ToroT in piazza peyron

C’è dell’oro in città ma… nemmeno il tempo di dirlo che l’oro, non c’è più! C’è delusione nelle parole del duo ToMach, due artisti torinesi che proprio in queste settimane avevano dato vita nella città Sabauda alla loro azione artistica che ha preso di mira la tradizione, il simbolo, il costume della comunità: i torèt. Un vero e proprio attacco d’arte per le vie della città che ha trasformato due delle classiche e iconiche fontanelle pubbliche con la testa tipicamente a forma di toro dando vita a ToroT, uno non più osservabile in Piazza Bernini e un secondo in Piazza Peyron.

Non però la più classica verniciatura ma una vera e propria doratura con tanto di lamine in puro oro. Un’azione celante un intento ben preciso: elevare, abbellire ed impreziosire parte di un arredo urbano tra i più cari ai cittadini torinesi, un regalo dei due artisti con un forte valore simbolico. Un dono, come ci hanno raccontato, del tutto incompreso tanto da essere stato cancellato in pochi giorni.

Torino e torèt, l’attacco d’arte dei ToMach

Fino a dove ci si può spingere oltre la frontiera?

Qual è il confine tangibile, in ambito artistico, tra deturpare e adornare, rovinare ed abbellire, profanare ed impreziosire? La risposta, proprio perché di arte si parla, non può che essere soggettiva, questione di de gustibus. Una domanda a cui molti cittadini torinesi hanno cercato di rispondere osservando, chi sconcertato e chi invece letteralmente stupefatto, le nuove vesti di alcune fontanelle pubbliche, due torèt. A colpirli è stata la loro improvvisa trasformazione messa in atto dai ToMach che, nel silenzio cittadino, hanno regalato loro una preziosa e dispendiosa metamorfosi in mere “fontanelle d’oro” grazie alla minuziosa applicazione di lamine d’oro con i quali li hanno ricoperti.

ToroT, toret, fontanella pubblica d'oro
ToroT di Piazza Peyron, il tipico torèt torinese dorato dal duo ToMach. Fonte: The Social Post

Quando l’arte trasforma il mito: tradizione e storia dei torèt

Arredo urbano ma anche vero e proprio simbolo del capoluogo piemontese, in città i torèt siano un’istituzione. Classicamente in ghisa e di un particolare verde bottiglia, le fontanelle pubbliche con la testa di un toro rampante sono parte del patrimonio culturale e artistico di Torino dal 1862.

Proprio perché torinesi entrambi abbiamo avuto l’idea di operare su uno dei simboli per eccellenza, il simbolo di Torino che è proprio il torèt – ci racconta in confidenza uno dei due artisti – Abbiamo voluto giocare un po’ su questo elemento, anche sulla sua forma a testa di toro, sacro per i cittadini che nel tempo hanno dimostrato di volerli fare di colori diversi sebbene siano sempre rimasti dello stesso colore, il loro verde“.

i tre toret di piazza bernini
I tre torèt di Piazza Bernini prima del passaggio dei ToMach. Le tre fontanelle pubbliche nel loro tipico colore verde bottiglia.
Fonte: ToMach

Giocare col costume sì ma soprattutto, trasformarlo, renderlo un vero gioiello: “Non volevamo colorarlo o riverniciarlo, il nostro intento era applicargli dell’oro vero, applicare un materiale che di per sé ha il suo valore e giocare su questo per rendere ulteriormente sacro questo simbolo“. Un gesto che ha richiesto tempo ma anche e soprattutto una puntuale conoscenza del materiale: “Usare la tecnica dei fogli d’oro, facendola all’aperto e di nascosto, è stato complicato. Quello di piazza Bernini l’abbiamo fatto di mattina, quello di piazza Peyron di notte e diciamo che in media ci abbiamo messo 3, 4 ore“.

Il primo ToroT in Piazza Bernini

Quello di piazza Bernini è il primo ToroT che abbiamo fatto e ci siamo rimasti molto male quando abbiamo scoperto che ce l’avevano coperto riverniciandolo di verde – racconta uno dei due artisti – Avevamo scelto questa piazza perché quando l’hanno rifatta hanno posizionato 3 torèt per parte. In generale il torèt è uno, non ce ne sono mai di più, vengono collocati singolarmente e quindi già il fatto che fossero 3 era un qualcosa fuori dall’ordinario. Oltretutto ci piaceva quella piazza perché è molto di passaggio, non è il classico parchetto, non ha locali commerciali intorno il che rendeva quel luogo un po’ più sacro così come avere il torèt centrale d’oro e i due classici ai lati, come suoi guardiani“.

ToroT in piazza bernini
Il ToroT, il torèt dorato tra i due torèt classicamente verdi in Piazza Bernini. Fonte: ToMach

Anche nel nome stesso dell’opera, ToroT, è forte il richiamo alla simbologia legata a spazio e materia: “ToroT è un gioco di parole che richiama Torèt, essendo appunto d’oro. Essendo poi invece posizionato al centro tra i due torèt verdi ai lati, abbiamo voluto giocare anche su un nome palindromo che avesse l’oro al centro.

É un nome un po’ gioco e un po’ sacro come se fosse un totem“.

