violenza su una donna

Un uomo di 46 di Imola è stato condannato in rito abbreviato per violenza sessuale ai danni delle amiche della figlia, tutte tra i 12 e i 13 anni. L’uomo si trovava già in custodia cautelare, scattata lo scorso settembre a seguito della fine dell’indagine, prima in carcere e poi da un mese ai domiciliari. I fatti invece risalgono al 2019 quando la prima di sette bambine ha denunciato l’accaduto.

Il legale dell’uomo però ha annunciato un ricorso in appello, nel quale spera in un ribaltamento della sentenza.

La denuncia ai danni del 46enne

La vicenda, riportata da Il Resto del Carlino, è venuta alla luce lo scorso settembre quando a seguito dell’indagine il pubblico ministero Augusto Borghini è stata richiesta l’ordinanza di custodia cautelare per un 46enne di Imola, poi trasferito nel carcere della Dozza (Bologna).

L’uomo è stato accusato di violenza sessuale ai danni delle amiche della figlia, tutte tra i 12 e i 13 anni, abusate durante i pigiama party che organizzavano a casa loro. Le indagini, partite proprio a seguito della denuncia della famiglia di una di loro ha portato alla luce altre 6 vittime tutte cadute nella trappola architettata dall’uomo.

Gli abusi durante i pigiama party

La dinamica era sempre la stessa, durante i pigiama party, prima di andare a dormire, le bambine facevano il rituale del brindisi dell’amicizia, con bibite gassate. Proprio grazie a questo brindisi, l’uomo riusciva a sciogliere nelle bibite psicofarmaci per stordirle al punto da poterne abusare. Il mattino dopo, le bambine non ricordavano nulla ma tornavano a casa con dei gran mal di testa.

Sempre secondo la ricostruzione resa nota da Il Resto del Carlino, ad accorgersi che qualcosa non andava sono stati i genitori di una delle piccole.

Un giorno la piccola è tornata a casa con vestiti diversi dai suoi e, chiedendo al papà dell’amichetta una spiegazione, lui ha risposto di averli lavati senza dire il perché.

La ricostruzione sui ricordi delle bambine

Sempre più insospettiti, i genitori hanno continuato ad indagare fino a farsi raccontare dalla figlia cosa accadeva durante i pigiama party, nonostante le discrepanze nei racconti, sono riusciti ad unire i puntini e hanno sporto denuncia.

Lo scorso settembre l’annuncio dell’arresto dell’uomo e il trasferimento della figlia in una comunità protetta in attesa di poter andare a vivere dai nonni, unici parenti vicini alla piccola in quanto l’uomo è rimasto vedovo.

Secondo quanto riporta La Repubblica, il pm Augusto Borghini ha riportato nelle carte dell’inchiesta episodi simili vissuti dalle bambine: una, ad esempio, ha raccontato di aver chiesto alla mamma di farsi venire a prendere in piena notte. La disperata richiesta era arrivata dopo essere stata toccata insistentemente.

Un’altra invece ha racontato di essersi svegliata trovando l’uomo accanto a lei, che le aveva detto che ormai erano più che amici dopo quello che era successo.

Durante le indagini sono state trovate tracce di Zolpidem Tartrato e Trazodone (narcotici molto forti) nei capelli delle bambine e, sul pigiama di una di loro anche tracce di dna dell’uomo. Le piccole poi sono state ascoltate dagli inquirenti in audizioni protette dove hanno ricostruito che cosa succedeva in quei pigiama party.

Il processo

Le famiglie si sono rivolte ai legali Giovanna Cappello e Lucia Donato, sette in totale le vittime costituendosi parte civile al processo. In rito abbreviato il gup Alberto Ziroldi ha condannato a 6 anni e 4 mesi il 46enne, che era stato trasferito agli arresti domiciliari, aggiungendo un risarcimento di 20mila euro per ogni vittima e il pagamento di tutte le spese processuali.

Il gup ha anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici, alla curatela e tutela dei minori per cinque anni e per un anno sarà sottoposto a misura di sicurezza.

L’uomo ha ammesso davanti al gup di aver somministrato sonniferi alle bambine ma solo perché non riusciva a gestirle da solo, negando ogni abuso. Il 46enne ha ammesso di averle abbracciate ma solo, si legge sul Resto del Carlino: “Perché sono sempre stato un padre attento e premuroso.

Loro si sono inventate tutta un’altra storia”.

Le parole dell’avvocato del 46enne

Carlo Gandolfi Colleoni, legale dell’uomo, si è detto pronto a dar battaglia per la verità. Secondo quanto riferito dal quotidiano, non appena fra trenta giorni sarà possibile leggere le motivazioni della sentenza “Impugneremo. Da parte nostra abbiamo sempre ritenuto che ci fossero ampi motivi per una sentenza di tutt’altro tenore” ha spiegato riferendosi alla piena assoluzione. “In appello sicuramente verrà ripristinata la verità. Nulla è accaduto di sessualmente rilevante, tutto è stato montato e lo dimostreremo”.