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Indaga la Procura di Salerno su quanto rilevato all’interno della Casa di Cura Tortorella. Pesantissime le accuse che gravano sulla testa del primario del Reparto di Unità Funzionale di Chirurgia Generale e Chirurgia Oncologica della suddetta clinica, sita a Salerno. Non il solo nell’occhio della Procura: con lui anche un medico chirurgo, come lui in servizio nel medesimo reparto.

Plurimi omicidi colposi“: le indagini sull’incremento anomalo di decessi

Plurimi omicidi colposi“, questa la gravissima accusa che pende sul capo di due medici della Casa di Cura Tortorella di Salerno.

Le indagini sui due medici, come si apprende da Ansa, erano iniziate oltre un anno fa quando, sul tavolo degli inquirenti, era finito un report sospetto circa un presunto e quanto mai anomalo incremento dei decessi tra il 2017 e il 2018, il periodo, secondo quanto riportato da TgCom24, immediatamente successivo all’assunzione dei due medici in struttura.

83 cartelle cliniche al vaglio

Un incremento anomalo di decessi che potrebbe essere attribuito, se le indagini lo confermassero, ad operazioni chirurgiche altamente a rischio complicazioni se non del tutto inutili che sarebbero state compiute dai medici sui pazienti.

Secondo quanto riportato da AdnKronos, sarebbero 83 le cartelle cliniche sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori: cartelle di pazienti da cui si evincerebbero terapie rischiose messe in atto senza indugio, in maniera del tutto sproporzionata ai casi trattati. Delle imprudenze che sarebbero state commesse anche nella fase post-operatoria, come riportato dalle agenzie stampa, ai due medici viene infatti imputato “di aver eseguito una serie di interventi chirurgici ad alto rischio di complicanza, totalmente demolitivi e inutili a fronte di malattie oncologiche in avanzata stadiazione“.

Primario agli arresti domiciliari

Per quanto riguarda il primario della struttura, nei suoi confronti la Procura di Salerno ha deciso per gli arresti domiciliari. Diversa la situazione per il medico chirurgo al momento sospeso dall’esercizio della professione in qualunque struttura sanitaria pubblica o convenzionata.