ToroT in piazza bernini
Il ToroT, il torèt dorato tra i due torèt classicamente verdi in Piazza Bernini. Fonte: ToMach

La simbologia dell’oro e la doppia anima del ToroT

Sul perché dell’oro, la risposta potrebbe sembrare scontata trattandosi del materiale più prezioso per eccellenza ma anche in questo caso, la volontà di applicare lamine assolve plurimi intenti: “Dorando il torèt, che richiama un po’ una lapide con la testa del toro come per vari idoli e divinità egiziane, nelle corde dei torinesi, abbiamo voluto giocare sul fatto che proprio il toro in sé rappresenti per molte culture a volte il sole talvolta la luna, un dualismo che è noto alla città di Torino con la sua doppia anima legata alla magia bianca e alla magia nera“.

il ToroT di piazza Peyron
Il ToroT di Piazza Peyron. Fonte: The Social Post

Abbiamo scelto proprio il torèt anche perché è una fontanella, appartiene a tutti, è sia dei torinesi sia di chi passa per Torino ed è un discorso nato anche un po’ dopo questo periodo di lockdown, voler mettere in luce ciò che ci circonda, guardarlo con un altro occhio. Oltre ad esaltarne un simbolo volevano mettere in risalto anche un po’ l’anima di Torino sì che possa risvegliarsi ora che si è un po’ sopita e far perno anche sull’importanza di avere queste fontanelle che sono un bene prezioso sebbene sembri quasi non ce ne si renda conto“.

Tra critiche e condanne: l’arte di giudicare l’arte

Le reazioni, di fronte ad una fontanella improvvisamente d’oro, sono state disparate e molte di queste non hanno potuto far altro che inorgoglire i due artisti, spesso vicino alle proprie opere proprio per toccare con mano la sensibilità degli improvvisati osservatori: “Un signore, senza sapere che fossi io l’artefice, guardando il torèt d’oro in piazza Peyron mi ha avvinato dicendomi che faceva sentire tutti un po’ più ricchi poter bere da una fontana d’oro; per i bambini sembrava invece che bervi potesse portare fortuna, ‘se bevi dalla fontana d’oro può arrivarti qualche soldino in più‘”.

Sebbene però, la risposta della piazza in medias res sia stata più che positiva, i commenti positivi non sono bastati ad impedire l’intervento del Comune che, di fronte all’alterazione, ha immediatamente messo mano ristabilendo l’ordine a colpi di vernice verde. “Lo hanno riverniciato dopo 3 giorni e hanno ricoperto solamente quello d’ororaccontano i ToMach – Gli altri 2 ai lati, quelli di Piazza Bernini, li avevamo già puliti noi prima di operare togliendo muschio, vari tag ed ora l’effetto è che al centro si vede un torèt pulito e smaltato fresco mentre gli altri due ai lati sono in pessime condizioni.

Non hanno voluto pulirli tutti ma hanno voluto cancellare solamente l’oro. In giro per Torino ce ne saranno altri 800 e in pessime condizioni, fossero tutti perfetti sarebbe stato un altro discorso“.

il Torot di piazza Bernini riverniciato di verde
Il ToroT di Piazza Bernini dopo essere stato riverniciato di verde. Fonte: ToMach

Una delusione che non solo si traduce nel vedere cancellata via la propria opera che ha richiesto tecnica, lavoro e un dispiego economico non indifferente avendo attinto dalle proprie tasche per l’acquisto del materiale ma che si acuisce nel toccare con mano l’incomprensione simbolica del gesto: “È oro vero, tutto materiale nostro.

Noi lo avevamo fatto come se fosse un dono, un regalo alla città perché così lo avevamo pensato e quando è stato ricoperto abbiamo capito che è stato un dono non riconosciuto“.

Arte o vandalismo?

Alla luce di quanto avvenuto, il giudizio si divide e se appaiono segnanti le condanne di chi, osservando l’opera sui social, non ha mancato di gridare alla deturpazione dell’arredo urbano, chi invece l’ha osservato da vicino, in piazza, ha risposto positivamente.

Al di là che potesse essere giudicato come vandalismo o meno, visto che è stato fatto illegalmente, abbiamo operato aumentando il suo valore in termini economici. Quanto è vandalismo? – si interroga l’artista – Ci dispiace perché passando in piazza Peyron, dove c’è ancora, vediamo i bambini come si divertono, come ci giocano e ascoltiamo chi ci dice che lo fa sentire meglio bere da una fontanella d’oro. Il fatto che sia stato coperto subito ci ha fatto male“.

ToMach, un nuovo ToroT in futuro?

Tuttavia, nonostante il futuro dell’opera in piazza Bernini sia già stato reciso e quello del ToroT in piazza Peyron sia del tutto incerto, il duo artistico non si perde d’animo e non esclude la possibilità di tornare a colpire ancora: “Progetti ne abbiamo, vedremo poi le modalità e soprattutto come farlo in modo tale che possa essere accettato. Nonostante i numerosi commenti negativi sui social a noi interessava il giudizio della piazza, il confronto diretto con chi osservava l’opera e le reazioni che abbiamo visto e ascoltando, stando lì, sono state positive e ci ha fatto molto piacere“.

Approfondisci

#Artepidemia, anche i quadri si spopolano al tempo del Coronavirus

Chi è Mr. Pink: il misterioso artista che colpisce le città con pennellate rosa

Andrea Villa, artista 2.0: politica e manifesti, così nasce l’arte social