Paolo Borzacchiello e Luca Mazzilli abbracciati

Alzi la mano chi non è rimasto affascinato, almeno una volta, dalla possibilità di sapere cosa succederà nel proprio futuro. Tarocchi, oroscopi e varie leggi di attrazione promettono di svelarci, almeno in parte, cosa capiterà o quale decisione dovremmo prendere per avere successo.

Ti piacerebbe veramente un mondo in cui sai già tutto? Un mondo senza nessuna incertezza, nessun brivido, nessun rischio? Un mondo in cui sai cosa pensano gli altri, prima che tu glielo possa chiedere?

Da queste domande sono partita a studiare HCE (Human Connections Engineering – Scienza che studia le interazioni umane) prima di incontrare uno dei suoi fondatori, Paolo Borzacchiello (co-fondatore insieme a Luca Mazzilli).

HCE è un modello che promette di semplificare le interazione fra le persone. Studia tutte le variabili presenti: il contesto, la comunicazione comportamentale e non verbale, l’ambiente, il linguaggio e le emozioni, e ci dice cosa fare in ogni situazione. Ecco, studiare tutto questo e poi ricordarsi anche quello che vogliamo dire non deve essere semplice, ma se assicura la comprensione fra noi e gli altri (immagina: niente più bugie, né litigi, né separazioni) l’impegno sarà ripagato alla grande.

Paolo Borzacchiello mentre parla a volte incanta, altre esorta a mettere in discussione quello in cui credi. Questa è stata una di quelle volte. Certo, parlare con una persona che quando ti guarda sa, o dice di sapere, cosa pensi, quali emozioni provi e come indirizzare l’interazione, non è semplice a prescindere, ma se ti fai influenzare da questo presupposto vuol dire che sei disposto a credere che proprio questo presupposto sia vero.

HCE, la scienza che ci spiega chi siamo

Quando ho parlato per la prima volta con lui di HCE ho vissuto una lotta intestina, come l’ho chiamata più volte durante l’intervista.

Amo la comunicazione e ho dedicato buona parte della mia vita a studiare e a insegnare agli altri a comunicare, con se stessi in primis, in modo consapevole e virtuoso. Ridurre le interazioni a mera meccanica mi ha colpito dritto al cuore. Proprio il cuore, sede metaforica delle emozioni, e allora loro che fine fanno? Se è tutta tecnica e strategia che fine fa il coraggio di prendersi dei rischi con gli altri?

Che fine fa la poesia e la sincerità dei rapporti umani? Questi i miei scetticismi all’inizio di questa lunga chiacchierata. 

Mi è subito parsa chiara, invece, l’ottima opportunità in ambito business, negli affari saper indirizzare a proprio vantaggio una trattativa è quasi troppo bello per essere vero. 

Ho capito solo dopo un po’ di tempo il significato di quello che Paolo contrapponeva ad ogni mia domanda sull’etica: HCE spiega cosa succede, non fa succedere. Che ci piaccia o no siamo influenzati da tantissimi elementi, consci o meno, quando interagiamo, lo siamo noi e lo sono gli altri.  
La prima cosa bella che mi ha detto è che HCE è una promessa e che niente sarà più come prima.


Mi piace la parola promessa perché indica che qualcuno si prende un impegno, che vuole mantenerlo e che c’è fiducia.

Per prevedere il futuro ecco cosa devi guardare

HCE: le 5 intelligenze

È possibile predire il futuro?

La risposta è sì, provocatoriamente, alcuni tipi di futuro sì. L’esito delle interazioni umane è possibile predirlo con una ragionevolissima certezza, salvo gli imprevisti imponderabili.

Quali sono gli imprevisti imponderabili?

È possibile prevedere il futuro, perché conoscendo il modo in cui le variabili che ci circondano influenzano il tuo cervello, il tuo corpo, i tuoi pensieri, io posso chiaramente sapere in anticipo che tipo di direzione prenderà l’interazione che stiamo avendo in questo momento.

L’essere umano in sé è prevedibile al 98,9%. 

