Maria Chindamo, imprenditrice scomparsa

Come un fulmine a ciel sereno, quest’oggi l’avvocato Nicodemo Gentile ha condiviso quella che ha definito un “clamoroso sviluppo” nel caso della scomparsa di Maria Chindamo. La donna, scomparsa il 6 maggio del 2016, è ritenuta uccisa e il suo corpo occultato: un caso simile a quello di Roberta Ragusa, che un anno fa aveva portato anche ad un arresto.

La scomparsa di Maria Chindamo

La sua storia inizia 4 anni fa: imprenditrice di Laureana di Borello, Maria Chindamo quella mattina è stata rapita da qualcuno. A trovare la sua auto abbandonata e con tracce di sangue uno degli operai, che avvisò subito il fratello e da lì iniziarono le indagini.

Le piste più battute riguardarono subito il contesto familiare: negli stessi giorni, un anno prima, il marito Ferdinando Punturiero si era tolto la vita, stando a quanto riferito perché non sopportava la fine del loro matrimonio; una pista che si concluse senza successo.

L’anno scorso, invece, il primo arresto: le indagini portarono a Salvatore Ascone, che stando alle indagini avrebbe gravitato attorno al clan Mancuso, proprietari della tenuta vicino quella della Chindamo.

I primi arresti per la scomparsa di Maria Chindamo

Le indagini dello scorso anno hanno portato infatti all’arresto di Salvatore Ascone per concorso in omicidio: lui e altre due persone infatti avrebbero tagliato le telecamere di sicurezza fuori dalla proprietà di Limbadi (Vibo Valentia), per impedire che il rapimento venisse ripreso. Una tesi che godeva della testimonianza del figlio di un boss, Emanuele Mancuso, divenuto collaboratore di giustiza.

Anche in questo caso però nulla di fatto: il Tribunale del Riesame annullò l’arresto e il caso tornò al punto di partenza.

Almeno fino a ieri.

Il “clamoroso sviluppo” nel caso Chindamo

Nella giornata di ieri l’avvocato della famiglia, Nicodemo Gentile, ha condiviso su Facebook quanto emerso da ulteriori analisi. L’avvocato parla espressamente di “Clamoroso sviluppo nella vicenda Chindamo“. “Sta emergendo che la mattina del 6 maggio 2016, giorno dell’omicidio – scrive Gentile – una golf grigio chiara con a bordo il solo conducente, con tettuccio apribile, cerchi in lega, ammaccatura sul parafango anteriore sx, targa poco decifrabile, con ogni probabilità avrebbe avuto il compito di ‘intercettare, osservare e segnalare gli spostamenti di Maria nel percorso verso la sua tenuta”.

Un dettaglio, questo, che evidenzia ancora di più come la sparizione di Maria Chindamo fosse un operazione coordinata. L’avvocato fornisce i dettagli dei numerosi passaggi dell’auto – “dieci transiti, a salire e scendere” – fin quando non videro l’auto di Maria. Per l’avvocato è un “elemento di fondamentale importanza per la comprensione degli eventi“: la famiglia chiede ancora verità su quanto successo a Maria, affinché non diventi davvero “la nuova” Roberta Ragusa.

Il post dell’avvocato Nicodemo Gentile con la foto dell’auto

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