Finanza

La Cina ha comprato la logistica europea. Da chi? Dagli Usa, of course

Tre anni fa la Logicor che detiene 17 magazzini logistici in Europa è stata venduta ai cinesi dagli americani. Un paradosso visti gli ultimi sviluppi tra le due nazioni
bandiere USA e Cina con container sullo sfondo.

Al cospetto del braccio di ferro che, da diversi mesi, registra la contrapposizione crescente tra Usa e Cina, vien da pensare a quanto accaduto solo tre anni fa. Quando, cioè, quasi in sordina, gli assetti della grande logistica europea vengono ribaltati in un solo colpo, con l’acquisto da parte dei cinesi della Logicor, società detentrice di magazzini in 17 paesi europei, tra cui l’Italia.

Per chi fosse sorpreso dalla rivelazione, si aggiunga un’ulteriore ciliegina dal retrogusto stupefacente. Ai cinesi, Logicor è stata venduta dagli statunitensi, ovvero dalla stessa nazione il cui presidente Donald Trump ha recentemente paventato: “La vittoria di Joe Biden sarebbe una grande vittoria per la Cina.

Se Biden vince, la Cina si comprerà il nostro Paese”.

Un colpo fatale per la logistica Ue

Riportare alla luce quell’operazione aiuta dunque ad affrontare con maggiore chiarezza e disincanto la fase attuale. Significa, cioè, accendere quella luce in più (e che luce!) sul sistema dei porti e della logistica del Vecchio Continente, questione già affrontata da Momentofinanza.it in ottiche diverse, nazionale e Ue.

Inevitabilmente accelerata dal crollo economico, provocato dall’impatto epidemico del Covid-19, la crisi delle catene globali del valore e della produzione trova in questa vicenda terreno fertile, rendendo palese la fase di conflitto economico-commerciale che, da qualche anno, mina società ed assetti internazionali.

Certo è che, in quel 2017, la logistica europea subisce un colpo fatale.

Nel 2017, il top asiatico dell’operazione

È in quell’anno, infatti, che si verifica la più grande operazione finanziaria asiatica che vede la statunitense Blackstone girare ai cinesi di CIC (China Investment Corporation) il controllo di Logicor. Per capirne la portata si prenda la Campania, e la si sminuzzi in centinaia di piccoli pezzi, spargendone la maggior parte nel Regno Unito e nel Nord Europa, tra Germania e Francia; Logicor, a quel tempo, possiede cioè una superficie totale logistica di 13.656.746 mq.

navi container americana e cinese che si scontrano.
navi container americana e cinese che si scontrano.
(Fonte: Shutterstock)

Annunciando il perfezionamento della transazione entro il 2017, Anthony Myers, responsabile di Blackstone Real Estate Europe, dichiarerà: “Abbiamo sviluppato Logicor tramite 50 acquisizioni, per diventare la più importante società immobiliare logistica europea”. Traduzione: “la più importante società immobiliare logistica europea” che, in chiave di piattaforma strategica, gli statunitensi non hanno esitato a girare ai cinesi.

In questo modo, il fondo sovrano CIC si assicura un maestoso portfolio immobiliare di logistica, insediandosi nel Vecchio Continente. L’obiettivo? Rendersi indispensabili nel settore commerciale targato Ue.

Cambio di strategia Blackstone

Per quel che riguarda l’Italia, la logistica Logicor entra nel 2015, in provincia di Milano, con l’acquisto di 175mila mq. Un’inezia, se si pensano agli oltre 13mln 650mila mq dell’operazione del 2017. Un’operazione, all’epoca, già data in crescita, grazie all’incremento del commercio elettronico, corroborante per nutrire l’imponente portafoglio immobiliare specializzato in logistica.

Qual è stato, però, il costo dell’acquisto da parte di CIC? Secondo fonti aperte – euro più euro meno – 12 miliardi e 25 milioni di euro, una cifra di tutto rispetto per una società che ha esordito nel 2012, dalla divisione Real Estate di Blackstone – gigante statunitense del private equity – con obiettivo ‘gestione degli asset nel warehouse in Europa’.

La scelta di vendere da parte di Blackstone è subentrata dopo un iniziale orientamento di avviare un Initial Public Offering (Ipo), ovvero una pubblica offerta di titoli azionari per collocarne una parte sul mercato borsistico, offrendoli per la prima volta agli investitori.

Prova ne è l’affidamento di un mandato a diversi gruppi bancari, da Morgan Stanley a Citigroup, da Goldman Sachs a Merrill Lynch. Proprietaria in Europa di oltre 13mln 600mila mq di superfici ed una clientela d’eccellenza, tra cui Amazon, nei primi giorni di quel giugno del 2017 Blackstone annuncia invece di aver compiuto una scelta diversa.

Schwarzman-Trump: “sino” nemici cosa?

