Finanza

Le diverse Italie dei bilanci regionali

L’Italia, hanno sempre detto in molti, non è mai stata realmente unita. E una conferma arriva dai bilanci regionali da cui emergono almeno quattro Italie.
bandiera italia su mare

L’Italia, hanno sempre detto in molti, non è mai stata realmente unita, neanche dopo il 1861. Divisa per secoli, presenta ancora oggi differenze politiche, economiche e culturali. E una conferma arriva dai bilanci regionali, da cui emergono almeno quattro Italie: una prima divisione è quella tra regioni ordinarie e a statuto speciale, con le seconde in una posizione di privilegio, non a caso criticata da molti, e con bilanci decisamente più ricchi.

Ma all’interno di queste due categorie rimane il divario tra Nord e Sud, con le regioni a statuto ordinario del Nord che riescono a investire di più di quelle del Sud in sanità e a renderla una eccellenza.

Quelle a statuto speciale delle Alpi rappresentano invece una sorta di élite nell’èlite, con Valle d’Aosta, Trento e Bolzano che possono spendere ancora di più. Forti di un bilancio arricchito non solo dal privilegio costituzionale, ma anche dal PIL di livello Nordeuropeo. Vediamo di scoprire in quattro punti come le nostre regioni si differenziano.

In quelle alpine la spesa per i dipendenti è 20 volte tanto che in Lombardia

Provincia di Bolzano, Valle d’Aosta e provincia di Trento. Questi in ordine i luoghi migliori per essere dipendenti regionali in Italia, almeno se guardiamo a quanto viene destinato al pagamento del personale.

Si arriva al 22,86% dell’Alto Adige, al 20,94% della Val d’Aosta, e al 20,56% del Trentino.

In coda, con numeri completamente diversi, Lombardia, Veneto e Liguria. Nella regione più popolosa d’Italia, probabilmente anche per ragioni di economia di scala, si riesce a far funzionare la macchina amministrativa destinando meno dell’1% al pagamento degli stipendi. Le percentuali altissime delle regioni autonome alpine in realtà sono dovute al fatto che queste godono di una compartecipazione del gettito delle imposte che consente loro di avere bilanci molto più estesi.

Quello della Provincia di Bolzano, per esempio, è maggiore del bilancio ligure o marchigiano, ovvero di quelli di regioni con una popolazione più del doppio di quella altoatesina. Questo surplus è usato poi evidentemente per assumere e pagare meglio le persone.

bilanci percentuale spesa corrente regioni personale
bilanci percentuale spesa corrente regioni personale
(Fonte: ISTAT rielaborazione Momento Finanza)

Basilicata regione delle consulenze

Del bilancio regionale, in particolare delle spese correnti, fanno parte gli acquisti di beni e servizi, nonostante non ne costituiscano la maggioranza. Si va dalla cancelleria alle mense per i dipendenti, dalle manutenzioni ai canoni e alle utenze. E poi c’è una delle voci più controverse da sempre nel campo della Pubblica Amministrazione, le consulenze, spesso accusate di essere modi per restituire o fare favori ad amici e clienti.

In realtà in media solo l’1,56% di tutti gli acquisti di beni e servizi è utilizzato a questo scopo. Ma si arriva al 13,82% nella piccola Basilicata, dove questa voce è quindi quasi 9 volte più importante che nel resto d’Italia. Seconda l’Emilia Romagna, terza la provincia di Bolzano.

Quasi inesistenti le consulenze invece nelle Marche, in Campania e in Veneto. In questo caso non si vedono grosse differenze tra Nord e Sud. A fronte di Basilicata e Puglia significativamente sopra la media, Campania e Sicilia rimangono decisamente al di sotto.

bilanci percentuale acquisti consulenze beni e servizi
bilanci percentuale acquisti consulenze beni e servizi
(Fonte: ISTAT rielaborazione Momento Finanza)

Il Veneto spende più di tutti in sanità, e si vede

È stata lodata durante l’emergenza coronavirus come la regione che fin da subito ha effettuato più test per poter arginare il virus, tracciando i malati e impedendo i contatti con i sani. Che questi primati c’entrino con un altro primato, ovvero quello della maggiore quota di uscite dedicata alla sanità tra le regioni italiane?

Ben il 70,69% della spesa totale è spesa sanitaria, infatti, contro una media del 55,4%.

Subito dietro vi sono altre due realtà da sempre simbolo di eccellenza in Italia, come Emilia Romagna e Toscana, con il 67,84% e il 66,64%. Agli ultimi posti invece proprio quelle regioni e province autonome in testa quanto a spesa per il personale, ovvero Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta, dove si scende sotto il 20%.

Anche in questo caso la ragione sta nel bilancio complessivamente più grosso di queste regioni a Statuto Speciale, che consente loro di avere più risorse da dedicare ad altre voci, che non siano quelle relative alla sanità.

bilanci percentuale spesa sanitaria
bilanci percentuale spesa sanitaria
(Fonte: ISTAT rielaborazione Momento Finanza)

Le regioni autonome si possono permettere di spendere di più per la famiglia

Tra queste voci però non vi è solo il personale, ma anche la famiglia. A fronte di una media nazionale molto bassa, del 0,55%, alcune regioni e province autonome dedicano a voucher, sussidi, sgravi per chi ha figli decisamente di più, oltre il 3% della spesa totale. In testa c’è la solita provincia di Bolzano, con il 3,34%, seguita da Sicilia e Valle d’Aosta con il 3,16% e il 3,02%, non a caso regioni a statuto speciale.

In fondo Emilia Romagna, Piemonte e Liguria, che di fatto non spendono quasi nulla, nè in conto corrente nè in conto capitale, a questo scopo.
In particolare sono degni di nota i quasi 37 milioni che la Sicilia destina a trasferimenti agli enti locali come contributi a investimenti per le famiglie. Si tratta di più del doppio di quanto stanzia la Lombardia, poco più di 15.

bilanci percentuale spesa investimenti famiglie
bilanci percentuale spesa investimenti famiglie
(Fonte: ISTAT rielaborazione Momento Finanza)

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