alberto stasi chiara poggi (1)

Nuovo “no” da parte del Tribunale per Alberto Stasi: il suo legale, lo scorso giugno, aveva infatti presentato una nuova istanza di revisione processuale, basando il ricorso, a quanto pare, su nuovi elementi che avrebbero dovuto, a suo parere, cambiare le carte in tavola.

Alberto Stasi rimarrà in carcere. Il giovane, condannato in via definitiva per l’assassinio della 27enne Chiara Poggi -la sua fidanzata- trovata morta in casa sua il 13 agosto 2007, è stato il primo e -per lungo tempo- unico indagato per l’omicidio.

Delitto di Garlasco: i processi

La storia processuale del delitto di Garlasco non è breve: dopo essere stato posto agli arresti, Stasi è stato assolto sia in primo che in secondo grado dalle accuse di omicidio.

Sarà la Corte di Cassazione del 2013 ad annullare queste sentenze, anche se non diede una motivazione forte di annullamento: vi era una grande complessità di indizi a favore e contro Stasi, molti di questi sporcati dall’incertezza, e la sentenza di Cassazione parlò di difficoltà a “pervenire a un risultato, di assoluzione o di condanna, contrassegnato da coerenza, credibilità e ragionevolezza”.

Processo d’appello bis e condanna di Stasi

Fu il processo d’appello bis a finire in una prima condanna, nel 2014: Stasi venne condannato a 24 anni di reclusione, che verranno ridotti a 16 in Cassazione.

In tutti questi anni non è ancora Stato chiarito un vero e proprio movente e non è stata trovata premeditazione negli atti di Stasi.

La reazione della famiglia Poggi

Una nuova richiesta di revisione del processo, in questi mesi, ha portato a una riapertura della ferita per la famiglia Poggi, che crede nella colpevolezza di Stasi.

Rita Preda, ai microfoni di Repubblica, dichiara: “Come famiglia eravamo più scocciati delle altre volte per questo continuo insistere. Ma siamo sempre stati tranquilli perché sappiamo che è stato fatto di tutto per accertare la verità”.

Le motivazione della Corte d’Appello

L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che assiste la famiglia Poggi, era fiducioso in questo esito dell’istanza: “Le carte sono note a tutti da anni: ci sono indizi vari, gravi e convergenti. Era quasi impossibile immaginare quale elemento di novità ci potesse essere per riaprire il processo. Gli elementi portati dalla difesa non sono nuovi né decisivi”.

La corte d’appello, nelle motivazioni, è stata chiara: “Gli elementi fattuali che si vorrebbero provare con le prove nuove non sono stati comunque ritenuti idonei a dimostrare, ove eventualmente accertati, che il condannato, attraverso il riesame di tutte le prove, debba essere prosciolto”.

Approfondisci:

Caso Garlasco, Andrea Sempio presenta un esposto contro il prelievo di Dna a sua insaputa

Delitto di Garlasco, Stasi chiede la revisione: la risposta della madre di Chiara Poggi