Antonio Pappalardo, già generale dei Carabinieri, guida la protesta dei Gilet arancioni a Milano, violando le norme anti-covid

Hanno destato molto scalpore le immagini di ieri, sabato 30 maggio, provenienti da piazza del Duomo a Milano. Centinaia di persone con indosso un gilet arancione hanno dato vita al più grande assembramento dall’inizio della pandemia in Italia, senza rispetto per le basilari norme di sicurezza come la distanza e l’uso della mascherina. Ad arringare la folla con slogan contro il governo Conte è Antonio Pappalardo, generale in congedo dell’Arma dei Carabinieri da 60mila follower su Facebook e già protagonista in passato di appariscenti proteste.

Chi è Antonio Pappalardo

Antonio Pappalardo nasce a Palermo nel 1946.

Nel corso della sua lunga carriera, ha raggiunto un alto grado nell’Arma, ed è stato anche sindacalista e parlamentare. Poi ha deciso di intraprendere la via della protesta tra piazza e social, facendosi portavoce del malcontento popolare in più occasioni. Figlio di un brigadiere, entra nell’Arma dei Carabinieri fino a raggiungere il grado di generale di brigata. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, nel 1981 fa il suo ingresso nel Consiglio Centrale di Rappresentanza delle Forze Armate (Cocer). 10 anni dopo ne assumerà la presidenza.

Pappalardo sente in quegli anni anche il richiamo della politica, e nel ’92 si candida con il Psdi e viene eletto deputato indipendente. Passa solo un anno e Pappalardo decide di fondare il suo primo movimento, Solidarietà democratica, e tenta senza successo di farsi eleggere sindaco a Pomezia.

Dalla politica alle proteste di piazza

Passano pochi mesi e la bruciante sconfitta sembra dimenticata: il 6 maggio ’93 Carlo Azeglio Ciampi lo nomina sottosegretario alle Finanze del governo tecnico di transizione appena insediatosi dopo lo scandalo Tangentopoli. La prossima grana è però dietro l’angolo: perde il posto solo 2 settimane dopo, per una condanna ad 8 mesi di reclusione.

La sentenza, emessa dal tribunale militare, è per il reato di diffamazione (ai danni del Comandante generale dei Carabinieri), ma nel dicembre del 1997 la Cassazione annullerà la condanna. Pappalardo non molla e si ricandida, prima a Roma e poi alle Europee del ’94, come indipendente nelle liste di Alleanza Nazionale, con scarsi risultati. Un altro buco nell’acqua politico lo attende nel 2011, quando tenta invano di farsi eleggere sindaco nella sua Palermo.

Nel nuovo millennio Pappalardo raggiunge il grado di generale di brigata (2000) e si reinventa nelle proteste di piazza.

Dai Forconi ai Gilet Arancioni

Dal movimento dei Forconi, guida poi la rivolta dei Tir del 2011 e nel 2016 fonda il Movimento Liberazione Italia. L’anno successivo, con il MLI, guida una marcia nella Capitale per chiedere lo scioglimento del Parlamento, ritenuto “abusivo”, e la restituzione del potere al popolo sovrano. Infine, l’ultima protesta lo vede protagonista come capo dei cosiddetti gilet arancioni, che riprendono il simbolo del grande movimento di protesta francese dei gilet gialli. Ieri 30 maggio il generale in pensione, vestito con un’appariscente completo arancione, ha radunato a Milano centinaia di persone per protestare contro la gestione dell’emergenza coronavirus del governo Conte.

Identificato dalla polizia, Agi scrive che Pappalardo riceverà una denuncia per la violazione delle norme anti-contagio previste dal Dpcm del 17 maggio. Intanto, il leader arancione guarda già alla prossima manifestazione nazionale, prevista per il 2 giugno in Piazza del Popolo a Roma.