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Il coronavirus sta seminando morte e dramma ormai da un anno, ma con l’inverno si prospetta l’arrivo di altri virus, in particolare quello influenzale. Se da un lato si gioisce per l’avvicinarsi della messa in commercio del vaccino, quindi, dall’altro si parla già di rischio di co-infezione.

Le caratteristiche della co-infezione: influenza e covid-19

C’è un problema: una volta accertata la positività al coronavirus, spesso non si fanno analisi per capire se vi siano altre infezioni in corso. Ma i casi di co-infezione, in realtà, potrebbero essere più comuni di quanto si pensi.

L’unica differenza è la perdita di gusto e olfatto… [che] non è mai stata riportata per i virus influenzali”, ha spiegato il dottor Timothy Uyeki, che fa parte dell’organismo di controllo sulla sanità pubblica negli Stati Uniti (CDC).

Come riportato da MedpageToday, Uyeki ha spiegato che il rischio di co-infezione ha diverse implicazioni per la popolazione. Anche a livello terapeutico. Il desametasone, infatti, utilizzato per le infezioni gravi da covid-19 nei pazienti ospedalizzati, può prolungare la replicazione virale dell’influenza.

Un’altra cosa preoccupante della co-infezione, però, è il rischio di sovraccarico del sistema immunitario.

Questo, infatti, può avere effetti drammatici nelle persone più fragili.

Inoltre, si sa che i virus influenzali, unendosi ad altri virus, possono acquisirne le caratteristiche. Ma questo non succede col coronavirus. Il covid-19, infatti, fortunatamente è completamente diverso dall’influenza.

I casi di co-infezione già studiati

Già da marzo si sa della possibilità di una co-infezione. Se n’è parlato per la prima volta su Lancet, una rivista scientifica. Secondo lo studio, su 1054 pazienti positivi al SARS-CoV-2, 9 lo erano anche all’influenza. Ai tempi, soltanto uno di questi non si era ancora ripreso.

Da allora si è parlato di co-infezione in molte altre pubblicazioni.

Nonostante i casi studiati ci rassicurino sulla completa ripresa dei pazienti con co-infezione, la prevenzione è fondamentale. È quindi importante parlare di vaccino anti-influenzale, anche se in buona parte delle regioni italiane questo è ancora riservato a over 65 e categorie a rischio.

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