Ci sono poi cose imponderabili che riguardano elementi non tipici dell’interazione. Quello che non posso prevedere sono gli agenti esterni, cioè mi suona il telefono e qualcuno mi dice che la mia città è stata messa in quarantena, io questa cosa non la posso prevedere (questa intervista è stata registrata il giorno prima della chiusura della città di Paolo e di tutta la Lombardia… aveva previsto anche questo?) e quindi porterebbe ad un finale diverso da quello che io ho pianificato.

Storia di Paolo Borzacchiello su Instagram in cui afferma che con HCE è possibile predire il futuro
Storia di Paolo Borzacchiello su Instagram

Che differenza c’è fra realtà e verità?

Ogni cosa è reale, non tutte le cose sono vere.

Se io oggi dicessi che Milano è piena di gente, questa frase è reale, perché l’ho detta e quindi produce pensieri; non è vera perché basta andare per la strada per rendersi conto che non è così.

Quindi la realtà è letterale?

La realtà è terribilmente letterale.

Qui c’è un superamento logico complesso: c’è un passaggio in cui c’è un discrimine tra realtà e verità, l’altro passaggio è che poi la realtà diventa comunque vera sempre.

Se io ti ripeto che Milano è piena di gente un po’ di volte, il tuo cervello comincia ad andare in giro e vedere più gente rispetto a quella che c’è e quindi comincia a diventare vero quello che prima era semplicemente reale.

Ha a che fare col concetto di focus?

Ha a che fare con il superamento del termine percezione. Noi veniamo da un mondo, quello della PNL (Programmazione Neouro Linguistica), in cui si dice che la mappa non è il territorio, per cui c’è la realtà e c’è la percezione della realtà.

Che è un errore concettuale clamoroso.

La mappa è il territorio

Quando ho scoperto, molti anni fa, “la mappa non è il territorio”, uno dei paradigmi della PNL, è stato per me un concetto illuminante, sapere che la realtà esterna (il territorio) è una e che quello che cambia è la nostra interpretazione della realtà (la mappa) e che ognuno di noi ha la propria basata sui propri filtri, sui propri valori e sulle proprie esperienze, è stata una conquista che mi ha permesso di sospendere il giudizio sui comportamenti degli altri: una persona che non si comporta come “si dovrebbe comportare secondo me” è solo una persona che ha un altro “modello del mondo” ed entrambi abbiamo il diritto di vivere il nostro modello o di cambiare l’interpretazione qualora questa non fosse più funzionale per noi.

Adesso Paolo mi dice che quello in cui credevo non è corretto e può essere a volte pericoloso. Mi spiega che tutti noi possiamo cambiare il nostro punto di vista, ma ci sono cose che sono oggettive e riguardano la realtà.

Se io ti faccio vedere una parete rossa, tu puoi dirmi che il colore a te piace o no, questo è il tuo gusto personale, ma il fatto che questa parete rossa modifichi il tuo battito cardiaco (processo fisiologico), e che il tuo cervello cominci ad andare a capire come mai il tuo battito cardiaco si è alterato e ne sperimenta un’emozione (processo cognitivo) questa non è mappa, questo è reale.

 

Intelligenza ambientale
HCE University di Pavia

Paolo continua spiegandomi che noi interpretiamo la fisiologia, se lo stesso numero di battiti cardiaci è in seguito ad un film horror allora quel battito è interpretato dal nostro cervello come paura, se è di fronte ad una scena di sesso allora l’interpretazione sarà eccitazione, ma l’elemento fisico è sempre lo stesso: l’aumento del battito cardiaco.

Mi spiega che se prendiamo per vero che esiste un solo territorio e tante interpretazioni allora lui dovrebbe interagire con la mia interpretazione, che non può sapere a meno che non gliela dica io, e non con l’ambiente fisico. Se lui sa, osservando il mio respiro, il mio battito di ciglia, il mio linguaggio e così via che ho in corpo, ad esempio, una buona dose di cortisolo (o più semplicemente detto ormone dello stress), può invece di interpretare la mia realtà, basarsi sulla scienza e farmi accomodare su una poltrona morbida, perché questa provocherà in me (e in ogni altro essere umano allo stesso modo) una certa reazione fisiologica, che se gesticola con movimenti aperti vedrà in me un’altra reazione fisiologica e psicologica, e tutto questo non può essere interpretazione, ma è una reazione neurofisiologica scientificamente misurabile.

Da cosa nascono le incomprensioni tra le persone

Che cos’è HCE?

