Giusy con la mamma Cristina Messina, uccisa dall'ex

Era il 10 giugno 2020 quando Nicola Cirillo uccideva a colpi di pistola l’ex compagna Cristina Messina, ferendo gravemente la figliastra di 29 Giusy Messina. Una follia omicida che si è poi tramutata in una fuga roccambolesca fino alla decisione di costituirsi.

Il pm Paolo Toso ha chiesto alla Corte d’Assise di Torino una pena altissima per l’uomo, reo confesso del femminicidio. La figliastra 29enne dell’uomo è rimasta paraplegica a seguito dei colpi inferti.

Spara all’ex per gelosia

Un dramma che pare Nicola Cirillo avesse pianificato. Consumato dalla gelosia nei confronti dell’ex, che lo aveva lasciato già da 4 anni.

La coppia era stata insieme 20 anni e aveva avuto due figli, Cirillo aveva anche cresciuto come un padre anche la figliastra Giusy, che ha ferito gravemente. La coppia non viveva più sotto lo stesso tetto, ma risiedeva comunque in due appartamenti a circa 50 metri di distanza l’uno dall’altro.

Quel giorno di giugno, Nicola Cirillo è entrato nell’appartamento in via Garibaldi a Volvera (provincia di Torino), senza farsi sentire, premendo il grilletto prima contro la figliastra Giusy e poi contro l’ex, uccidendola mentre chiedeva aiuto dal balcone.

A quel punto il 58enne, operaio ecologico in pensione, si è dato alla fuga a bordo della sua Ford Fusion, vagando senza meta per diverse ore. Alla fine si è recato presso i carabinieri di Pinerolo, dove si è costituito.

Davanti ai carabinieri ha raccontato tutto, partendo dal perché: una gelosia e un sentimento di possesso su di lei che lo hanno consumato nel midollo. “Ma chi si credeva di essere? Una persona libera? Me ne ha combinate di ogni: aveva la macchina, usciva.

Era un oltraggio” queste le parole pronunciate davanti ai militari e riportate da Today.

Richiesti 30 anni per Nicola Cirillo

L’indagine è stata seguita dal pm Paolo Toso che, davanti alla Corte d’Assise d’Appello ha richiesto una pena severissima. Infatti per l’uomo sono stati chiesti una condanna a 30 anni di reclusione e una provvisionale di 600mila euro. per le parti civili (i figli della donna, seguiti dai legali Gianluca e Ruggero Marta).

L’imputato è invece seguito dal legale Maria Frezza, non era presente in aula al momento dell’udienza, bensì era in collegamento dal carcere.

Cirillo non ha parlato durante l’udienza, se non per pronunciare due parole di scuse. Sarà giudicato da otto giudici, due togati e sei popolari, a presiedere il processo sarà Alessandra Salvadori.

Come sta Giusy Messina

In quel tragico 10 giugno, oltre alla morte di Cristina Messina, c’è stata un’altra vittima. Si tratta della figlia della donna, Giusy, di 29 anni. La ragazza è stata soccorsa e trasporta presso l’ospedale Molinette di Torino in gravissime condizioni: i colpi di pistola inflitti dal patrigno le hanno lesionato la colonna al punto dal renderla paraplegica dal seno in giù.

La giovane ora si trova su una sedia a rotelle e ha aperto una pagina di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per curarsi. Nella pagina di GoFundMe, Giusy ha raccontato la sua storia e, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ha pubblicato una sua foto in carrozzina, scrivendo: “ È la prima volta che pubblico una foto della me diversa. Resa così dall’uomo che mi ha cresciuto, dall’uomo che doveva amarmi sopra ogni cosa, dall’uomo che ha portato via per sempre una parte di me…e non parlo delle mie gambe”.

Giusy Messina, resa paraplegica dal patrigno, in una foto sulla piattaforma di crowfunding

Ha distrutto la nostra famiglia, la nostra spensieratezza, creando un dolore dentro ognuno di noi che ci lacera e ci cambia, giorno dopo giorno.

Ecco, mi ribello a questo e sorrido. (…) Perchè se lui, il mostro, potesse vedermi vorrei mostrargli il mio miglior sorriso. E anche se ci/mi ha portato via tanto non ci ha distrutto del tutto. Quindi sorrido a ciò che di bello ci è rimasto!