’intero territorio nazionale.

Un parere contrario sarebbe arrivato anche dal Comitato tecnico scientifico: gli scienziati escluderebbero la possibilità di avere un passaporto sanitario.

Intervenuto ai microfoni di Agorà, su Rai 3, Giuseppe Ippolito, direttore Scientifico dell’Inmi Lazzaro Spallanzani di Roma, ha dichiarato che i test salivari rapidi proposti da Solinas non sono validati.

Non esistono patentini di immunità per il Coronavirus, cosa che il Comitato tecnico scientifico in Italia ha da sempre sostenuto“.

Secondo quanto emerso nell’ultima conferenza stampa del governatore Solinas, la questione del passaporto sanitario, riporta Ansa, dovrebbe essere definita il prossimo 29 maggio.

Ci aspettiamo che arrivino 2,5 milioni di turisti – ha dichiarato alla stampa –. Non attuare alcun controllo è un lusso che non ci possiamo permettere“. Sempre l’agenzia di stampa riporta la notizia di un “piano B” della Sardegna in caso di bocciatura del certificato di negatività da parte dell’esecutivo.

Sul piatto ci sarebbero due proposte alternative che potrebbero essere rese note il 29 maggio prossimo.

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