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Bologna è sconvolta dallo scandalo che ha coinvolto diverse figure di spicco del mondo politico e imprenditoriale della città in un giro di prostituzione minorile e traffico di stupefacenti. Tra questi spicca il nome del leghista Luca Cavazza, che sarebbe stato il procacciatore delle baby prostitute. L’uomo è stato candidato del Caroccio per le elezioni regionali con Lucia Borgonzoni, anche se la Lega nega che il 27enne sia iscritto al partito.

Secondo il gip, sarebbe lui ad aver orchestrato il reclutamento di ragazzine per prestazioni sessuali in cambio di cocaina, durante orge e festini organizzati in quella che è ora nota come “Villa Inferno“.

Cavazza, pesanti accuse per il politico

È agli arresti domiciliari Luca Cavazza, agente immobiliare 27enne candidato con la Lega per la Borgonzoni, poi non eletto in consiglio regionale. Insieme a lui, altre 6 persone sono state sottoposte a misure cautelari per reati che vanno dall’induzione alla prostituzione a quelli relativi agli stupefacenti.

Cavazza avrebbe avuto un ruolo centrale nei festini, in cui si spacciava cocaina a ragazze minorenni in cambio di prestazioni sessuali, secondo il gip bolognese Letizio Magliaro.

Cavazza aveva il compito, e lo svolgeva continuamente, di individuare giovani donne da avviare alla prostituzione, ovvero da condurre nei luoghi ove tale attività di prostituzione si consumava, in cambio di cocaina“, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “Tale attività veniva compiuta con modalità quasi professionale da parte del Cavazza“.

Il legale: “Nessuna costrizione”

L’ANSA riporta la difesa dell’avvocato di Luca Cavazza, Massimiliano Bacillieri: “Il nostro assistito respinge tutte le accuse, dice che non è andata così e di avere diverse prove a sua discolpa (…) Non c’è stata nessuna costrizione, nessuna violenza fisica o psicologica“.

Il legale, anche lui candidato nella Lega nella stessa lista di Luca Cavazza, continua: “Ora valuteremo in base alla lettura delle carte se rispondere alle domande nell’interrogatorio di garanzia. Proprio questa mattina siamo in tribunale a fare copia degli atti, perché non avevamo nulla“.

Cosa succedeva a “Villa Inferno”

È la 17enne vittima del giro di prostituzione e droga a raccontare cosa accadeva a “Villa Inferno”. Il soprannome è stato dato alla villa nel bolognese di Davide Bacci, imprenditore edile anche lui in manette.

A casa sua ho appreso che spesso si svolgono incontri per consumare cocaina e fare sesso tanto da essere conosciuta come ‘Villa Inferno’“, spiega la ragazza. Sarebbe stato proprio Cavazza a raccontarglielo, quando “mi aveva convinto a seguirlo“.

Gli incontri si sarebbero svolti quasi settimanalmente: “Avevo già appreso da Cavazza che ci saremo fatti una ‘fattanza’, cioé Bacci ci avrebbe dato della coca. Infatti appena arrivati a casa di Bacci io ho visto che c’erano una decina di persone tra ragazzi e ragazze che stavano pippando“, continua la 17enne. Le prestazioni sessuali, di cui avrebbero beneficiato uomini tra i 25 e i 50 anni, sarebbero state pagate con “300 euro e cocaina“.