Dopo il caso del manager in Veneto, il ministro Speranza valuta proposta di Zaia su Tso per malati coronavirus

Sulla proposta di Luca Zaia di istituire il Tso per chi risulta positivo al coronavirus e rifiuta le cure si dibatte da alcuni giorni. Il governatore del Veneto ha infatti avanzato l’idea (arrivando perfino a proporre il carcere nei casi più estremi), per gli irresponsabili che non rispettano le norme di sicurezza, come il manager vicentino ora in terapia intensiva. E mentre il ministro della Salute Roberto Speranza valuta la possibilità di rendere effettivo il Tso coatto, interviene sulla vicenda anche il figlio del manager “untore”. “Ha ragione Zaia, mio padre ha sbagliato”.

Il figlio del manager: “Curarsi è un dovere”

Non usa mezzi termini, il figlio 40enne del dirigente dell’azienda Laserjet di Pojana Maggiore (Vicenza). Raggiunto dal Corriere della Sera al telefono, l’uomo ha dichiarato: “Ha ragione il governatore Luca Zaia. Curarsi è un dovere nei confronti della comunità, non si può rischiare di contagiare altre persone”. Suo padre, dopo aver viaggiato tra Veneto e Paesi Balcani, e aver partecipato ad alcune cerimonie pur avendo febbre e sintomi, ora si trova in condizioni critiche. Lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Vicenza, ricoverato dal 1° luglio e intubato in terapia intensiva con una polmonite interstiziale.

Negli scorsi giorni tuttavia aveva partecipato, incurante dei sintomi, a un funerale, un compleanno e aveva incontrato amici, colleghi, dipendenti. Il virus ha così ripreso a circolare in Veneto, importato dalla Serbia, dove sarebbe morto il paziente 0 che ha infettato il manager.

Interviene anche il fratello dell'”untore”

Il figlio 40enne confessa: “Al suo comportamento non trovo alcuna giustificazione logica. C’è stata una sottovalutazione del pericolo al quale stava andando incontro. E pensare che papà all’inizio era molto attento a ogni forma di prevenzione.

Ad ogni modo ha sbagliato, e questo non si discute”. Pare inoltre che suo padre si sia pure infastidito quando i medici gli hanno consigliato per alcuni giorni il ricovero, o quando ha dovuto fornire i contatti avuti ultimamente per le indagini epidemiologiche. Sulla vicenda è intervenuto anche il fratello del manager, che gestisce l’azienda di lamiere assieme a lui dal 1980. “Il viaggio d’affari di cui ho letto non esiste, non ha niente a che vedere con gli impegni dell’azienda”.

Si tratterebbe invece di “una trasferta privata”. Con un comunicato stampa, ha poi sottolineato che i protocolli anti-Covid son sempre stati rispettati all’interno delle aziende.

Il ministro Speranza valuta ipotesi Tso

Per quanto famiglia e direzione dell’azienda sembrino prendere le distanze dal comportamento del “paziente 1”, assicurando anche di non aver avuto contatti con lui nelle scorse settimane, su un elemento chiave gli vengono incontro e concordano. Il manager, quando è risultato positivo al Covid il 28 giugno, “È stato riaccompagnato a casa in ambulanza e dal quel momento è sempre rimasto in camera da letto per 4 giorni”.

Non cambia tuttavia la proposta di Zaia sul Tso per i pazienti che rifiutano le cure, mettendo a rischio la comunità. Anche Roberto Speranza, come dichiarato a Repubblica, sta valutando questa opzione. Ma il ministro della Salute ricorda anche che: “il mio giudizio su come si sono comportati gli italiani in questa crisi è positivo”. Poi ha sottolineato il ruolo della persuasione, per “far capire a tutti che finché il virus sarà attivo dovremo rispettare le regole: mascherina, distanziamento, igiene”.

Approfondisci:

Tutto sul coronavirus

Vicenza, con la febbre va a compleanni e funerali. Zaia furioso: “Irresponsabile”

Coronavirus in Italia, a rischio il Veneto: il bollettino del 4 luglio