È lo studio rigoroso e scientifico, in un mondo fuffarolo, di come le variabili influenzano le interazioni umane. È la scienza che studia le variabili in azione. 

Avete un istituto di ricerca?

Sì, noi all’inizio ci siamo basati su studi altrui, soprattutto neuroscienze, e adesso continuiamo a sperimentare ipotesi e il nostro modello sarà sempre open, perché se scopriamo delle cose nuove le divulghiamo.

Il centro ha come compito quello di teorizzare nuove ipotesi sulla base di studi che abbiamo già fatto e verificarne la pregnanza, l’esistenza e la sussistenza. Stiamo anche collaborando con realtà mediche per sapere come queste variabili possono influire sulla salute delle persone. È diretto da Laura Pirotta, psciologa, neuroricercatrice e divulgatrice, poi abbiamo Michele Grotto che si occupa della ricerca fisica e poi ci siamo io e Luca che siamo le menti di HCE.

Da cosa nascono le incomprensioni nelle interazioni umane?

Due anni fa ti avrei risposto da mappe diverse, adesso ti rispondo da ignoranza… sul modo in cui il corpo umano e il cervello funzionano.

Quindi tu e Luca non litigate mai?

Non mi ricordo di aver litigato con Luca.

Come parlate tu e Luca?

Noi parliamo in modo simpatico, secondo me, abbiamo a volte espresso punti di vista anche molto diversi, perché abbiamo due caratteri e due approcci molto diversi, e abbiamo avuto degli scazzi, che però si risolvono in chiarimenti. È praticamente il matrimonio perfetto.

È difficile litigare se conosci le persone, quando litighi è perché ti dimentichi di quello che sei e di quello che sai fare.

Ok, per chi ha le tue conoscenze, per le persone che non le hanno da cosa nascono le incomprensioni?

Possono nascere o da false idee che abbiamo in testa, dalla pretesa che il proprio mondo sia anche il mondo degli altri e da difetti del cervello che abbiamo e che non si possono risolvere, si possono solo capire.

Da comunicazione a interazione: il libero arbitrio non esiste

A che punto eravamo nella comunicazione prima di HCE, da comunicazione si passa a interazione: 

Mentre il campo della comunicazione vive nel mondo del problematico, tutto da verificare, capire, interpretare. Qui parliamo di dati.

Nella tua testa sai che comunicazione è uno scambio di messaggi fra me e te. Ora, se io ho in testa questo concetto, succede che il mio cervello si concentra sul passaggio del messaggio tra me e te e questo è limitante. L’interazione è lo scambio costante e continuo di tutte le variabili presenti in un contesto. Funzionano tutte contemporaneamente. Se io so che il colore complessivo dell’ambiente, fra pareti, tavolo, oggetti potrebbe farti rilassare un po’ troppo e farti calare l’attenzione, ad esempio i colori bianchi sono da evitare quando vuoi favorire la produttività, perché aumentano il numero di errori, quindi cosa faccio: aumento il tono di voce, ogni tanto picchietto il tavolo per produrre un suono, ogni tanto vengo in avanti verso di te per stimolare la tua attenzione, so che cosa sta succedendo e quindi a livello di interazione io comprendo cose che il 99% delle persone ignora bellamente.

Dove sta quindi il mio libero arbitrio?

Il libero arbitrio non esite.

Quindi per te è già tutto programmato?

Eh sì. 

Quindi le persone non prendono decisioni?

Non completamente.

Quindi quando tu mi hai chiesto l’intervista sapevi già che ti avrei detto sì?

Se tu mi avessi rifiutato l’intervista avrebbe significato che io in qualche modo ho sbagliato qualcosa.

Così tu non prendi mai in considerazione il tuo interlocutore? Dipende sempre tutto da te:

Il libero arbitrio non c’è per definizione, perché se tu non avessi accettato l’intervista avresti preso questa decisione sulla base di paradigmi pre-esistenti. 

Le interazioni dipendono da me e anche dall’altra persona perché io non so che idee ha in testa, che educazione ha avuto, queste cose qua non le posso sapere, quindi c’è una parte che è legata all’altro, che però non è libero arbitrio, perché se tu fai una cosa sulla base di schemi precedenti sei stata comunque pre-condizionata, non da me ma da qualcun altro.

