Giuseppe Conte firma il Dpcm

L’Italia si è svegliata divisa. Riesce al “centrista” Conte quello che per anni non è riuscito ad un Bossi in piena forma. Anche se a pagare il prezzo più alto è il suo caro Nord.

Oggi ci svegliamo tutti un po’ più tristi, nessuno di noi ha il verde, e siamo tutti in uno stato di allerta.

Le bare di Bergamo e le ambulanze di Torino

Torino diventa oggi quello che Bergamo era ieri, con una foto simbolo, estrapolata da un contesto non intenzionale e strumentalizzato, icona di un’Italia messa in ginocchio da una malattia di sistema, da una mala creanza fatta di ignoranza e impreparazione.

Da un virus che non si chiama Covid.

Il cancro è quello della ricerca del consenso.

Dai bonus elargiti a pioggia senza una strategia economica per aiutare le micro e piccole imprese, vero motore di un’Italia che vuole lavorare.
Alla riapertura delle scuole, tralasciando il trasporto pubblico e le difficoltà familiari.
Fino ad arrivare al Liberi Tutti, senza obblighi, ma con raccomandazioni. Come ha ribadito ieri il nostro Presidente. Lui si augura che le raccomandazioni vengano seguite.

Non credo sia fiducia, e non credo che un popolo abbia bisogno di un Presidente che spera e che si augura, quanto di una persona che ci guidi a livello politico, sanitario ed economico. Sarà il Presidente dell’andrà tutto bene, frase che finalmente non si sentirà più, passata da un motto di speranza a una battuta cinica di chi la speranza l’ha persa.

La vera pandemia è la ricerca di consenso

Un Presidente, come pure i leader delle forza di maggioranza e opposizione, in perenne campagna elettorale dove quello che importa è accontentare nel breve termine gli elettori, abituati ormai ad un assistenzialismo dovuto e immediato.

 

Il cancro è quello della nostra politica. E la delusione sta nel chiedersi, pur sapendo già la riposta, chi avrebbe potuto fare meglio di Conte. Non c’è destra, non c’è sinistra, rimane solo un egocentrismo basato su logiche dimensionali di membri maschili retrograde e cieche.

Che fine ha fatto la nostra Italia?

Non è un ripianto, come spesso leggo, per la Prima Repubblica, troppo romanticizzata e imparagonabile, a mio avviso, ad un’Italia neppure più sorella di se stessa.

È un rimpianto per gli uomini e le donne di cultura, per quella retorica che incantava e un po’ intimoriva gli italiani, è un rimpianto per la gente che studiava e non improvvisava.

Che fine ha fatto la nostra Italia? Quella degli intellettuali, quella che insegnava al mondo e quella che oggi troppo spesso viene presa in giro. Ma in fondo, tanti italiani ridono quando Di Maio sbaglia un congiuntivo e allora ridiamo, continuiamo a ridere, perché motivi ce ne sono tanti.

Approfondisci

TUTTO sul CORONAVIRUS

Dpcm: cosa non si può fare nelle aree rosse, arancioni e gialle

Coronavirus, Conte firma il Dpcm: le nuove misure per l’Italia