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Due le notizie nella giornata di oggi concernenti il drammatico incidente avvenuto in Corso Francia la notte del 21 dicembre 2019 e dove persero la vita le giovani 16enni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. L’8 luglio si sarebbe dovuto tenere il processo contro Pietro Genovese, figlio del regista e accusato di omicidio plurimo stradale. Gli avvocati della difesa, però, hanno fatto richiesta di un’altra formula. Dall’altro lato, è stata diffusa la consulenza richiesta dalla famiglia di Camilla, dalla quale emergerebbe una chiara colpa nell’incidente.

Omicidio stradale o concorso di colpa?

Sono queste le due teorie che in questi mesi hanno accompagnato la vicenda di Gaia e Camilla, giovani 16enni morte mentre attraversavano la strada a tarda sera, in Corso Francia a Roma. A investirle, Pietro Genovese, che subito si era detto “sconvolto e devastato dall’accaduto. Da lì, maxi-perizie, analisi di dati, testimoni e quant’altro potesse aiutare a far luce su quanto accaduto.

Si è cercato di capire, infatti, di chi fosse effettivamente la colpa: solo di Pietro Genovese, che al momento dell’impatto pare fosse al cellulare? Oppure si tratta di concorso di colpa, in quanto le giovani avrebbero attraversato lontano dalle strisce?

Per la consulenza, la colpa è di Genovese

Il dubbio sarà la base del processo e delle diverse posizioni tra le parti. I pm hanno richiesto il giudizio immediato per Pietro Genovese, ma oggi i legali hanno avanzato la richiesta di procedere con rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna. Sempre oggi, però, è stato anche diffuso parte del testo della consulenza depositata dall’avvocato Cesare Piraino, della famiglia Romagnoli.

Nello stesso, stando alle parole riportate da Adnkronos, viene scritto a chiare lettere che l’incidente “era pienamente prevedibile ed evitabile.

La sua causa è da imputare esclusivamente in termini di colpa a Pietro Genovese“.

La ricostruzione dell’incidente

Stando alle analisi dei periti della famiglia, infatti, la tragedia si sarebbe potuta evitare: “vi erano ampi margini di arresto in tempo anche con velocità significativamente superiore al limite esigibile“. Così non è stato, perchè “Genovese procedeva a velocità oltre il doppio del normale esigibile per le condizioni a contorno” e inoltre non avrebbe dato precedenza a pedoni che stavano già attraversando.

La perizia ha sottolineato come tutti gli elementi, quali la velocità, il veicolo e le caratteristiche delle giovani, conducano a ritenere che “la posizione del corpo di Camilla Romagnoli può derivare solo da un investimento sulle strisce pedonali“.

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