medico si prepara per il turno in terapia intensiva

Preoccupa la diffusione del Covid in Italia, arrivato oggi a quasi 27mila casi, registrando un’impenna notevole nelle ultime settimane. I numeri del contagio hanno spinto ad adottare misure di contenimento relative alla chiusura di alcune attività commerciali e di intrattenimento, contenute nell’ultimo Dpcm.

Regole più stringenti, come il coprifuoco, sono inoltre state introdotte in alcune Regioni particolarmente a rischio, mentre l’ipotesi di un lockdown è stato ventilato per città con situazioni critiche, come Napoli e Milano.

Nonostante il premier Giuseppe Conte abbia dichiarato che in Italia ci si trovi al momento allo scenario 3 dei vari prospettati dal Ministero della Salute, il report settimanale dell’Iss vedrebbe un aumento dell’indice di trasmissibilità Rt al di sopra dell’1,5, condizione che comporterebbe l’entrata nello scenario 4, definito “critico”.

Covid, l’Italia lanciata verso lo scenario 4

È l’ANSA a riportare fonti che anticipano il report che ogni settimana l’Iss pubblica sul monitoraggio della diffusione del coronavirus. Secondo le indiscrezioni, l’indice Rt avrebbe superato l’1,5, valore riscontrato nella settimana precedente.

Questo numero è uno degli elementi che alzano l’asticella di rischio, determinando l’entrata dell’Italia nello scenario 4 di quelli previsti dal documento “Prevenzione e risposta a COVID-19, le linee guida pubblicate dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità per la gestione dell’epidemia.

Cosa comporta lo scenario 4

Come si legge del documento del Ministero della Salute, lo scenario 4 implica “una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi“.

I valori di trasmissibilità del coronavirus in questo caso metterebbero in serio rischio i soggetti più fragili, impossibili da difendere. “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di 3 settimane“, continua il documento, “si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento molto aggressive“.

Le ipotesi di lockdown a novembre

Questa prospettiva rende più probabile la possibilità che si torni a un lockdown, sollevata da molti in questi giorni e smentita dal premier Conte. Anche il presidente del Comitato tecnico-scientifico, Agostino Miozzo, è tornato sull’argomento durante un’intervista a Radio Popolare: “Tra le ipotesi c’è quindi anche il lockdown, parziale, generale o localizzato. Speravamo, auspicavamo di non arrivare a quel punto, ma se guardiamo anche i Paesi accanto a noi, sono purtroppo possibilità realistiche“.

Luca Richeldi, membro del Cts e primario all’ospedale Gemelli di Roma, smorza i toni: “Ritengo che sia possibile, non probabile. Abbiamo preso misure molto rigide che dovrebbero dare risultati in 2 settimane“, ha dichiarato a Otto e Mezzo. Si deve quindi attendere che le misure di contenimento applicate finora diano i loro frutti nelle prossime settimane, ma se il Covid non allentasse la presa ogni opzione è sul tavolo.

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