donne lavoro

Nel giorno della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne la riflessione di Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, è critica: non solo violenza, anche in ambito lavorativo le ricadute più pesanti dell’emergenza Coronavirus hanno gravato sulle spalle del genere femminile.

Lavoro e Covid-19: le ricadute più gravi sono sulle donne

Così i più gravi risvolti, conseguenza diretta di un’emergenza sanitaria che ha riscritto vite e vocabolari di una società intera, ricadono sulle donne. Non solo violenza: se la forzata quarantena per il lockdown tra i mesi di marzo e giugno è stata complice di un aumento del 119,6% delle richieste d’aiuto da parte delle vittime di violenza di genere e stalking, come confermato dal recente report dell’Istat, dal punto di vista lavorativo a farne le spese è stato anche in questo caso il genere femminile.

“Sono state soprattutto le donne a subire gli effetti maggiori

Questa volta – ha spiegato il presidente dell’Istat Blangiardo chiamato a pronunciarsi sull’argomento di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato – sono state soprattutto le donne a subire gli effetti maggiori“.

Il commento arriva a margine di una riflessione puramente economica non slegata dai numeri e dalle statistiche che riguardano l’attuale occupazione e disoccupazione in Italia alle luce di tutti gli effetti collaterali dell’emergenza sanitaria.

Come si evince dal report del presidente dell’Istat, a fare le spese dell’attuale crisi del settore del lavoro in questo caso sono state principalmente le donne “maggiormente impiegate nei servizi (il settore più colpito con 809mila occupati in meno rispetto al secondo trimestre 2019) e in lavori precari“. Per quanto riguarda invece il secondo trimestre del 2020: “si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (323 mila in meno tra quelle con contratto a tempo determinato) e il tasso di occupazione femminile 15-64 anni si attesta al 48,4%, contro il 66,6% di quello maschile, collocandoci al penultimo posto della graduatoria europea, appena sopra la Grecia“.

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