vaccino siringa braccio

Sono cominciate da poche settimane le somministrazioni del vaccino Pfizer, e l’attenzione è tutta sugli effetti collaterali e le reazioni al vaccino.

Ha suscitato preoccupazione, ad esempio, la violenta reazione allergica che il vaccino avrebbe provocato in un’operatrice sanitaria, che non aveva mai avuto reazioni allergiche e che ha richiesto soccorsi e intervento della terapia intensiva.

L’episodio sarebbe avvenuto negli Stati Uniti ed è stato riportato dal New York Times. La donna lavora al Regional Hospital di Juneau, in Alaska, e dopo essere stata vaccinata ha avuto reazioni come tachicardia, rush cutanei e crisi respiratorie.

Un primo tentativo di risolvere la situazione con l’epinefrina non è bastato, né è stato risolutore l’uso di steroidi sulla paziente. Alla fine i medici sono stati costretti a ricoverarla in terapia intensiva. Ora, a quanto pare, sarebbe stabile.

Fino a questo caso si era parlato solo di due altre reazioni allergiche avverse al vaccino, ma in entrambi i casi si parlava di pazienti che avevano già vissuto episodi di allergie. In quest’ultimo caso, invece, si parla di una paziente che non aveva mai avuto reazioni allergiche.

Forni: reazioni avverse sul 50% delle persone

Sul pericolo di reazioni avverse si è espresso anche Guido Forni, professore di immunologia all’Università di Torino, che ha parlato del problema in termini di “reattogenicità”: “La reattogenicità dipende dal tipo di vaccino, che è fatto di nanoparticelle lipidiche che possono irritare (…) Il Pfizer è molto reattogenico, cioè induce reazioni più forti dei vaccini soliti: la metà delle persone, in particolare giovani, prova mal di testa, febbre e brividi, che però si risolvono in 24 ore”.

Forni parlerebbe di reazioni nel 50% dei casi, spiegando che sono sintomi controllabili ma che occorre che la popolazione, in procinto di vaccinarsi, sappia come deve regolarsi: “È importante raccontare questi dettagli per preparare la popolazione ed evitare paure inutili”.

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