La conduttrice di L'Aria che Tira, Myrta Merlino

Volto di L’Aria che Tira su La7 da quasi 10 anni e con una lunga carriera alle spalle, Myrta Merlino è una firma importante del giornalismo italiano. Ed è proprio lei che, in una recente intervista, ha parlato dell’importanza del giornalismo di qualità ai tempi del Coronavirus.

Il ruolo sociale del giornalismo: “Niente più talk fine a se stesso”

Secondo Myrta Merlino il giornalismo non può più prescindere dal suo ruolo sociale. L’ha scritto sull’Avvenire, in un lungo articolo sulla crisi della pandemia e il modo in cui la TV sta cambiando per rispondervi.

“Nell’Italia del Coronavirus, non c’è più spazio per il talk fine a se stesso, ha dichiarato nero su bianco. Interrogata sul significato di questa frase da Maurizio Caverzan, ha spiegato: “Sono sempre più allergica alle chiacchiere inutili. Si parla delle cure contro il Covid e si scatenano guerre tra le regioni e il governo”.

La tv, dunque, non può più ospitare discorsi fini a sé stessi. D’altronde, è pur sempre servizio pubblico. Anche per questa ragione, nel suo programma, Merlino ha cercato di fare informazione utile ai cittadini.

Come quando ha ospitato il portavoce dell’Associazione funzionari di polizia, Girolamo Lacquaniti.

“Penso serva a mostrare che le forze dell’ordine sono dalla parte dei cittadini”, ha raccontato a Cavevisioni di Carverzan. “Oltre a spiegare le regole, c’è un’esigenza di pacificazione perché siamo tutti nella stessa barca”.

Si parla troppo di coronavirus? “Non me la sento di minimizzare”

Quando le viene chiesto se si parli troppo della pandemia, Merlino mette le mani avanti. “I dati di questi giorni m’indurrebbero a dire di no”, ha spiegato, per poi aggiungere: “Anche medici bravi come Roberto Burioni in passato hanno detto che la mascherina non serviva.

Ora l’infettivologo Matteo Bassetti sostiene che se si è da soli all’aperto non serve. Ma se incontri qualcuno e non ce l’hai? Non me la sento di minimizzare”.

Quando si tratta di commentare le scelte politiche, però, la giornalista non si esprime più di tanto. Parlando dell’utilità o meno dello stato di emergenza, spiega che “dobbiamo trattare gli italiani come persone adulte, non come bambini da tener buoni agitando l’uomo nero”. Allo stesso tempo, però, riconosce che “serve a favorire una maggior velocità di reazione”.

E, incalzata sul fatto che negli altri Paesi non ci sia lo stato d’emergenza, fa notare che non se la passano meglio di noi anche per questo. “Quando Emmanuel Macron ha anticipato l’apertura della scuola ero contenta, ma ora vedo che ha un problema enorme.

Giornalismo, ma di qualità: “Ci vorrebbe un giuramento di Ippocrate”

In mezzo a una simile crisi, dunque, per Myrta Merlino il mestiere del giornalista diventa carico di responsabilità. Proprio per questo ha creato un’email, [email protected], a cui i cittadini possono scrivere i propri pensieri, dubbi, problematiche.

“Il tanto dolore [letto nelle email] aumenta la voglia di dare una mano, ha spiegato

“Quando tutte le mattine vedo i numeri dell’Auditel il senso di responsabilità cresce ulteriormente”, ha aggiunto. E, riflettendo sulla necessità di ripensare il proprio modo di lavorare, ha detto di sentire importante la deontologia professionale.

Poi una frase ad effetto: “Sul Corriere della Sera ho scritto che ci vorrebbe un giuramento di Ippocrate per i giornalisti. Proprio per non dimenticare il ruolo della corretta informazione al giorno d’oggi.

Il pentimento: “Nessuno può dire di non aver mai detto una cazzata”

Tutto questo, però, non vuol dire che Merlino non abbia mai commesso errori.

Tra le cose che non rifarebbe, una domanda a Burioni: “[Gli chiesi] se ci si poteva suicidare con il Coronavirus e lui rispose di no”.

“Nessuno che sia onesto può dire di non aver mai detto una cazzata. L’importante è rendersene conto. In merito a ciò, Caverzan le ha ricordato di quando chiese al celebre immunologo se potesse mangiare in diretta gli involtini primavera.

Merlino ha risposto: “La Cina all’inizio non sembrava così opaca. Ripensandoci, mia madre, che era una sinologa, mi diceva che il mix tra capitalismo sfrenato e partito unico poteva essere economicamente formidabile, ma civilmente molto pericoloso.

Purtroppo questa storia ce l’ha dimostrato”.

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