Noemi Durini

Sono trascorsi 3 anni da quando Lucio Marzo è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso la fidanzata 16enne Noemi Durini. Di queste ore la notizia che il ragazzo, oggi 20enne, avrebbe presentato una richiesta per lavorare all’esterno del carcere, istanza che indigna la famiglia dopo il terribile delitto che ha scosso il borgo pugliese di Specchia (Lecce) e l’Italia intera.

Omicidio Durini: Lucio Marzo chiede di lavorare fuori dal carcere

Nel 2019, il secondo grado di giudizio a carico di Lucio Marzo si è concluso con la conferma della condanna a 18 anni e 8 mesi di reclusione (pena inflitta con sentenza del Tribunale per i minorenni di Lecce, il 4 ottobre 2018, all’esito del primo grado con rito abbreviato).

Il giovane, diventato maggiorenne in costanza della detenzione, ha rinunciato al ricorso in Cassazione e la sentenza d’appello è per questo definitiva.

Un epilogo giudiziario che ora, a 3 anni dall’ingresso in carcere, torna a occupare le cronache come cornice in cui si innesterebbe una novità delle ultime ore: il detenuto, reo confesso per il delitto, avrebbe fatto richiesta per ottenere il permesso di lavorare fuori dalle mura carcerarie.

Per la legge, essendo minorenne all’epoca dei fatti contestati, ne avrebbe diritto.

Marzo è ritenuto responsabile della morte della 16enne Noemi Durini, uccisa il 3 settembre 2017 a Specchia (Lecce). Il corpo della vittima fu ritrovato nelle campagne di Castrignano del Capo, occultato sotto un cumulo di pietre. La morte, secondo la ricostruzione, sarebbe sopraggiunta dopo un’atroce agonia.

La rabbia della sorella della vittima: “Sono indignata

Con un lungo sfogo sui social, la sorella della vittima, Benedetta Durini, ha espresso il suo punto di vista sugli ultimi sviluppi.

Sono indignata – scrive su Facebook –, tutto questo è veramente assurdo, inconcepibile. Dopo quello che ha commesso, in un modo disumano e crudele, nonostante abbia compiuto 18 anni due mesi dopo l’omicidio, è stato processato tramite procedimento minorile perché durante il fatto era appunto minore. Il sistema giuridico nei confronti dei minori è molto più elastico, e consente di avere sconti di pena e permessi molto più rapidamente. Io personalmente penso che in alcune fattispecie di reati, non dovrebbero essere contemplabili.

Non sto qui a ripetere il modo in cui ha tolto la vita a mia sorella, perché purtroppo lo ricordo ogni giorno da 3 anni a questa parte (…). Io non dimentico il sorriso beffardo fuori dalla caserma dei Carabinieri di Specchia, il 13 settembre 2017 dopo aver confessato l’omicidio“.

Lucio Marzo è detenuto a Quartucciu, in Sardegna. Una delle sue ultime immagini consegnate alla stampa, balzata in testa alle cronache di quelle drammatiche giornate alle prese con la ricostruzione dell’orrore, è la stessa a cui fa riferimento la sorella della 16enne uccisa: lo sguardo verso i flash dopo l’arresto, sul volto un visibile sorriso.