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Da 5 giorni la Polonia è messa a ferro e fuoco da migliaia di persone (per la maggior parte donne) che stanno sfidando le norme e le restrizioni anti-Covid in nome della lotta per un diritto fondamentale: il diritto all’aborto.

La Corte costituzionale polacca, qualche giorno fa, ha infatti reso di fatto illegale l’aborto in caso di malformazioni del feto, di fatto vietando la maggior parte degli aborti che finora avvenivano nel Paese. Se il Paese si poteva aspettare le proteste delle associazioni femministe e di tutela ai diritti umani, certo non poteva immaginare la mole di manifestanti che questa decisione ha provocato, e la creazione di un movimento di protesta che supera i confini della nazione e viene accolto in molti altri Stati europei e non.

L’aborto in Polonia

Finora, grazie a una legge del 1998, l’aborto in Polonia era permesso per 3 ragioni: se il concepimento era frutto di uno stupro, se la gravidanza metteva a rischio la vita della madre e se il bambino era affetto da gravi malformazioni. Pochi giorni fa un folto gruppo di circa 100 parlamentari ha fatto un appello alla Corte Costituzionale affinché vietasse l’aborto per malformazioni del feto.

Detto, fatto: la nuova Presidente della CorteJulia Przylebska, di posizioni politiche molto vicine a quelle del PiS, ha letto la sentenza emanata dalla Corte che dichiara l’aborto per malformazioni del feto “incompatibile con la Costituzione”.

L’ascesa del partito Pis (Prawo i Sprawiedliwość, ovvero Diritto e Giustizia) in Polonia ha portato ad una nuova tendenza conservatorista all’interno del Paese.

Soddisfazione della Chiesa polacca

A braccetto con la tendenza conservatorismo governativa va anche la posizione estremamente chiusa della Chiesa, che da sempre condanna l’aborto.

Il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca (Cep), monsignor Stanislaw Gadecki, ha dichiarato pubblicamente: “Ogni persona di coscienza retta si rende conto di quanto sia una barbarie inaudita negare il diritto alla vita a una persona, soprattutto a causa delle sue malattie, appoggiando ufficialmente la sentenza.

Polonia: aborti all’estero ora impossibili

In tutto finora gli aborti effettuati ogni anno in Polonia sono all’incirca 1.100 ed il 98% di essi avviene per malformazioni del feto. Vietare questa possibilità di fatto significa vietare al 98% l’aborto in Polonia.

Fino ad ora le donne che volevano abortire per altre ragioni si recavano all’estero: in questo momento specifico in cui i trasferimenti all’estero sono diventati più complicati causa Covid, si teme che molte donne non avranno possibilità.

Le manifestazioni di protesta

Le proteste sono immediatamente esplose, molto più di quanto il governo di Jarosław Kaczyński immaginasse. Da ormai 5 giorni, in 150 città polacche, continuano i sit-in, le manifestazioni e le marce di donne che rivendicano i loro diritti.

Sul caso si è espresso anche il mondo politico a livello europeo: Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio D’Europa, ha dichiarato su Twitter che “rimuovere il diritto per quasi tutti gli aborti legali in Polonia equivale a proibire e violare i diritti umani”, definendo il giorno della sentenza “un triste giorno per i diritti delle donne”.

tweet Dunja Mijatovic
Il tweet della Presidente della Commissione per i diritti umani Dunja Mijatovic

Anche Donald Tusk, ex capo del Consiglio Europeo, si è espresso contro la sentenza.

Reazioni in tutto il mondo

Insieme ai politici si stanno mobilitando associazioni per i diritti umani e a tutela delle donne in tutto il mondo, che hanno cominciato a manifestare nei pressi delle ambasciate polacche.

Anche alcuni personaggi pubblici hanno abbracciato la causa, come la modella polacca Nicole Poturalski e la cantante Miley Virus, che vanta un enorme seguito in Polonia.