Questo è il mio senso alla mancanza di libero arbitrio.

Quindi, io non so che tipo di concetti hai in testa, non so cosa hai fatto questa mattina, magari hai avuto una notizia particolare e vieni qua piena di cortisolo (preferivo un esempio con la serotonina – semplicemente detto ormone della felicità – per una volta) e quindi non dipende da me, dipende da me accorgermene ed è molto facile, perché basta prendere una baseline di come respiri o di quante volte sbatti gli occhi e io so se hai più ormoni dello stress o meno in corpo.

E se mi accorgo che hai cortisolo userò con te parole più morbide e quindi riesco quantomeno a essere forte protagonista dell’interazione.

Questo per quanto riguarda le interazioni di persona, per le interazioni filtrate, come possono essere quella sui social o quelle dei messaggi?

Si riduce la quantità di variabili di cui io ho conoscenze. Si riduce leggermente. Se uno scrive abbastanza si può capire da spazi, frasi, parole, analisi semantica, ecc. Poi posso agire su di me: so che se rispondo ad una mail seduto su una poltrona morbida avrò un tasso di efficacia di un certo tipo, se devo scrivere la mail business e mi siedo bene, con la schiena retta e una bella camicia sullo stesso tipo di poltrona so che scriverò in maniera diversa e interpreterò il messaggio dell’altro in maniera diversa.

Quante intelligenze abbiamo

Quali sono le differenze fra l’intelligenza emotiva classica e quella di HCE?

Sono soprattutto nel metodo di esporre i concetti e di scientificità. Nel senso che molto spesso l’intelligenza emotiva è ridotta a mettersi nei panni degli altri, che non credo sia un’eccellente idea, perché non mi permette di avere quella lucidità di pensiero per poter aiutare l’altra persona.

Come posso aiutarti se io sto male come te?

Laddove non è “mettersi nei tuoi panni” ma è comprendere:

Allora si chiama empatia cognitiva, cioè io verifico che tu sei triste, elaboro i motivi per cui lo sei e faccio le cose per farti stare bene, allora questa è empatia cognitiva comportamentale. Bellissima, magica, il problema dell’empatia è che fa fare agli essere umani delle stronzate clamorose.

Ti cito un esempio che c’è sul libro di Paul Bloom “Contro l’empatia”: mettiamo che al telegiornale  mandino un appello per una povera bambina malata che ha bisogno di cure e rappresenta lo stereotipo della bimba che ha bisogno di protezione per noi occidentali: biondina, carina e piccolina.

Questa bambina ottiene donazioni per 10 mln di dollari, figo! Se io dovessi dirti adesso: sai che con 10 milioni invece di salvare una bambina ne avresti potuti salvare 1000? 

Dov’è il libero arbitrio? Che se fosse stata nera non glieli avresti dati: discorso molto cinico e terribilmente autentico, perché è così e chi dice di no, mente!

Quando tu parli con una persona che conosci la “studi” ogni volta o ti basi anche sul tipo di conoscenza che tu hai su di lei?

Adesso sì, ogni volta che incontro una persona è reset, non sto a pensare alle etichette, concetti veicolati in tanti corsi, questo concetto è fortemente limitante. Perché io che studio HCE so che ad esempio il tuo modo di parlare oggi potrebbe essere influenzato ad ormoni legati alle notizie che hai letto, il colore delle pareti, la forma del tavolo e tantissime altre cose e la prossima volta saranno di sicuro diverse e quindi la prossima volta ti riascolterò come se fosse la prima volta. Questo per me è il modo più bello di interagire con le persone, dà un valore all’interazione straordinario.

In un mondo che vive di etichette io ti dico: “Prenditi la briga di ascoltare la persona come se fosse la prima volta, con la stessa curiosità e con lo stesso piacere di scoprire”, è bellissimo ed etico. È sicuramente più facile etichettare. Perché quegli approcci lì vendono? Perché sono facili da imparare: “Ti ha risposto così, allora è un cliente rosso…”, ma che ne sai se ti ha risposto così perché quella mattina è successo qualcosa? Come si può etichettare una persona, io impazzisco su questa roba!

