Lucy Dawson, 24enne inglese, è ora una modella di successo, laureata in criminologia e con un discreto seguito su Instagram. Il suo passato non è però tutto rose e fiori: a seguito di una diagnosi sbagliata è stata in passato ricoverata in un reparto psichiatrico e sottoposta a sedute di elettroshock.

L’esperienza l’ha sconvolta profondamente, e la modella ha voluto raccontare la sua storia a The Sun.

L’inizio del calvario

Nel 2016, a soli 20 anni, Lucy aveva cominciato a lamentare mal di testa acuto, vista annebbiata e confusione mentale.

La ragazza ha così ricordato i momenti prima del ricovero: “Una mattina la mia migliore amica mi ha trovato nella mia stanza, che avevo ridotto in condizioni penose, seduta sul pavimento e con gli occhi gonfi: non ero in grado di dire nulla, ho solo continuato a ridere in modo sconnesso“.

La foto di Lucy Dawson durante il ricovero


I genitori, spaventati dalle sue condizioni, avevano deciso di portarla all’ospedale di Lincoln e durante il viaggio la giovane aveva tentato di buttarsi dall’auto. L’incubo era purtroppo appena iniziato: arrivata in ospedale, la Dawson aveva cominciato a urlare e a strappare le tende: ciò aveva indotto i medici ad attivare un immediato ricovero psichiatrico.

A quel momento sarebbero seguiti 3 mesi di peggioramenti e di paura, mentre la ragazza aveva contatti sempre più flebili con il mondo esterno: “La mia anima, il mio spirito avevano lasciato il mio corpo. Non riconoscevo i miei familiari, non riuscivo a pronunciare parole o a muovere il mio corpo. Non sapevo dove fossi o chi fossi.” ha scritto la modella in un post su Instagram.

La terapia con l’elettroshock

I medici, dopo aver comunicato ai genitori di Lucy la sua possibile morte, propongono di tentare una soluzione estrema: l’elettroshock. Per una sfortunata coincidenza, il giorno del suo 21esimo compleanno coincide con la prima seduta di terapia di scariche elettriche. È la terza scarica che, ha raccontato la ragazza, avrebbe provocato forti convulsioni che hanno in qualche modo scosso il suo cervello. Trasferita in un nuovo letto d’ospedale, Lucy ha continuato a lungo ad avere forti crisi: proprio una di queste l’ha fatta cadere sulla tubatura scoperta di un termosifone, che le ha bruciato la schiena.

Il danno è apparso da subito irreparabile ed ha compromesso la funzionalità del suo nervo sciatico. Da quel momento, infatti la giovane è parzialmente disabile e la sua gamba sinistra è bloccata dal ginocchio in giù.

La diagnosi finale: era encefalite

Ad un certo punto la ragazza era stata dimessa dall’ospedale, pur non essendo affatto guarita. Due mesi dopo però, a seguito di un esame del sangue, è emersa la verità: la giovane non aveva disordini psichiatrici di alcun tipo, bensì era stata colpita da una malattia autoimmune al cervello.

Si tratta di un’encefalite anti-recettore NMDA, malattia che si manifesta quando gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario attaccano i recettori NMDA che si trovano nel cervello.

La storia di Lucy in un blog

Oggi Lucy Dawson è laureata in criminologia (“è una cosa di cui sono estremamente orgogliosa” scrive sul blog), è una modella e ha un blog (per cui riceve un enorme supporto) in cui racconta e mostra la sua malattia. Il suo più grande desiderio, dice, “è che un giorno, quando un amico o un familiare di qualcuno inizi a comportarsi in modo strano, quel qualcuno si ricordi la parola encefalite sentita da quella ragazza dai lunghi capelli biondi di Instagram, o da quella ragazza che venne a un evento e ne parlò tutto il tempo, cosicché la famiglia possa menzionare quella parola a un dottore, e che quel gesto possa salvare una vita“.