ivan cottini in primo piano

È una lunga riflessione quella di Ivan Cottini, il celebre fotomodello e ballerino cui venne diagnosticata la Sclerosi Multipla, nel 2013. Anche per lui i primi mesi dell’emergenza Coronavirus e il suo conseguente lockdown hanno segnato in maniera indelebile una quotidianità già marchiata, a suo modo, dalla malattia. Dopo mesi di fermo e un rifugiarsi continuo nella speranza che mai più ci trovassimo a tu-per-tu con l’ipotesi di un nuovo stop generalizzato, il ballerino si sfoga riversando nelle parole la rabbia per quello che al momento sembra essere stato solo un fallimento.

Ivan Cottini: “Il lockdown ci ha azzerati

Solitamente, mentre faccio ginnastica passiva la mattina, ascolto sempre il mio terapista ma oggi avevo la mente da tutt’altra parte. Stavo pensando a come questi 7, 8 mesi di Covid ci abbiano profondamente cambiato – inizia così lo sfogo di Ivan Cottini – Eravamo partiti da un momento già di per sé difficile, dove l’invidia era il cancro incurabile che ci trascinavamo dietro“. “Il lockdown ci ha azzerati, messi tutti sullo stesso piano senza distinzione, finalmente tutti uguali e con la mer*a al collo; poteva essere un punto di svolta, poteva farci riscoprire quei valori persi come il fatto che là fuori non siamo noi i padroni onnipotenti“, aggiunge il ballerino facendo perno su quante potenzialità nascoste potessero esserci in un momento di stallo forzato quale è stato il periodo di lockdown.

Abbiamo fatto e facciamo tutto il possibile?

Speranze purtroppo disattese o forse tradite: “Dovevamo venirne fuori migliori. ‘Sì, ce la faremo… noi più forti di tutto’, questi erano i nostri motti ma purtroppo, i mesi son passati, e siamo ancora più divisi di prima, ancor più rabbiosi verso gli altri e anche forse più ribelli di prima perché a noi, le regole, non ci sono mai piaciute – scrive Ivan Cottini – Tanti, tantissimi stanno saltando per aria e noi umani abbiamo sempre bisogno di trovare un colpevole, puntare sempre quel dito verso qualcuno“.

E la domanda, viene spontanea: se anziché guardare gli altri, giudicassimo noi stessi, potremmo dire con certezza di aver fatto tutto il possibile per evitare ciò che sta accadendo?

Il timore che un nuovo lockdown lo allontani ancora dal ballo

Se ognuno di noi si fermasse e riflettesse: almeno una delle 5 cose che ci hanno chiesto le abbiamo sempre e comunque osservate?!

Forse i primi colpevoli verso i quali puntare il dito dovremmo essere noi stessi – continua Ivan, scoraggiato dall’idea di un nuovo lockdown che per lui significherebbe un ulteriore passo indietro su quel campo di battaglia dove tutti i giorni combatte contro la malattia – Dov’è finita la nostra voglia di essere più forti e di pensare al futuro, di ripartire con la consapevolezza che tutto dipende da noi? Ho una figlia e nel passato lockdown ho affrontato una separazione, forse nemmeno riuscirò più a ballare se chiuderanno nuovamente e limiteranno ancora i servizi d’assistenza medica domiciliare ma se questo servisse per fermare la propagazione del virus e a prendere tempo… non importa se non ballerò più se questo è ciò che serve.

Io mi lamenterò per questa cavolata mentre c’è gente che non avrà più un lavoro se si va avanti così. Io voglio che mia figlia tra 10 anni mi dica ‘CA**O siete stati TUTTI degli EROI“.

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