HCE University

HCE è anche un libro, che uscirà a giugno e che sarà anticipato da un lancio in edicola.

Qual è il rischio di divulgare in un libro, che può andare in mano a chiunque, concetti così importanti: 

Il rischio molto forte è che il mondo cominci a funzionare meglio. 

Il nostro scopo è mettere insieme una serie di strumenti sul portale My HCE su cui le persone potranno fare la loro formazione free, in maniera ridotta ovviamente. Ci sarà poi il libro, l’enciclopedia, tutta la nostra attività di divulgazione e quindi se tante persone hanno gli strumenti giusti sarà più facile capire se dall’altra parte c’è etica e se l’altro vuole farmi star bene o no e prendere provvedimenti per non farmi manipolare; lo vedo come uno strumento di grande libertà: la conoscenza rende liberi.

Aula della HCE University di Pavia
HCE University di Pavia

Hai scritto su Instagram questa frase: “Le parole che usiamo in modo inconscio ci dicono da dove veniamo, le parole che scegliamo di usare invece ci dicono dove vogliamo andare”:

Le parole che tu dici in modo inconscio e che usi parlano di te e delle tue architetture mentali.
Attraverso una riscrittura del linguaggio tu puoi condizionare il cervello a muoversi in un modo diverso. Esempio: se qualcuno vuole essere più tranquillo e rilassato (dove vuole andare), per esserlo deve usare determinate parole ed evitarne altre, perché l’uso di certe parole fa stare poco bene, invece altre attivano nel cervello idee che producono ormoni che porterebbero la persona ad essere più tranquilla e rilassata.

Come prendere decisioni importanti

Dici che gli uomini importanti prendono solo decisioni importanti:

Secondo le ultime ricerche noi abbiamo una capacità decisionale limitata e ogni tipo di decisione che noi prendiamo consuma energia. Parlo di tutte le decisioni che prendiamo senza saperlo: alzarsi, bere il caffè, con quale mano pettinarsi, ecc.

Il cervello è strutturato per creare abitudini appena può, proprio perché la capacità di decidere è come una batteria che si esaurisce.

Quindi, se io spreco questa energia a prendere decisioni che non sono così significative, poi non ho più energia per prendere decisioni importanti. Tanti uomini famosi che devono prendere decisioni importanti, magari per le sorti del pianeta, si vestono sempre uguale perché anche decidere cosa mettersi al mattino può essere uno spreco di energia. Poi dipende sempre da quante altre scelte devi prendere nella vita. 

HCE si basa su 5 intelligenze e un modello per ogni intelligenza, ogni modello ha 5 aree, ogni area ha 3 aspetti, ogni aspetto ha numerosi strumenti; poi mi dici che tutto questo semplifica le interazioni: devo tenere a mente un sacco di cose:

Sì, all’inizio devi studiare.

 HCE è un approccio sicuramente più impegnativo di altri, che richiede molto studio. Per questo abbiamo deciso di pubblicare il libro e renderlo fruibile e accessibile, perché è un progresso, non vai a studiare subito tutto. Quindi, all’inizio è più impegnativo di altri approcci. Poi, per esperienza diretta delle persone che frequentano i nostri corsi, ci arrivi in automatico, perché le variabili più pregnanti sono abbastanza contabili. C’è una parte su cui la persona deve fare pratica.

 

HCE University

Come influenzare l’esito di ogni interazione con gli altri

HCE significa riuscire ad influenzare l’esito di ogni interazione umana. È veramente così? Tu riesci ad influenzare il 100% delle tue interazioni?

Mi piace pensare di sì. In un tempo medio lungo ho il potere di fare andare l’interazione in linea con i miei desideri, che dovrebbero, per un discorso di etica, corrispondere anche ai tuoi.

Tu sei sempre molto controllato nei tuoi comportamenti?

Adesso non tanto, lo sono stato sicuramente. All’inizio sapevo che fare una certa cosa o muovermi in un certo modo avrebbe prodotto risultati e quindi ci stavo attento, adesso mi viene naturale.

Per HCE le interazioni umane sono meccaniche?

C’è una parte meccanica e un’altra valoriale e di cuore, che ha a che fare con l’intenzione, con il voler creare qualcosa di bello e di buono. 

