volante dei carabinieri

Si alza il coro di voci che chiede verità e accurate indagini attorno alla morte di Emanuel Scalabrin, 33enne morto mentre si trovava agli arresti presso la Caserma dei Carabinieri di Albenga. Sono molti infatti gli elementi che non tornerebbero sulle cause del suo decesso, tanto che è stata chiesta un’interrogazione parlamentare al ministro Lamorgese. Il timore, è che possa celarsi l’ombra di un nuovo “caso Cucchi”.

Arrestato per droga: Emanuel Scalabrin muore in cella

La vicenda risale ai primi del mese: la mattina del 4 dicembre i Carabinieri hanno eseguito un blitz nella casa di Emanuel Scalabrin a Ceriale, provincia di Savona.

Dal suo stabile, viene riportato, era appena uscito un uomo addosso al quale i militari avrebbero trovato 81 grammi di cocaina. Quindi l’irruzione in casa, dove Scalabrin viveva assieme alla compagna di 37 anni: è stata trovata altra droga, oltre ad un fucile non registrato. Secondo quanto riportano le fonti, il verbale dell’operazione sottolinea che “Scalabrin tentava la fuga, spingendo e strattonando i militari“.

Da qui le manovre per ammanettarlo e metterlo in stato di arresto. La Comunità San Benedetto del Porto di Genova fondata da Don Gallo, però, con un duro comunicato ha condiviso uno scenario ben più violento: “viene colpito in ogni parte del corpo torace, addome, schiena, viso ed estremità“.

Dopo l’arresto, Scalabrin è stato portato nella Caserma di Albenga, ma in serata si sarebbe reso necessario l’intervento dei soccorsi.

Il ricovero “lampo” e la morte in caserma ad Albenga

La denuncia della Comunità sembra essere sostenuta dalle dichiarazioni della compagna agli avvocati, riportate dal Fatto Quotidiano. Durante l’arresto, Scalabrin avrebbe iniziato a sentirsi male e in serata i militari lo hanno portato alla Guardia Medica di Pietra Ligure: la visita, però, sarebbe durata meno di 5 minuti, nonostante sarebbe stata rilevata tachicardia e pressione alta e la somministrazione di metadone.

Quindi, il ritorno in cella nella caserma di Albenga: qui Emanuel Scalabrin è stato ritrovato morto nella cella, alle 11 del mattino. “Scalabrin, chiamato e scosso – si legge sul FQNon ha mostrato segni vitali, mostrava un evidente raffreddamento degli arti e un principio di rigor mortis“.

I dubbi sulla morte di Emanuel Scalabrin

Sono molti gli elementi che non tornerebbero sulla vicenda e che il pm Chiara Venturi della Procura di Savona dovrà chiarire.

Il primo, è la causa della morte: l’autopsia avrebbe di fatto escluso una natura violenta, dovuta invece ad un arresto cardiocircolatorio. A confermarlo sarebbe stato anche il perito di famiglia, riportano le fonti; nel comunicato-denuncia della Comunità, tuttavia, vengono sollevati dubbi: “Molti sono i segni sul cadavere, che dovranno trovare una spiegazione, macchie ipostatiche? In varie parti del corpo? Sia sul viso che sul corpo? Sia nella parte anteriore sia nella parte posteriore del corpo?“.

Anche se venisse esclusa una condotta eccessivamente violenta da parte dei militari, però, resterebbe sul tavolo la possibilità di un mancato intervento o di negligenza nei confronti di Scalabrin.

Mancano le immagini della telecamera

Una situazione resa ancora più delicata da un altro elemento collegato al caso: viene riferito infatti che “non è stato possibile stabilire il momento della morte, in quanto il sistema DVR era non funzionante, e quindi non era in realtà possibile monitorare lo stato di salute dei detenuti“. Senza hard disk o altro supporto di memoria, quindi, la telecamera del piantone avrebbe potuto mostrare solo il live e non sarebbe così possibile ottenere maggiori informazioni su cosa sia successo nella cella di Scalabrin.

Suona assurdo – le parole riportate dell’avvocato Sanna – Anche il fatto che prima delle 11 nessuno si sia accorto di niente. A quanto mi risulta, nelle caserme gli arrestati sono fatti svegliare intorno alle 6 e mezza“.

Chiesta un’interrogazione parlamentare

Le circostanze della morte di Emanuel devono essere chiarite – riferisce alla fine del comunicato la ComunitàPer questo motivo abbiamo chiesto che venga sottoposta un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese“. Dal canto suo, la Procura di Savona ha riferito alle fonti che “non lasceremo nulla di intentato” e che “al momento non ci sono elementi che facciano pensare a cause di morte diverse da quella naturale“.

Al momento, quindi, sembrerebbe scongiurato il timore di un vero e proprio nuovo “caso Cucchi”, ma i tanti elementi poco chiari nella vicenda spingono la famiglia a chiedere verità sulla morte del 33enne.

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