Medici con mascherina per il coronavirus in ospedale

Nel tardo pomeriggio è pervenuto il nuovo bollettino del Ministero della Salute sui dati dell’emergenza Coronavirus in Italia. Numeri che testimoniano l’andamento della pandemia nel nostro Paese, anche se per l’Istat la vera portata del virus si può vedere solo dalle indagini sierologiche. Ad ogni modo, nella giornata di oggi i contagi sono tornati a salire come non succedeva da inizio estate.

Coronavirus in Italia: 402 nuovi contagi

Dai dati resi disponibili, emerge subito un dato inquietante e preoccupante: i contagi stanno tornando a salire. Ieri si è registrato un nuovo picco di 384 casi, già superati però dal bollettino di oggi.

Il 6 agosto 2020, i nuovi contagi da Coronavirus sono stati 402. Un numero che non si vedeva da inizio giugno, quando l’Italia entrava in punta di piedi ma con ottimismo nella piena Fase 2 e i movimenti tra Regioni venivano autorizzati per la prima volta.

Il totale dei casi sale così a 249.204. Oltre i nuovi casi, va annoverato anche il numero dei guariti, 347 nella giornata di oggi, e quello dei morti, 6 nelle ultime 24h di cui 5 in Lombardia; il totale dei decessi sale così a 35.187.

Tra le Regioni, tornano a salire i casi in Lombardia (118), Veneto ed Emilia-Romagna (58 entrambe).

Picco di casi anche in Germania

L’Italia non è il solo Paese a dover fare i conti con lo spettro di una seconda ondata e quindi nuove chiusure. In Belgio nei giorni scorsi è già stato annunciato che la temuta seconda ondata è arrivata, ma anche in Germania i numeri destano preoccupazione, dopo l’aumento di 1.045 casi nelle ultime 24h. Un dato che, come nel nostro caso, non si vedeva da mesi, precisamente dal 7 maggio.

Rivelati i verbali del comitato scientifico

Nelle ultime ore, sono stati pubblicati anche i verbali del Comitato tecnico scientifico del periodo più caldo dell’emergenza, ovvero da febbraio ad aprile. Disponibili sul sito della Fondazione Luigi Einaudi, in essi viene rivelato ciò che ha portato poi ai celebri dpcm sulle chiusure e il lockdown.

Dalle carte, emerge l’andamento del livello di allarme durante l’epidemia in Italia: “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se assisti persone malate” si legge in quello del 28 febbraio; toni diversi invece il 7 marzo, quando vennero individuate “le zone cui applicare le misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose” che portarono poi al primo lockdown delle Regioni del Nord.

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