Perché? Come sempre, in operazioni di questa portata, le ragioni sono più complesse di quel che ufficialmente appare. Quel che però è innegabile è un nome: Stephen Schwarzman, Ad di Blackstone, repubblicano e vicinissimo a Donald Trump – che si assicura le presidenziali del 2016 – e di cui per un breve periodo sarà anche consigliere ufficiale. Come ricorda la Reuters nel 2019, “Schwarzman ha avuto stretti legami con la Cina da più di un decennio, quando il fondo sovrano del paese, China Investment Corporation, ha pagato 3 miliardi di dollari fino al 12,5% di Blackstone con sede a New York. Da allora CIC ha venduto quella quota”.

Cina e USA dita puntate
Cina e USA dita puntate
(Fonte: pixabay)

In sostanza, come ha rammentato recentemente Sergio Bologna, esperto del settore trasporti e logistica e docente in diversi atenei in Italia e Germania, i cinesi hanno finanziato per anni la spesa pubblica americana attraverso il loro fondo sovrano CIC.

Il monito di Sergio Bologna

“Per diversi anni – scrive Bologna in una lettera pubblica – è stato il soggetto che ha gestito l’acquisto di buoni del Tesoro americani. Avendo un forte surplus commerciale e quindi una disponibilità di dollari come pochi altri paesi al mondo, la Cina ha per lungo tempo finanziato, di fatto, il deficit pubblico USA. Senza questi acquisti cinesi di bond americani gli Stati Uniti non avrebbero potuto affrontare né le spese militari, né le missioni spaziali, di cui si sono vantati.

A seguito del progressivo raffreddamento dei rapporti tra Cina e Stati Uniti, CIC ha diminuito fortemente fino a cessare la sua attività di finanziatore del deficit pubblico USA ed ha preferito investire in società private americane. In questo modo tramite Blackstone ha acquisito, per esempio, parte della catena di alberghi Hilton e altre attività remunerative nel settore turismo per poi concentrare i suoi sforzi sulla logistica. I rapporti con Blackstone si sono fatti via via più intensi al punto di realizzare degli scambi azionari tra i due gruppi.

Dopo aver ceduto Logicor, Blackstone si è ricomperata (buy back) il 10% delle azioni”.

Quel buy-back fulmineo

Infatti, il 12 dicembre 2017, Financial Times titola “Blackstone buys back 10% of Logicor from CIC” e, in catenaccio, puntualizza: “Private equity group’s fund invests into warehouse company that firm sold in June”. Ebbene, se questa ulteriore operazione sembra sottrarre nell’immediato una piccola parte di controllo cinese su Logicor, non può comunque sfuggire un’altra operazione, ovvero un altro acquisto eccellente che Reuters descrive in data 2 ottobre 2017, e che s’intreccia con la vicenda Blackston-CIC. “Global Logistic Properties si espande in Europa con un’acquisizione di $ 2,8 miliardi”, titola l’agenzia di stampa britannica.

Cine e Usa guantoni da boxe
Cine e Usa guantoni da boxe
(Fonte: Shutterstock)

Global Logistic Properties (GLP) è una società di Singapore che, allo stato odierno, è leader incontrastato dell’immobiliare logistico dell’Estremo Oriente, con il controllo su 62 milioni mq a livello planetario. La malese Singapore, si dirà, non è la Cina. La notizia della Reuters, invece, fa emergere altro.

Dopo CIC, anche GLP: le compere cinesi

Il 2 ottobre 2017, infatti, Reuters scrive: “Global Logistic Properties (GLP) ha dichiarato lunedì di aver accettato di acquisire Gazely, una piattaforma logistica (franco-britannica, ndr) leader in Europa, per circa $ 2,8 miliardi, come parte della sua espansione in Europa. GLP ha affermato in una dichiarazione che l’acquisizione includeva proprietà in quattro paesi e comprendeva 32 milioni di piedi quadrati (3,0 milioni di metri quadrati) di superficie lorda affittabile totale. Il portafoglio di acquisizioni era concentrato nei principali mercati logistici europei, con il 57% nel Regno Unito, il 25% in Germania, il 14% in Francia e il resto nei Paesi Bassi”.

Fin qui, nulla da eccepire. È quel che segue che svela ben altro. “All’inizio di quest’anno – scrive Reuters – un importante consorzio di private equity cinese sostenuto da dirigenti senior di GLP ha vinto un’offerta per acquisire GLP per S $ 16 miliardi ($ 11,8 miliardi), segnando il più grande buyout di private equity in Asia in un settore vivace. Il promotore immobiliare China Vanke Co faceva parte del gruppo”.

Conclusione: “Il consorzio ha affermato di sostenere l’ingresso di GLP in Europa e ha affermato che non si aspetta che ciò influisca sulla tempistica della privatizzazione proposta”. Indovinello: chi ha venduto il pieno controllo della logistica europea al “Partito comunista cinese”?

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