Omicidio di Renata Rapposelli

Si è concluso il processo di primo grado in Corte d’Assise a Teramo per l’omicidio della pittrice Renata Rapposelli: condannati figlio ed ex marito della donna. I due sono accusati di averla uccisa, al culmine di una lite maturata nel contesto di un incontro a Giulianova (Teramo).

Delitto Renata Rapposelli: condannati figlio ed ex marito

Sarebbe durata circa 3 ore la camera di consiglio per decidere la sorte processuale, in primo grado, a carico del figlio e dell’ex marito di Renata Rapposelli, la pittrice 64enne uccisa nell’ottobre 2017. Secondo l’accusa, il delitto si sarebbe consumato dopo l’arrivo della vittima a Giulianova (Teramo) per un incontro con i due.

In Corte d’Assise, riporta Ansa, sono arrivate due condanne per gli imputati che, stando alla ricostruzione emersa, avrebbero agito al culmine di una lite per questioni economiche.

27 anni di carcere a Simone Santoleri, figlio della donna (24 per omicidio e 3 per occultamento di cadavere), 24 anni per Giuseppe Santoleri, ex marito della vittima e padre del coimputato (di cui 21 per omicidio e 3 per occultamento di cadavere).

Secondo la Corte, dunque, sarebbero loro i responsabili della morte di Renata Rapposelli.

Il pm aveva chiesto l’ergastolo per il primo e 24 anni per il secondo, entrambi alla sbarra con le accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere.

La morte di Renata Rapposelli

Il ritrovamento del corpo di Renata Rapposelli, in fondo a una scarpata vicino al fiume Chienti (provincia di Macerata), fu preceduto dalla denuncia di scomparsa fatta da alcuni amici della donna.

Della pittrice si erano perse le tracce il 9 ottobre 2017, la scoperta del cadavere avvenne l’11 novembre successivo.

Il processo a carico di Simone e Giuseppe Santoleri si è aperto nel gennaio 2019, quasi un anno dopo il loro arresto con l’accusa di concorso in omicidio e soppressione di cadavere.

Secondo quanto ricostruito in sede d’indagine, la donna si sarebbe spostata da Ancona per raggiungere la casa dei familiari a Giulianova proprio quel 9 ottobre. Lo stesso giorno in cui di lei si persero le tracce, fino al drammatico epilogo. Secondo i giudici di Teramo, l’omicidio avrebbe un movente economico.