bimbo allattato

Negli ultimi mesi molte ricerche si sono concentrate sugli effetti del Coronavirus e sulle possibili soluzioni per combatterlo più efficacemente. In particolare, due team italiani sono andati in questa direzione: uno studio coordinato dalla Città della Salute e dall’Università di Torino ha dimostrato come il Covid non verrebbe trasmesso dalla mamma positiva al neonato durante l’allattamento, mentre uno studio di alcuni ricercatori napoletani si è soffermato sui possibili effetti benefici dell’acqua ossigenata nel ritardare l’infezione alle vie respiratorie.

Coronavirus, il latte materno è sicuro?

La trasmissione del Coronavirus tramite allattamento è diventato un tema molto delicato e le informazioni a livello internazionale non erano, ad oggi, particolarmente esaustive.

Lo studio, coordinato dalla Città della Salute di Torino e dal Laboratorio universitario di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, ha cercato di colmare questa lacuna.

Lo studio italiano sull’allattamento di mamma positive al Covid

I dati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Pediatrics e sono piuttosto confortanti: dei 14 campioni di latte presi in esame, appartenenti ad altrettante mamme positive al virus, ben 13 sono risultati negativi al SARS-CoV-2.

In un unico caso è stata identificata la presenza nel latte dell’RNA virale, ma solo per un breve periodo di tempo. Cosa più importante, tutti i neonati in questione, che erano stati allattati al seno, non hanno mostrato alcun segno della malattia.

Secondo il professor Enrico Bertino, dell’Università di Torino, si tratta di informazioni preziose, in grado di dare serenità a tante mamme: “La ricerca – ha dichiarato in un comunicato stampa della Città della Salute – supporta anche le recenti raccomandazioni dell’OMS che, nonostante le limitate informazioni finora disponibili, in considerazione di tutti i benefici, anche immunologici, dell’allattamento materno, lo ha recentemente raccomandato anche per le mamme positive”.

Acqua ossigenata come possibile profilassi?

In attesa del vaccino, gli scienziati stanno cercando altre soluzioni per limitare gli effetti del Coronavirus, sopratutto nelle fasce più deboli della popolazione. Secondo quanto riportato dall’Ansa, un team di ricercatori napoletani ha preso in considerazione le proprietà del perossido di idrogeno, la comune acqua ossigenata. Ciò che propone lo studio, pubblicato ad aprile e a giugno sulla rivista Infection Control & Hospital Epidemiology, della Cambridge University, è di incentivare l’utilizzo dell’acqua ossigenata come strumento di prevenzione dell’infezione.

Le proprietà antisettiche di questo liquido, secondo la ricerca, potrebbero essere sfruttate mediante regolari risciacqui della mucosa orale e delle cavità nasali, in maniera da ridurre la proliferazione del virus nelle prime fasi dell’infezione: “L’efficacia del perossido di idrogeno – ha spiegato all’Ansa il professor Antonio Del Prete, uno degli autori dello studio – è da ricondursi non solo alle sue ben documentate proprietà ossidanti e di rimozione meccanica, ma anche grazie all’induzione della risposta immunitaria innata antivirale, riducendo pertanto complessivamente la progressione dell’infezione dalle alte alle basse vie respiratorie”.

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