auto dei carabinieri

Una ragazza di 15 anni di Bassano del Grappa (Vicenza) aveva pianificato di uccidere i genitori, facendosi aiutare dal suo fidanzato.

Il suo feroce piano omicida è stato però sventato dai carabinieri, che erano stati informati delle intenzioni della ragazza da un amico della coppia. Ora la giovane coppia è seguita dal Tribunale dei minori di Venezia e dal sostegno degli psicologi e le indagini stanno cercando di comprendere cosa possa aver scatenato l’impulso omicida nella giovane.

Il piano per uccidere i genitori

Il contesto familiare in cui si è evoluto il pensiero omicida sembra non fosse tanto diverso da quello di tante altre famiglie: la giovane pareva essere percepita come una brava ragazza, piuttosto obbediente e con un buon rapporto con i genitori.

Eppure, da tempo la giovane scambiava con i fidanzato messaggi su come pianificare un duplice omicidio, e sembra che fosse ben lungi dall’usare un tono ironico: le stesse conversazioni venivano fatte anche con l’amico coetaneo della giovane coppia, che però quando si è accorto che non venivano usati toni leggeri ma che i discorsi fatti parevano seri e concreti, ha deciso di avvisare i carabinieri.

La ragazza, dal canto suo, si è giustificata dicendo che non avrebbe mai preso davvero in considerazione l’idea di uccidere i genitori e che i messaggi erano solo un gioco. Il ruolo del fidanzato in tutto questo è da stabilire.

L’ipotesi di plagio da parte di un agente esterno

I genitori della ragazza, dopo aver compreso cosa stava succedendo, non hanno abbandonato la figlia e la stanno seguendo nel suo percorso psicologico. Si sta vagliando anche la pista del plagio da parte di qualche agente esterno: è stato ipotizzato anche che i due giovani fidanzati avessero avuto contatti via internet con una setta o con qualcuno conosciuto magari via chat, che li potrebbe aver condizionati invitandoli ad utilizzare l’omicidio come metodo di emancipazione dalla famiglia.

Il delitto di Novi Ligure

Il caso di bassano del Grappa ricorda un altro noto caso di cronaca, laddove però l’intento omicida su purtroppo portato a termine: il delitto di Novi Ligure, avvenuto il 21 febbraio 2001.

A Novi Ligure ad uccidere furono Erika De Nardo ed il suo fidanzato, Mauro “Omar” Favaro, che uccisero la madre ed il fratellino di lei (Susy e Gianluca De Nardo) per poi essere scoperti dagli inquirenti pochi giorni dopo.

La sera dell’omicidio

Erika De Nardo ed il fidanzato Omar aggredirono la madre della ragazza alle 19 del 21 febbraio. Erika e la madre erano in casa ed hanno cominciato ad avere un acceso diverbio, mentre Omar era nascosto in un’altra stanza: quando il ragazzo si è palesato entrambi hanno cominciato ad accoltellare la donna che ha cercato di difendersi con tutte le sue forze, ed ha anche tentato una fuga.

I due fidanzati hanno avuto però la meglio su di lei, finendola con 4o coltellate. L’omicidio della donna è stato compiuto sotto gli occhi esterrefatti di Gianluca De Nardo, il fratellino minore di Erika, che alla vista della madre accoltellata ha cercato di rifugiarsi al piano di sopra.

L’uccisione di Gianluca De Nardo

Il bambino non era inizialmente, pare, un obiettivo dei due assassini, ma nel momento in cui è diventato testimone del delitto i due hanno deciso di ucciderlo. La fine di Gianluca è stata più atroce di quella della madre: il piccolo De Nardo ha cercato in tutti i modi di resistere alle coltellate di Erika e Omar, ai loro tentativi di annegarlo nella vasca da bagno e poi di avvelenarlo con del veleno per topi.

Alla fine è morto, dopo aver subito 57 coltellate.

Erika De Nardo, verso le 21, ha dato l’allarme raccontando che due extracomunitari avevano ucciso sua madre e suo fratello: in realtà le indagini hanno subito compreso che la ragazza mentiva (la sua versione era colma di falle) ed inoltre non c’era alcun segno di effrazione in casa. Sarebbe stata un’intercettazione in caserma tra i due ragazzi a dimostrare la loro colpevolezza al 100%.

Successivamente Erika e Omar sono entrati in pieno conflitto, e la ragazza ha addossato ogni responsabilità al fidanzato. I due ragazzi son stati condannati a 16 (Erika) e 14 (Omar) anni di reclusione.