Clint Eastwood, attore, regista e leggenda del cinema compie 90 anni

Eastwood aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello”, disse Sergio Leone. Eppure, tanto bastò per lanciare la carriera del giovane Clint, destinato ad entrare nell’Olimpo della settima arte. Nel corso dei decenni, la sete artistica di Eastwood non si è mai placata. Liberatosi del poncho degli spaghetti western e della 44 Magnum dell’Ispettore Callaghan, ha imbracciato la cinepresa, creando pellicole che sono già storia. Ma Clint, oltre che regista, attore, produttore e compositore, è diventato una vera e propria icona statunitense. Della sua America ha sempre cantato con schiettezza le gesta, i dolori e le gioie, ne ha analizzato pregi e difetti attraverso le storie dei suoi involontari protagonisti, conquistandosi una gloria eterna.

Il 31 maggio 2020, il bad boy a stelle e strisce spegne 90 candeline. Ma nonostante l’età, meglio non scherzarci: “Ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare. Quello sono io!”, tuona in Gran Torino.

Clint Eastwood da giovane

La carriera di Clint Eastwood è costellata di successi. Vanta più di 150 premi, fra cui 5 Oscar, 6 Golden Globes, 1 César e 4 David di Donatello.

Ha all’attivo oltre 70 film come regista e attore, molti dei quali sono pietre miliari della storia del cinema. Ma prima di diventare uno dei volti più noti e temuti di Hollywood, il giovane Clint trascorre infanzia e adolescenza in giro per la California. Nasce a San Francisco nel 1930, cambia spesso città con la famiglia, finché il padre non riesce a trovare un impiego stabile. Studente diligente, Eastwood Jr. se la cava anche nello sport, ma la sua passione è la musica. Durante il servizio militare, conosce la futura (prima) moglie e ottiene il primo ruolo da attore.

È il 1955. Nel 1959 diventa protagonista per la prima volta, nella serie tv Gli uomini della prateria.

Sergio Leone e gli spaghetti western

La svolta decisiva della sua carriera arriva nel 1964, con il western di Sergio Leone Per un pugno di dollari. Nonostante le diffidenze iniziali, Eastwood decide di imbarcarsi in questa nuova avventura. Non lo sa ancora, ma quella scelta consegnerà il cowboy ai libri di Storia cinematografica. Tra il ’65 e il ’66, la coppia Eastwood-Leone completa l’intramontabile “Trilogia del dollaro” con Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo.

Lo sguardo burbero e glaciale, il sigaro, l’iconico poncho e il cappello di Eastwood da allora sono entrati prepotentemente nell’immaginario collettivo di appassionati e non del genere. L’Uomo Senza Nome, l’antieroe silenzioso di Clint diviene presto mito. Come già i capolavori di Akira Kurosawa, gli spaghetti western del regista nostrano hanno poi fatto scuola, anche grazie alle interpretazioni del pistolero biondo Clint. Senza Leone ed Eastwood, ad esempio, Quentin Tarantino non sarebbe Quentin Tarantino.

L’ispettore Callaghan e la 44 Magnum

Dopo l’avventura europea, Eastwood torna negli States e crea la sua casa di produzione Malpaso Productions.

Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70 ottiene alcuni ruoli secondari, prima di dar vita ad un altro personaggio simbolico: l’ispettore Callaghan. Armato della sua 44 Magnum, “Dirty Harry” segna una svolta nel genere poliziesco. La storia dell’ispettore di polizia di San Francisco, ispirata alle vicende del serial killer Zodiac, suscita non poche polemiche per l’atteggiamento quasi fascista del protagonista, ma non arresta il successo del suo interprete. Nel 1971 Eastwood esordisce anche alla regia, con il thriller Brivido nella notte.

È solo l’inizio: nel corso degli anni ’70, Clint dirige altre 5 pellicole e recita in 16 film, diretto da cineasti del calibro di Michael Cimino e Don Siegel.

Regista da Oscar con Gli spietati

Nel corso degli anni ’80 la produzione artistica di Eastwood prosegue senza sosta, ma è nel decennio successivo che arriva la definitiva consacrazione del regista americano. Nel 1992 dirige il cupo western Gli Spietati, per il quale si aggiudica gli ambiti Premi Oscar nelle categorie Miglior Film e Miglior Regia. Il 1995 porta in dote un altro Oscar, stavolta quello alla memoria “Irving G.

Thalberg”. Nello stesso anno fa uscire nelle sale anche I ponti di Madison County, una delle sue pellicole più celebri, nella quale è regista e co-protagonista con Meryl Streep.

L’apice della carriera: Million Dollar Baby

Con l’arrivo del nuovo millennio, Eastwood osa sempre di più con la sua cinepresa e tira fuori alcuni capolavori come fossero conigli da un cilindro. La critica e il pubblico rimangono colpiti dal thriller Mystic River (2003), per il quale arrivano 6 nomination agli Oscar e due statuette (miglior attore protagonista e non protagonista, rispettivamente, a Sean Penn e Tim Robbins). La passione musicale non lo abbandonerà mai, come dimostra il fatto che sia lo stesso Eastwood a curare la colonna sonora del film, e non sarà l’ultima volta.

L’anno successivo, Eastwood commuove tutti con lo straziante Million Dollar Baby e si aggiudica, per la seconda volta in carriera, l’Oscar per la miglior regia e per il miglior film (altre due statuette vanno agli attori Hilary Swank e Morgan Freeman).

La passione per le biografie: da Mandela a Hoover

Nel 2008 ritorna al successo con Gran Torino, nel quale interpreta un polacco razzista reduce della Guerra di Corea, che gli vale il David di Donatello come miglior film straniero.

La fame artistica del cowboy più famoso d’America sembra non avere limite. Negli anni successivi continua ad alzare l’asticella, a spingersi sempre oltre. Da questo fuoco interiore nascono altre iconiche pellicole, come Changeling (2008) con Angelina Jolie; Invictus (2009), biopic su Nelson Mandela, con protagonisti Morgan Freeman e Matt Damon. Del 2009 è anche J. Edgar, nel quale Leonardo Di Caprio interpreta l’ex direttore dell’FBI John Edgar Hoover. Nel 2014 dirige American Sniper e nel 2016 Sully, entrambi basati su reali vicende della storia americana recente. Nel 2018 torna a dirigere se stesso in The Mule, nel quale interpreta un involontario corriere di droga tra Usa e Messico.

Clint Eastwood antieroe d’America

L’ultima fatica risale allo scorso anno e si intitola Richard Jewell. Ancora una volta, il regista va a pescare nella storia americana il soggetto per le sue opere d’arte. Qui Eastwood racconta la vicenda della guardia di sicurezza che nel 1996 evitò l’esplosione di una bomba alle Olimpiadi di Atlanta, salvo venir poi sospettato dalla stampa e dall’FBI di essere il terrorista ricercato.

Politicamente, Eastwood si può definire un Repubblicano atipico: progressista sui temi etici, conservatore su tanti altri aspetti. Ma le etichette, a certi uomini, staranno sempre strette.

Uomini come Clint Eastwood, che compie 90 anni, eppure non mostra alcuna intenzione di fermarsi. Partito dal nulla, armato solo di una cinepresa e di un’inarrestabile curiosità, Eastwood ha interpretato e raccontato gli Usa attraverso i suoi antieroi, trasformandosi inevitabilmente in uno di essi. Con e senza cappello, Clint Eastwood è e sarà sempre una leggendaria espressione dell’America nuda e cruda.