Super ospite di Mara Venier nell’odierno appuntamento con Domenica In è Tiziano Ferro. Reduce dal successo del suo ultimo album di cover e del documentario Ferro, il cantante ripercorre le tappe più importanti della sua vita artistica e privata. Dagli anni bui del bullismo al rapporto con la musica, sino all’amore per il marito Victor Allen e a un commosso ricordo della nonna: “Gli insegnamenti e l’amore non vanno mai via“.

Tiziano Ferro: è un periodo d’oro

In video-collegamento da Los Angeles, dove vive, Tiziano Ferro interviene nella puntata di quest’oggi di Domenica In ospite di Mara Venier.

È un periodo d’oro per il cantante, che è reduce dal successo di un doppio impegno lavorativo che sta conquistano i suoi fan e non solo.

Il primo è l’album di cover Accetto Miracoli: l’esperienza degli altri, in cui ha reinterpretato grandi classici della musica italiana, da Rimmel di Francesco De Gregori a Bella d’estate di Mango.

Il secondo progetto, invece, è un documentario anch’esso uscito da poco che racconta senza filtri la storia artistica e privata del cantante. Ferro ripercorre la difficile adolescenza segnata dall’obesità e dalla mancata accettazione degli altri, sino agli esordi nel mondo della musica.

Un percorso professionale che è stato anche un’esperienza di vita, segnato da momenti di sconforto intervallati da segnali di rinascita.

Ora il cantante, come testimonia anche il documentario, ha trovato il suo equilibrio interiore e, soprattutto, l’amore: quello al fianco del marito Victor Allen, ex consulente della Warner Bros.

Un percorso di accettazione di sé stesso

Il video-collegamento con Tiziano Ferro, che in una recente intervista ha raccontato i suoi passati problemi con l’alcolismo, comincia subito nel segno della musica.

Dalla sua casa di New York, il cantante ci regala un’intensa interpretazione di E ti vengo a cercare di Franco Battiato: anche questa cover è contenuta nel suo ultimo album.

Il cantante a seguire rivela la difficoltà di interagire con le sue diverse personalità per cercare di piacere alle persone. Uno spirito di accettazione che è stato alla base della sua vita: “Nella vita delle persone ci sono dei capitoli e noi facciamo di tutto per sembrare sempre perfetti. Poi arriva un momento in cui capisci che mantenere vivo così tante versioni di te stesso per compiacere tutte le persone è molto faticoso.

Io non sono coraggioso, è molto più facile vivere con una versione sola di se stessi“.

Tiziano Ferro a Domenica in

Tiziano Ferro canta E ti vengo a cercare

Parlare delle mie ferite è stata una terapia

Le stesse ferite che l’hanno segnato, Tiziano Ferro ha saputo trasformarle in punti di forza: “Ho avuto tanti graffi, per me parlare delle mie ferite è stata l’inizio di una terapia molto importante che consiglio a tutti. Qualunque condizione scomoda, malattia, depressione o ansia, nel momento in cui esce dalla segretezza la curi sempre un po“.

Parlando degli haters, i cosiddetti ‘leoni da tastiera’, il cantante spiega: “Io non dimentico mai niente, per me non è stato un lavoro quello del ricordo, ma quello dell”imparare a dire le cose, a spiegarsi. Sono diventato famoso a 20 anni ma a 20 anni non sai chi sei. Pian piano scopri queste risposte, ci vuole tempo. C’è stato il vantaggio che ogni volta che avevo il bisogno di condividere la mia verità con le persone, loro mi hanno detto ‘Anche io’, ‘È  interessante, ti sono vicino’. Ma ci sono anche tanti haters, ma è molto semplice la risposta: non dedicare il tempo a chi ti odia, ma dedica un minuto a chi ti ama.

Io azzero il mio sentimento negativo e dedico il mio tempo a qualcuno che lo merita veramente, e il problema è risolto“.

La forza delle sue cicatrici

Parlando del documentario Ferro, l’artista si sofferma su una delle tematiche in esso affrontate: “Quando vedo me bambino, mi dico: ‘Parla con quel bambino, digli che va bene così’. Perché io mi guardo nelle foto e mi dico ‘Perché pensare di non essere all’altezza?’. Le cicatrici per me sono una grande barriera: sono i miei superpoteri, riesco a guardare il mondo tramite loro, so come ci si arriva ma so anche che sono una soluzione.

Il documentario non è una celebrazione del dolore, ma delle soluzioni. Io racconto la mia visione di soluzione, ed è importante. Passiamo la vita a sperare di essere ricordati, e poi vogliamo eliminare le cose che ci rendono unici, come i nostri difetti, e i difetti sono anche quelli per cui le persone si innamorano di noi“.

Colpita dalle sue parole intrise di vissuto e verità, Mara Venier rivela. “Alla mia età non sarei quella che sono se nella mia vita non ci fossero stati tanti dolori che inevitabilmente ti segnano, ed è proprio quello che ti porta ad essere una persona con tante cicatrici, che però ce l’ha fatta.

Io insisto molto in quello che mi è arrivato vedendo il tuo documentario: io sono grande e ce l’ho fatta, ma tu puoi arrivare ai ragazzi, ai giovani, che vivono dei momenti di depressione, solitudine, alcol, droghe. Io dico che ce la possiamo fare tutti“.

La dipendenza dall’alcol

Un’altra importante tematica affrontata in Ferro è la passata dipendenza dall’alcol. Le parole del cantante sono un monito importantissimo e rappresentano un messaggio di rinascita: “Di queste dipendenze si parla, ma sempre in termini di problemi, ma non di strade.

