volante dei carabinieri

Veniva tenuto segregato in una stanza in una villetta del sassarese, senza l’accesso a un bagno e senza letto. È la drammatica storia di un 12enne, che è riuscito ad uscire da un incubo che si protraeva da un anno grazie ad una telefonata al 112.

Era stato proprio lui, nel 2019, a chiamare i militari dell’Arma, dicendo di dover contattare sua zia ma di non poter uscire dalla stanza, dov’era rinchiuso, e di non poter chiamare nessun altro perché il telefono dal quale chiamava non aveva la scheda. Genitori e zia sono stati condannati a 8 anni di carcere.

Ha chiamato il 112 per avere aiuto

I militari avevano scoperto grazie alla chiamata che il ragazzo era tenuto rinchiuso nella stanza dai suoi stessi genitori e dalla zia materna. A volte veniva anche picchiato con un tubo di gomma. La reclusione era una forma di punizione, solo uno dei metodi di maltrattamento a cui il piccolo era sottoposto dai parenti. Non appena i militari hanno fatto irruzione nella villetta del sassarese hanno scoperto gli abusi e provveduto ad allontanare il piccolo dalla famiglia.

Madre, padre e zia condannati a 8 anni

Madre, padre e zia materna sono stati arrestati e non avrebbero avuto remore ad ammettere di aver usato i metodi punitivi descritti dal giovane (12enne all’epoca dei fatti). I genitori hanno fatto richiesta di patteggiamento, ma è stata respinta: sono stati dunque processati con rito abbreviato e condannati dal Gip Marco Contu del Tribunale di Tempio ad 8 anni di carcere, ad una provvisionale di 100mila euro ed alla revoca della patria potestà.

I Pm avevano chiesto 15 anni

Ben maggiore era stata la pena richiesta dai Pm per i 3, ovvero una condanna a 12 anni per il reato di sequestro di minore, e ulteriori 3 anni per i maltrattamenti.

In tutto sarebbero stati 15 anni, che sarebbero diventati circa 10 per via del rito abbreviato.