Giorgio Panariello a Domenica In

Nel nuovo appuntamento con Domenica In, Mara Venier accoglie nel suo studio l’amico Giorgio Panariello. L’occasione è per presentare la sua nuova fatica letteraria: un libro autobiografico dedicato alla perdita del fratello Franco. Il ricordo della sua morte è ancora una ferita aperta e il conduttore rivela: “Io ho avuto la sua stessa disperazione“.

Giorgio Panariello ricorda il fratello Franco

La morte del fratello, avvenuta il 26 dicembre 2011, è una ferita ancora aperta per Giorgio Panariello. Il corpo di Franco, così si chiamava il fratello del celebre showman, era stato rinvenuto sul lungomare di Viareggio, fra i cespugli.

La ricostruzione della dinamica ha portato all’accusa di omissione di soccorso nei confronti degli amici con cui aveva passato la serata. Franco, colpito da un malore nel corso della cena, anziché essere soccorso era stato lasciato agonizzante sul lungomare. A distanza di 9 anni Giorgio Panariello vuole ricordarlo e celebrare il prezioso legame che lo univa a lui. Per farlo, ha deciso di scrivere un libro autobiografico dal titolo emblematico: Io sono mio fratello. Fra le righe del suo scritto, il comico racconta il rapporto con Franco: a Domenica In, ospite di Mara Venier, la presentazione del libro al grande pubblico.

Il ricordo del fratello: “Ha avuto sfortuna nella vita

Giorgio Panariello spiega alla conduttrice e al suo pubblico i motivi dietro la decisione di mettere su carta il ricordo del fratello: “Ho voluto scrivere questo libro per rendere giustizia a mio fratello, perché si avevano notizie di lui prese qua e là. La percezione era che mio fratello se ne fosse andato per overdose. In realtà non è così, non è morto per quello ma per causa di altri.

È morto di ipotermia perché è stato tutta la notte all’agghiaccio“. Non solo giustizia per Franco, ma fra le righe del libro viene tratteggiata la storia del ragazzo e il difficile rapporto con il dolore che ha coinvolto entrambi i fratelli: “Poi volevo raccontare la storia di un ragazzo che ha avuto la sua sfortuna nella vita. Il titolo è emblematico perché io ho avuto la sua stessa disperazione, anche io ho pensato di non farcela più e anche io stavo per cadere nella trappola delle sostanze stupefacenti.

Quando sei disperato, cadi in questo, e non avevamo una sicurezza familiare. Mi sono fermato in tempo“.

L’incontro con Franco durante l’infanzia

Giorgio Panariello ripercorre alcuni momenti della sua infanzia, vissuta al fianco dei nonni: “Ho avuto un’infanzia normale, i nonni hanno sostituito benissimo i genitori. Ma è chiaro che qualcosa dentro ti rimane e forse ho fatto il comico nella vita per cercare di esorcizzare“. Sino all’incontro con il fratello Franco: “Lui ha sofferto da subito. All’epoca non capivo queste cose, mi crogiolavo nella mia famiglia e stavo bene. Vedevo questo ragazzino che era il mio fratello ogni tanto, veniva a casa per le feste comandate e mi divertivo con gli altri, dicevo ‘Questo è mio fratello’, ero orgoglioso di dirlo.

Ma non capivo perché tutti avevano sempre un fratello, e io solo ogni tanto“. Per lo showman è arrivata poi un’amara scoperta: “Vengo a scoprire dopo che quelli non erano i miei genitori ma i miei nonni. Nel tempo sono riuscito a rimettere tutto nelle posizioni e ho capito che niente di tutto quello che pensavo era vero. Si ricomponeva il puzzle e c’era da perdere la testa. Ci ho messo tanto ad acquisirlo.

Poi nonna se ne va ed è stato un dolore grandissimo, perché ha fatto quello che ha potuto“.

Le debolezze del fratello e il tunnel della droga

Il comico ricorda le debolezze del fratello, vittima del brutto giro della droga e dell’uso si sostanze stupefacenti. Se Franco viveva il suo dolore, anche per Giorgio non era un periodo semplice: “Franchino nel mio cuore c’è sempre. C’è stata poi una netta divisione tra me e lui e io me ne ero andato. A un certo punto gli scrissi un bigliettino che poi ha conservato e c’era scritto ‘Mi dispiace solo non poterti dimostrare che vivere come vivo io sia meglio’.

Perché in quel periodo lui stava male per cose sue, e io stavo male per altre. Stavamo male entrambi e io non potevo aiutarlo“. Per correre in suo soccorso, Panariello ha provato a studiare i movimenti di suo fratello e il suo giro di conoscenze: “Io cercavo di capire come poterlo aiutare entrando nel suo giro. Ero solo in questa battaglia“.

Ho avuto l’ossessione di Franco

Il rapporto con Franco, però, non è stato tutto rose e fiori, come racconta a Mara Venier: “Quando parli con qualcuno dio Franchino, sorridono: e questa è la cosa bella.

Mi fa piacere che le persone lo possano conoscere con questo libro. È stato il mio amato e odiato fratello, perché ci sono anche stati momenti in cui non sopportavo di vederlo. Lui rappresentava il contrario della serenità e a un certo punto della mia vita ho avuto l’ossessione di Franco. Una notte l’ho visto con un impermeabile, si è girato e per me era lui. Sono tornato a casa ma il campanello non ha mai suonato. Non l’avevo mai capito e mai gliel’avevo chiesto. Forse in quel periodo ero talmente impaurito che lui potesse venire a rompere quell’incantesimo che si era creato nella mia vita.

Lui per me in quel momento era una zavorra: avevo paura di incontrarlo“.

Il supporto al fratello

Tra mille tentativi per cercare di aiutarlo ad uscire dal tunnel della droga, Giorgio Panariello racconta di avercela fatta: “Ho pensato di avercela fatta solo quando lui è venuto e mi ha detto: ‘Voglio provarci, dimostrarti che ho il carattere, non posso più di vivere così’. Mi chiese aiuto e lì ho capito che potevo veramente aiutarlo a salvarsi. Chi fa uso di droghe è bugiardo, invece lì ho percepito che dovevo fare leva su questa cosa immediatamente e così è stato“.

Ridiamo dignità a Franco

Il comico, successivamente, spiega nel dettaglio la dinamica della morte del fratello: “Lui va a cena, si sente male e i suoi amici, presi dal panico, hanno deciso non di soccorrerlo. Anche loro avevano bevuto, erano in condizioni non normali. Lo hanno buttato in mezzo alla strada, a dei cespugli, poi hanno avvisato che avevano visto qualcuno che forse stava male. C’è stato un processo. Per loro credo sia la condanna peggiore: oltre agli anni o mesi di carcere che siano, dal punto di vista umano credo che la loro sia una condanna perenne“.

Il suo appello, in chiusura, è piuttosto forte: “Lui come persona umana si era completamente ricostituito: ridiamo dignità a Franco“.

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