Sono ore al limite tra la preoccupazione e l’angoscia. L’Italia teme un nuovo lockdown a causa dell’aumento dei casi di contagio da Coronavirus, tornati sopra quota 1000 nella giornata di ieri. Tuttavia, rispetto all’analogo periodo di maggio, ci sono centinaia di morti in meno. Il virus è diventato meno letale? Uno studio cerca di far luce su questo aspetto.

Lo studio sulla letalità del Coronavirus

Il Paese in questo momento è diviso tra 2 fronti: chi vede nell’aumento dei contagi da Coronavirus lo spettro di un incubo senza fine, e chi minimizza sottolineando il minor numero di morti (9 ieri) e soprattutto il carico dei pazienti nelle terapie intensive, ancora lontano dai periodi critici della primavera.

Ci si domanda, quindi, se questo possa in qualche modo di significare che il virus ha perso potenza.

Una possibile risposta arriva dallo uno studio accettato dal Journal of Translational Medicine. Firmato dagli esperti Massimo Ciccozzi, Davide Zella e molti altri, lo studio ha notato un cambiamento nel Coronavirus, tale che potrebbe essere diminuita la sua letalità.

Per la scienza il Coronavirus ha perso un pezzo

Intervistati da Adnkronos Salute, i diretti interessati hanno riferito un tratto interessante del virus, un cambiamento in atto da dicembre 2019 a luglio.

Abbiamo scoperto che sta emergendo un ceppo che ha perso un ‘pezzo” viene riferito. Si tratta nello specifico di una delezione nella proteina nsp1,implicata nella patogenesi del virus“, il modo con cui avvengono le alterazioni e lo sviluppo della malattia.

Quando un virus perde un pezzo non è in grado di recuperarlo, spiega il dottor Ciccozzi. Da qui l’importanza di questa scoperta: la proteina nsp1 viene riportata come “il determinante patogeno più importante, e studi precedenti su Sars-CoV indicano che è coinvolto sia nella replicazione virale, che nella prevenzione della risposta del sistema immunitario innato“.

Il cambiamento del virus può aver ridotto la letalità

L’entusiasmo attorno alla scoperta pubblicata nella ricerca, sta nelle conseguenze che questo cambiamento nel virus potrebbe significare. Va confermata “la diffusione di questo particolare ceppo virale e di ceppi con altre delezioni nella proteina nsp1“, soprattutto negli asintomatici; la speranza è che questo cambiamento sia alla base della “ridotta patogenicità virale“.

La modifica, quindi, “può averne ridotto la letalità e potrebbe spiegare il limitato numero di decessi rispetto ai contagi che sembrano evidenziarsi in certe aree geografiche“.

In Italia non è stata rilevata la delezione

La cattiva notizia, per noi, è che “Non abbiamo rilevato la delezione in alcune aree come l’Italia, la Germania, e l’Austria, forse anche per via del ridotto numero di sequenze per le analisi“. Lo spiega un’altra delle ricercatrici coinvolte, Francesca Benedetti. La modifica che renderebbe meno letale il virus è stata rintracciata in Svezia, Brasile, Gran Bretagna e altri paesi, ma non nel nostro.

La mutazione del virus quindi non sarebbe alla base della minor letalità nel nostro Paese, che resterebbe quindi da imputare a migliori trattamenti e soprattutto ad una drastica diminuzione dell’età media dei contagi.

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