gianni alemanno

L’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato condannato anche in appello a 6 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo.

I reati per i quali è stato condannato sono finanziamento illecito e corruzione. La condanna è una conferma della sentenza pronunciata in primo grado.

Mondo di Mezzo: il ruolo di Alemanno

Nata come Mafia Capitale, l’inchiesta poi rinominata Mondo di Mezzo, è stato lo scandalo che ha portato al crollo dell’amministrazione romana. L’inchiesta scoprì un legame stretto tra un’organizzazione crimine gestita da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi ed il mondo politico: il nodo di congiunzione di questi due universi era proprio Gianni Alemanno, principale interlocutore di Buffi e Carminati.

Alemanno, secondo gli inquirenti era colui che gestiva all’interno dell’amministrazione comunale i bisogni e le richieste  dell’organizzazione, tramite opere di corruzione e finanziamenti illeciti.

La reazione all’ultima sentenza

Alla sentenza di primo grado, Alemanno aveva definito la pena “ingiusta” ed aveva assicurato di voler lottare per un appello che ne riscattasse la posizione: “Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in Appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente, l’ho detto sempre e lo ribadirò anche davanti ai giudici di Appello”.

Come riportato dal Pm Luca Tescaroli, Alemanno era “inserito al vertice del meccanismo corruttivo ha esercitato i propri poteri e funzioni illecitamente e curato la raccolta delle correlate indebite utilità, prevalentemente tramite terzi propri fiduciari per schermare la propria persona”. Alemanno non agiva da solo: aveva uomini “di fiducia, indagati e alcuni anche condannati in Mafia Capitale, sono stati proiezione della persona di Alemanno, che ha impiegato per la gestione del proprio potere, e si sono interfacciati con gli esponenti apicali di Mafia Capitale”.