Marco Vannini

Viola Giorgini è stato l’unico imputato del processo per l’omicidio di Marco Vannini a essere assolto in più di un grado di giudizio.

Negli anni la ragazza, 20enne all’epoca dei fatti, non si è mai esposta personalmente né mediatamente, ed il suo volto è stato visto solo raramente nelle immagini in aula durante il processo ed in qualche servizio televisivo in cui si tentava con lei un approccio per un’intervista.

Ora, a distanza di 5 anni dall’accaduto, Viola Giorgini ha deciso di parlare e lo fa con una lunga lettera inviata a Tpi, nella quale spiega cosa siano stati per lei questi anni di processo e come vede ora la persona che era la sera del 17 maggio 2015.

Viola Giorgini e la sera dell’omicidio

Viola Giorgini sembra non aver intenzione di assolvere la persona che era la sera dell’omicidio di Marco Vannini. Non sembra voler giustificare le scelte fatte da lei nell’immediato, quando Marco era ancora vivo (ovvero la decisione di non prendere iniziative) né quelle prese subito dopo, in fase di interrogatorio. Le sue parole nei confronti di se stessa sono secche ed esaustive: “Quando è accaduto quel che sapete ero una bambina stupida e nei miei vent’anni circa, avevo davvero poco da dire.

Anzi, ho dimostrato di non valere nulla e ne sono consapevole. Non sapevo cosa fosse la sofferenza, la responsabilità, una persona di poco spessore”.

L’odio per Antonio Ciontoli

Per la prima volta, inoltre. Il gruppo “Ciontoli” -di cui lei finisce a far parte- non sembra più così compatto, nel momento in cui Giorgini esprime i sentimenti provati nei confronti del suocero:Ho provato tanto di quell’odio nei confronti di chi con un solo gesto inconsulto ha cambiato profondamente la mia vita, quella della mia famiglia e quella della persona che amo, fino a renderla un nulla.

Ho provato odio a tal punto da sentirmi in colpa. E perché avrei dovuto? In fondo questa persona mi ha rovinato la vita”.

I media e la vita di Viola Giorgini

Viola Giorgini racconta però di non aver scelto la via dell’odio, e di aver fatto un’altra importante scelta: quella di non usufruire dei media per perorare la sua causa, o far conoscere la sua versione dei fatti.

Al contempo, denuncia le gravi intrusioni e violenze fatte alla sua vita da parte di alcuni media. Parla, ad esempio, di “Tenere forzatamente e contro la tua volontà le portiere delle auto ed i cancelli delle abitazioni aperti per evitare il tuo allontanamento; mostrare in televisione il cartello che riporta la via in cui abiti per renderti impossibile anche scendere di casa per andare a lavoro”, o pedinamenti avvenuti a ogni ora del giorno.

Il ruolo dei media nella pronuncia della sentenza

Come aveva detto anche l’avvocato Miroli, che ha assistito la famiglia Ciontoli, Viola Giorgini attribuisce una responsabilità pratica e fattuale ai media per quanto riguarda la sentenza, dichiarando che molti programmi televisivi non aveva alcun interesse a raccontare la verità quanto invece a macinare ascolti: “Professano inoltre, di essere quello che in realtà non sono, ed in questo si prendono gioco del pubblico che da casa osserva attentamente le ricostruzioni (…) E ancor peggio, fingono di essere vicini a quelle persone che più di tutti stanno soffrendo, sfruttando la loro fragilità e rendendola spettacolo”.

Federico Ciontoli e Viola Giorgini

Dalla sera del 17 maggio 2015 Viola non ha mai lasciato il fianco di Federico Ciontoli, ed oggi torna a difenderlo pubblicamente, parlando di ciò che Ciontoli fece quella drammatica sera: “Federico è stato l’unico quella sera ad avere il coraggio di andare contro la volontà del padre.

Ha chiamato il 118, si è preoccupato di parlare con Marina e Valerio. Come si può credere che dietro questo ci sia la volontà di far morire una persona?”.

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