Ministro della salute Speranza

Quando andavo a scuola io una buona parte delle lezioni di italiano erano dedicate all’analisi del testo e ai riassunti. Rispetto a noi romanticoni degli anni ’70, abituati a lunghe lettere spedite per posta, adesso la maggior parte delle persone scrive sui social e si dovrebbe, quindi, essere più bravi a eliminare il superfluo e porre l’attenzione sulle cose importanti.

Non serviva Nostradamus

Facciamo un riassunto allora: a marzo il primo lockdown generalizzato e totale. Ed è stato in quel periodo che si iniziava a parlare delle seconda ondata autunnale, con particolare attenzione alla riapertura delle scuole, che implica la gestione di faccende legate all’educazione, ma anche legate ai trasporti e alla vita familiare.

A maggio c’è il libera tutti e nell’estate si incentivano le vacanze in Italia per favorire il settore turistico penalizzato pesantemente dalla pandemia.

Interventi mirati a farci pedalare

Nel frattempo vengono studiati interventi mirati per affrontare nuovamente un virus che sembra non essersi ancora arreso alla nostra voglia godere del bel tempo. 

Per la didattica dei nostri ragazzi, e quindi per il nostro futuro, vengono stanziati 950 milioni ripartiti un terzo e due terzi tra 2020 e 2021, come annuncia il Ministro Gualtieri a luglio.


Ma ancora oggi, a quasi due mesi dall’inizio della scuola, mancano in gran parte gli insegnanti di sostegno, regole chiare per la didattica a distanza e formazione per gli insegnanti, che hanno visto, insieme ad altre categorie, stravolgere il lavoro per come lo conoscevano finora e ai quali è affidata l’educazione non solo accademica, ma anche morale dei ragazzi.


Circa 300 milioni per le strutture e “Non solo per i banchi con le rotelle”, tuona il Ministro.

Già, i banchi con le rotelle, la molto più che fantasiosa idea ministeriale che doveva essere la soluzione per il distanziamento sociale in classe.

Rotelle anche per i monopattini e ruote per le bici. E poi Marotta si lamenta che questo è un governo che non pensa allo sport.

Fidarsi è bene, ma…

Mascherine non obbligatorie, multe quasi mai arrivate per i trasgressori, casse integrazioni in forte ritardo e non ancora incassate del tutto, malati non Covid rimandati a casa e operazioni ed esami bloccati.

Arriviamo ad oggi, o meglio al 4 novembre. Nuovo Dpcm, in cui il Presidente divide l’Italia in tre colori, a seconda del numero dei contagi e delle strutture sanitarie presenti sul territorio.

La grande sorpresa arriva alla Campania che, pur vantando podi tristemente importanti, rientra in una zona gialla, con grande sgomento anche di De Luca, il cui desiderio palesato era quello di chiudere tutto.

Due giorni dopo, quindi senza aspettare le famigerate due settimane per valutare i dati, il Ministro Speranza Alla Salute, dichiara di voler allargare le zone rosse. Due giorni dopo.

Dopo quattro giorni dal Dpcm il Presidente della commissione Sanità della Regione Piemonte chiede rinforzi alle ONG, perché gli ospedali ormai sono al collasso.

La Regione già al collasso dopo solo 4 giorni dal Dpcm. 

Il giorno dopo il primo weekend di parziale lockdown, arrivano anche le parole di Emiliano che si appella ai genitori pugliesi per non mandare i bambini a scuola.

A meno di una settimana dall’ultimo Dpcm regna il caos e l’improvvisazione è ancora la grande protagonista di questo periodo e di questo Paese.

Siamo in guerra! Ma qualcosa non torna

E posso essere d’accordo con il commosso Sileri che ieri su La 7 richiama il senso di sacrificio e ci racconta che i suoi colleghi lo chiamano tutti i giorni implorandolo di fare zone rosse perché non ce la fanno più, con l’ormai noto: “Siamo in guerra“.


Però, qualcosa non torna. Non tornano i tempi: lo abbiamo vissuto a marzo e lo abbiamo previsto ad aprile, 7 mesi fa. Non tornano i pareri degli esperti: i medici vogliono le zone rosse, i governatori vogliono le zone rosse e l’Italia è quasi tutta gialla, con timide sfumature arancioni.

Chiusi sì, ma aperti di mente

Tutti, o almeno questo è il mio augurio, sappiamo dell’importanza del lockdown e di rispettare le regole, stando al sicuro a casa, per uscire da questo surreale momento nel più breve tempo possibile.

Quello che sappiano anche però è che tutto questo poteva essere previsto, come lo è stato effettivamente, e si poteva intervenire in modo diverso, per non correre adesso a ripari raffazzonati, senza una strategia chiara e condivisa. Con o senza rotelle. 

E il Ministro Speranza Alla Salute ci dice che “Serve agire con decisione”. Sì, Ministro, serve!

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