mucca da latte nell'allevamento intensivo

Forte la denuncia che arriva dalla LAV, un’associazione italiana impegnata da 1990 nelle azioni a salvaguardia della salute degli animali, e che colpisce l’intero mondo che si agita dietro alla produzione del latte, in particolare gli allevamenti intensivi dove centinaia di migliaia di mucche quotidianamente subiscono maltrattamenti e violenze, costrette ad una vita infernale che ha inizio con l’abbandono, strappate via dalle madre, e termina con la morte al macello, stremate.

Quale vera storia si cela dietro l’apparente perfezione di un bicchiere di latte?

ATTENZIONE: NELL’ARTICOLO È PRESENTE UN VIDEO CONTENENTE IMMAGINI CRUENTE CHE POTREBBE URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

La video – investigazione nell’allevamento di Cremona

Nel mirino della LAV, dal 2019 (le denunce depositate negli anni sono state 2) un allevamento intensivo di mucche da latte situato in provincia di Cremona.

Quello che l’associazione porta alla luce con video che sono dimostrazione di una crudeltà non contingibile ma sistemico, una realtà che si ripete ciclicamente ogni giorno in tutti gli allevamenti di mucche da latte in Italia e nel mondo nonostante le denunce, nel più tacito silenzio assertivo delle istituzioni.

L’inferno sin dalla nascita: i vitelli strappati alle madri

La denuncia della LAV si formula attorno alla narrazione di una storia, la vita di un solo esemplare, la mucca 7133, esemplificativa per riassumere la vita di tutte le mucche negli allevamenti intensivi. Come viene denunciato nel video stesso rilanciato dall’associazione, le crudeltà avvengono fin dal principio, dalla nascita dei vitelli strappati via alle madri in attesa di scoprire il loro destino. Ingrassate in tempi record, per quelle che saranno e diverranno mucche da latte, l’inferno inizia ben presto ed è destinato ad avere fine solamente quando, stremate, non saranno più in grado di offrire latte.

Un ciclo di infinita sofferenze: le continue gravidanze

Una vita che le condanna a sopravvivere, tra dolore e sofferenza, in ambienti inadeguati dove la possibilità di muoversi e pascolare – come viene invece notoriamente sponsorizzato nelle pubblicità e nelle campagne di marketing – è mera utopia. Ambienti angusti, per lo più sporchi dove immobili trascorrono i loro giorni le mucche, tra feci e liquami ma anche vermi, blatte. Ma ancor peggio è denunciare l’atroce condizione a cui sono costrette le mucche il cui sforzo e l’esistenza si maschera dietro l’immagine di un apparente bel bicchiere di candido latte: le mucche, usate come mere macchine per produrre latte, vengono ingravidate all’infinito sin quando il loro corpo sarà capace di reggere l’estenuante ritmo.

Guarda il video:

ATTENZIONE IMMAGINI CRUENTE

La fine della sofferenza nel lungo calvario verso il macello

Quando il corpo stremato da continue gravidanze, tra abbandoni, dolore e pressione, non sarà più capace di stare al passo nella grande catena di produzione, l’unica sorte che spetta loro è un lungo tragitto verso il macello.

Come si apprende dal comunicato stampa, la LAV ha già provveduto a denunciare l’allevamento di Cremona situato nel comune di Robecco d’Oglio, allegando immagini che dimostrano le violenze subite da circa 400 bovini.

La denuncia della LAV e il silenzio delle istituzioni

Ne è conseguito un blitz dei Carabinieri Forestali di Brescia e di Cremona, il sequestro probatorio per 21 mucche, e il fermo sanitario per i restanti circa 400 animali affidati al Sindaco di Robecco d’Oglio. Tra le ipotesi di reato, il maltrattamento (544 ter C.p.) e l’abbandono di animali (727 C.p.). Nel mese di luglio 2020 l’associazione ha inoltre diffuso nuove immagini che confermavano l’esistenza di identiche condizioni di trattamento degli animali e igienico sanitarie“, si legge nel comunicato.

Nonostante le denunce, LAV denuncia come la struttura in questione sia tuttora aperta: “Non vengono adottati i necessari provvedimenti di chiusura della struttura continueremo a batterci legalmente e pubblicamente, per arrivare alla chiusura di questo allevamento, ristabilire il principio di legalità, restituire dignità a questi animali“, le parole di Roberto Bennati, Direttore Generale di LAV.

*immagine in evidenza: LAV

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