ambulanza che entra al pronto soccorso per coronavirus

Marcello Gregolin aveva 77 anni: è morto lo scorso 13 luglio per un cancro devastante, scoperto appena un mese prima.

La sua storia ha però un’atroce caratteristica: per ben 5 volte si era recato in ospedale, e l’avevano rimandato a casa. Oggi, la figlia Ilenia, che ha raccontato la sua triste storia al Gazzettino, si chiede se non fosse possibile salvare suo padre, con delle visite mediche diverse o più accurate.

Dolori forti e difficoltà a camminare

Marcello si era recato per la prima volta in ospedale, a Pordenone, con dolori forti a torace e braccia.

Era il 14 aprile: esami del sangue ed elettrocardiogramma sembrano a posto, e l’uomo viene rimandato a casa.

Accade altre 4 volte: il 6 maggio, l’8 maggio, il 21 ed il 30. Alla fine, agli inizi di giugno, Marcello è in condizioni gravi: non riesce a camminare, soffre moltissimo ed un’ambulanza lo porta al pronto soccorso dove la situazione non viene chiarita e l’uomo viene trasferito al policlinico San Giorgio. Lì, gli viene fatta una risonanza a contrasto che mostra l’inferno: ci sono masse in tutto il torace.

Ilenia ha raccontato cosa è accaduto a quel punto: “Qui ci dicono che sono metastasi, diagnosi che sente anche il papà perchè è sulla barella. Viene riportato a Pordenone in Degenza breve. Allora decido di chiedere un consulto privato a uno specialista e grazie a lui gli viene fatto un esame istologico. Il medico di Pordenone dice che la situazione è grave, bisogna riportarlo in unità spinale a Udine”.

Le cure: chirurgia e radioterapia a Udine

Il trasferimento al Santa Maria degli Angeli, a Udiene, avviene solo il 9 giugno: l’uomo viene operato e sottoposto a una tardiva ed inutile radioterapia.

Il 13 luglio Marcello Gregorin muore, divorato dal cancro, nella sua casa. La figlia Ilenia, da quel momento, si chiede se con una diagnosi fatta un paio di mesi prima le cose sarebbero state diverse.