Questo però è personale. Tu puoi avere quei valori e volere qualcosa di buono e mettere l’altra persona al centro per allineare i valori e quindi l’interazione. Se la scienza è scienza e l’interazione meccanica, la si può usare in qualsiasi modo:

Sì. L’interazione in sé è molto meccanica. Non è che HCE rende le interazioni meccaniche, semplicemente lo svela.

Noi stiamo agendo in modo molto meccanico: tu hai degli ormoni, respiri in un determinato modo, tutta roba molto meccanica. Io semplicemente mi rendo conto di cosa sta capitando perché so cosa guardare.

È sempre bello guardare questo? 

No. Il tema fondamentale del Super Senso (secondo capitolo della trilogia di libri de “Il Signore delle Menti“) a volte la beata ignoranza renderebbe la vita un po’ più rilassata. Poi, imparando queste cose, nel complesso stai più rilassato e tranquillo perché sei meno in balia degli altri, sei più centrato su te stesso.

Tutto quello che mi hai detto a livello business è fantastico.

A livello personale e relazionale, per me, è meno facile accettarlo: non si perde un po’ di poesia e spontaneità?

Sì, all’inizio sì. Cos’è la spontaneità? Fare qualcosa senza pensarci tanto. Ogni atto che tu fai spontaneamente è stato prima in qualche maniera precedentemente elaborato. Abbracciare spontaneamente qualcuno è perché da piccola ti hanno insegnato che la manifestazione d’affetto tra essere umani è quella.

Se una persona, all’inizio della pratica di HCE, interagisce con un’altra e questa si accorge che sta usando delle tecniche, può avere una sensazione non bella:

Io penso sempre che sia una questione di intenti.

Il discrimine è chiedersi “perché lo sta facendo?” Se è per il bene dell’altro e non ci guadagna nulla allora è bene lo stesso.

Esercizi per allenarsi a essere felici

Dai ai nostri lettori degli esercizi per ogni obiettivo:


Allenarsi a prendere decisioni:

Da un lato stabilire quali scelte si possono evitare durante una giornata. Esempio: questa settimana decido di mangiare insalata. Dall’altro lato allenarsi a prendere decisioni in modo molto rapido. Esempio: devo decidere dove andare a mangiare, mi do 30 secondi per decidere. Perché avere un tempo fisico ti evita di procrastinare.

Usare le parole potenzianti:

Farti ogni giorno un elenco di 2 o 3 parole belle e insistere deliberatamente ad utilizzarle, deliberatamente oggi la uso 50 volte, anche in contesti completamente diversi.

Essere più empatici:

Usare spesso la seconda persona singolare in tutte le sue forme: tu, per te, ecc. perché se usi più spesso la seconda persona usi meno la prima, quindi sei meno io e più tu.



Scoprire HCE è stato per me un percorso all’interno delle mie paure e degli ostacoli che avevo in testa. Paure legate alla manipolazione. Lavorando nelle news quasi ogni giorno leggo storie di plagio psicologico che troppo spesso terminano in cronaca. Il mio pensiero va soprattutto alla violenza sulle donne, a Tiziana Cantone e a tutte quelle persone che si sono trovate indifese davanti a chi si è preso gioco delle loro debolezze.

Ragionando su HCE ho cambiato i miei pensieri: ho iniziato l’intervista pensando che dare in mano a tutti questi strumenti sarebbe stato pericoloso; ho terminato questo articolo pensando che se le vittime avessero avuto più conoscenze su come funziona il cervello umano, con molta probabilità, non sarebbero state vittime.

Borzacchiello, con il suo atteggiamento sfidante e a volte per nulla semplice con cui confrontarsi, mi ha messo di fronte a pensieri che neppure io sapevo d’avere.

Una delle cose più illuminanti che mi ha ripetuto è che HCE è un viaggio che fai all’interno delle interazioni umane e che spesso parte proprio dalle interazioni che ognuno di noi ha con se stesso.

Aveva ragione quando mi chiedeva di cosa avessi paura. Io allora non lo sapevo, non mi sembrava di avere paura, ora so che l’avevo. HCE ti dà gli strumenti per capire meglio sia te sia gli altri. Ora so che la sincerità che mettiamo in campo è sempre una scelta, non dipende dalle cose che sai, ma da chi vuoi essere.

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