Ma spesso non sono condizioni ambientali, ma fisiche. Per me parlare di questo tema è stata una provocazione: trovo assurdo che in Italia nessuno dichiari di avere questo problema. Io le vedo queste persone, ma loro non sanno di avere un problema perché non se ne parla. Ogni dipendenza ti vuole solo, isolato: la soluzione è uscire fuori, rompere quella segretezza“.

E, a seguire, racconta il suo rapporto con gli incontri di recupero, che ha inizialmente cercato di evitare ma ai quali si è sottoposto in seguito: “Io per 5/6 anni non sono andato a incontri di recupero, per timidezza mia o timore.

Poi in Italia sentivo il bisogno di recuperare il contatto con questi gruppi di incontro e a Milano ho iniziato a scoprire il mondo della gentilezza e dell’accoglienza. Lì mi hanno portato a sentirmi protetto“.

La musica come salvezza e gli anni del bullismo

Compagna di vita sin dall’inizio della sua carriera, Tiziano Ferro spiega il rapporto speciale con la musica e, più in generale, con l’arte: “La musica, l’arte mi ha salvato la vita.

è diventato un linguaggio di grande salvezza: l’arte non è meno curativa della medicina. Ci tengo a dire che l’arte ha un potere curativo molto più grande di quello che pensiamo“.

Proprio la musica è stata la valvola di sfogo, la via principale per superare i difficili anni della scuola, segnati dal bullismo: “Io ho fatto la primina e c’era sempre il bullo, quello più perfido. Alle superiori mi comprai apposta una giacca per mettermela il primo giorno di scuola e sembrare figo. Io sono una persona che non celebra mai il rancore, ma il cambiamento più bello venne alle superiori, dove ho iniziato le prime amicizie importanti“.

Il suo giudizio sulla legge contro le discriminazioni

L’intervista tocca numerosi temi, compresi quelli strettamente legati all’attualità. Come la possibile legge contro l’odio e la discriminazione di cui si sta discutendo in Parlamento e che andrà a tutelare le persone maggiormente colpite. Il giudizio del cantante sulla questione è chiaro: “Denigrare crea danni mentali, dei traumi che segneranno per sempre questa persona. La salute mentale non è meno grave di quella fisica, per questo credo che serva proprio una legge contro l’odio, la segregazione e la discriminazione. Io lo lasciavo fare pensavo che me lo meritassi, credevo avessero ragione perché me lo avevano imposto, mi sentivo sbagliato“.

Proprio per questo, a suo parere, serve eccome una legge contro le discriminazioni: “Quando fai una regola, la percezione delle persone sul tema cambia. Serve iniziare a parlare delle persone e dire loro che non è possibile discriminare e attivare violenza psicologica che non risponde a tue caratteristiche preconcette“.

L’amore con Victor Allen: “Ha migliorato la mia vita

Al fianco di Tiziano Ferro, oltre alla musica sua fedele consigliera, c’è anche una persona speciale:  il marito Victor Allen, del quale rivela: “Il merito suo c’è, però credo sempre che l’unica persona che puoi salvare nella vita sia te stesso.

Se non arrivi a una soluzione con te stesso, le persone non si avvicinano a te stesso perché non le fai avvicinare“.

L’incontro con l’uomo che gli sta facendo battere il cuore ha rappresentato un punto di svolta: “Victor è arrivato perché io gliel’ho permesso e, quando è arrivato, ha smussato degli angoli. Lo incontrai due giorni prima di tornare in Italia, ero a Los Angeles. Ha migliorato la mia vita, ma è un miglioramento bello e faticoso: come ogni lavoro richiede pazienza e mediazione, a favore di un progetto di vita insieme.

Lui ha anche le caratteristiche che compensano le mie carenze e viceversa“.

Sanremo 2020: l’esperienza all’Ariston

Tra le numerose esperienze che hanno formato Tiziano Ferro come artista e come uomo, spicca la partecipazione al Festival di Sanremo 2020 in veste di co-conduttore al fianco di Amadeus. Il cantante racconta: “È stato bello, ma è talmente un delirio. In quei giorni il mondo vive in quella città, è una lente di ingrandimento“.

Un momento per lui speciale è stata l’esibizione al fianco di Massimo Ranieri sulle note di Perdere l’amore: “Abbiamo parlato di gratitudine e ci tengo a ricordare il privilegio che ho avuto nel cantare con la persona che mi ha ispirato più di tutti.

Mi ha lacerato aver avuto accanto questo uomo che ancora si emoziona come un bambino, come se fosse il primo giorno. La sua generosità, il suo affetto, che meraviglia. Bisogna celebrare i re che abbiamo nel nostro Paese, lui è un tesoro nazionale. Il mio senso di gratitudine e amore verso di lui non ha limite. Mi ha chiesto lui cosa volevo che facessi, mi scriveva chiedendomi cosa volessi fare“.

Il ricordo della nonna: “L’amore non va mai via

Su un ricordo del passato di Mara Venier, Tiziano Ferro ricorda con commozione l’adorata nonna: “L’accettazione è la cosa più complessa, io faccio molta meditazione e prego molto.

E credo che non si possa essere credenti e prendere di questo solo ciò che ti pare. Quindi è da quando sono piccolo che credo in un posto migliore, che il corpo non importa, ma importa solo lo spirito. Sì, mi manca, ma gli insegnamenti e l’amore non vanno mai via“.

Attimi di forte commozione in studio, con Mara Venier visibilmente provata dal suo racconto.

Anche il cantante non trattiene le lacrime: “Mia nonna è stata quella che mi ha insegnato la spiritualità nella maniera più basilare, non sapeva né leggere né scrivere ma mi portava a messa. Io andavo volentieri perché mi ricordo che i sermoni erano quelli dei preti veri, semplici. Parlavano del concetto di amore universale, passione, della capacità di capire l’altro. Quei concetti mi sono rimasti dentro“.

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