Giampiero Vigilanti, l'ex legionario coinvolto nel caso del Mostro di Firenze

Si è chiuso, forse per sempre, il processo al Mostro di Firenze. Una vicenda che ha abbracciato decenni della storia Italiana e che ha segnato una delle pagine di cronaca nera più celebri e intricate di sempre. Il Gip di Firenze ieri ha accolto la richiesta del Pm Turco ed ha archiviato le indagini sull’ex legionario Vigilanti e sul medico Caccamo. L’investigatore privato Davide Cannella ha commentato a The Social Post gli ultimi sviluppi della vicenda.

Mostro di Firenze, si chiude l’ultimo filone di indagine

Sono molti, apparentemente infiniti i filoni che hanno composto il Processo al Mostro di Firenze.

Da Pietro Pacciani e i compagni di merende, fino a quest’ultima indagine sull’ex legionario Giampiero Vigilanti e il medico Francesco Caccamo, oggi 88enne. Troppo labile l’impianto accusatorio nei loro confronti: il Gip Angela Fantechi ha così disposto l’archiviazione dell’indagine contro gli ultimi due indagati, rigettando l’istanza di opposizione dell’avvocato Adriani, rappresentante delle famiglie della coppia di francesi uccisa a Scopeti nel 1985.

Nelle motivazioni, si legge che sono le nuove indagini sarebbero “inconcludenti e inidonee a condurre a un diverso esito rispetto a quello prospettato“.

Rigettata anche la richiesta di risentire alcuni testimoni, che “hanno già reso dichiarazioni del tutto vaghe e inattendibili senza indicare la forte della loro conoscenza“.

Il coinvolgimento di Vigilanti e Caccamo

Chi ha seguito la maggior parte delle vicende collegate al Mostro, è l’investigatore privato Davide Cannella, che al tempo lavorò sul filone di Pietro Pacciani e la celebre storia della prova artefatta ritrovata nel suo orto. Sulla recente archiviazione ha detto: “Quell’inchiesta era destinata a un inevitabile naufragio, non c’erano elementi già sul nascere“.

Contro Vigilanti, fatti troppo leggeri, come che fosse proprietario di pistole e vivesse a Prato e fosse in rapporti con Pietro Pacciani ed altri elementi collegati alle indagini. Stesso discorso per il medico Caccamo: “Erano collegati, automaticamente sono stati prosciolti entrambi“.

L’ipotesi del loro coinvolgimento è stata portata avanti dall’avvocato delle famiglie di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, la coppia francese uccisa nel 1985. “Si era fortemente innamorato dell’ipotesi. Capisco che ognuno cerchi di portare acqua all mulino della verità, ma almeno un incipit deve esserci, in questo caso non c’era“.

La rovina dell’indagine sul Mostro di Firenze

Ora che anche l’ultimo dei filoni aperti è stato chiuso, per l’investigatore è tempo di guardarsi alle spalle e capire se e dove siano stati commessi errori. “C’è un falso storico che bisogna smitizzare: ha portato alla completa rovina dell’indagine” ha dichiarato. Il riferimento è alla pistola, la Winchester calibro .22 che unisce i delitti del Mostro: quello del 1974 al Mugello, così come i 2 dell’estate del 1980. Ma non solo. “Il maresciallo Fiori si sarebbe ricordato di un altro omicidio avvenuto nel 1968” (quello di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco Ndr).

Tuttavia, rivela Cannella, “Non se ne è ricordato con un lampo di memoria, ho le prove di questo: è stato imbeccato da un biglietto anonimo“.

La prima certezza sul Mostro di Firenze, quindi, è legata proprio alla pistola, che ha cominciato a sparare anni prima del primo duplice omicidio: “L’inchiesta deve categoricamente partire dal 1968“.

Adesso è davvero finita?

L’archiviazione delle posizioni di Vigilanti e Caccamo, sembra mettere la parola fine alle decennali inchieste sul Mostro di Firenze. Senza che sia mai stato trovato un vero colpevole. Tuttavia, c’è una persona che ancora si sta battendo perchè venga trovata la verità: si tratta di Anna Maria Mazzari, meglio nota come “la Suorina” di Pietro Pacciani.

Suor Elisabetta fa avanti e indietro dalla Procura a casa con il mio libro sotto braccio, per consegnarlo” dice Cannella. “Vuole venga letto il libro, dove ci sono appunti e fatti che sono indispensabili anche per il Mostro“. L’investigatore, chiude con una frase che alimenta ancor di più l’infinito mistero attorno al Mostro di Firenze: “Ho elementi indispensabili per scoprire chi sia. Mi riservo un’asso nella manica“.

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