Beau Solomon, il 19enne ucciso a Trastevere

A distanza di 4 anni da quella tragica notte del 30 giugno 2016, per la morte di Beau Solomon non c’è un colpevole. Il motivo? L’assoluzione in secondo grado dell’unico sospettato, Massimo Galioto. L’ex militare e punkabbestia 45enne, in carcere per l’omicidio di un uomo di 38 anni, è stato riconosciuto non colpevole.

Massimo Galioto assolto in secondo grado

Per la morte di Beau Solomon, la procura generale aveva chiesto 18 anni per Massimo Galioto, l’accusa era quella di omicidio preterintenzionale. Una richiesta differente rispetto a quella del processo di primo grado, dove era stato richiesto l’ergastolo (essendo l’accusa di omicidio volontario).

I giudici però non hanno accettato la richiesta e, ritenendo Massimo Galioto non colpevole, hanno respinto le accuse.

Come dichiarato dal legale del clochard, Michele Vincelli, non ci sono mai state le prove che inchiodassero Galioto. Il filmato, dove si vede il 19enne cadere nel Tevere, non è chiaro: “Non è il mio assistito” ha detto il legale.

La morte di Beau Solomon

Beau Solomon era un giovane studente americano venuto in Italia per studiare alla John Cabot University, sita nel quartiere Trastevere a Roma.

19enne, con un passato segnato dalla lotta e la sconfitta di una terribile malattia, Beau era un giocatore di football e aveva scelto l’Italia per ricominciare la sua vita da zero.

Nella notte del 30 giugno 2016, secondo la dinamica ricostruita dagli inquirenti, Beau subisce un furto. Due persone gli hanno rubato il portafogli scappando sulle rive del tevere. Il 19enne li insegue ma perde le loro tracce, finendo contro un gruppo di clochard accampati sotto ponte Sisto; tra questi ci sono anche Massimo Galioto, la fidanzata Alessia Pennacchioli e il cane.

Beau ha una colluttazione con qualcuno li presente (inizialmente identificato con Galioto poi assolto) che lo butta in acqua. Del ragazzo si perdono le tracce e la John Cabot denuncia la scomparsa. Quattro giorni dopo, il 4 luglio, il suo corpo verrà ritrovato presso ponte Garibaldi, con i segni di una grave ferita alla testa.

La testimonianza di Alessia Pennacchioli

Oltre al video, agli elementi convergenti con la figura di Massimo Galioto, un altro elemento dell’indagine sono state le testimonianze della fidanzata, Alessia Pennacchioli.

La donna, nel corso delle indagini, ha più volte raccontato, per poi ritrattare, che l’uomo ha prima discusso con Beau Solomon e poi, dopo averlo colpito, lo ha lasciato cadere nel Tevere per poi tornare a dormire.