Ema Stokholma a Verissimo

Ema Stokholma si racconta in una lunga intervista a Verissimo, ospite di Silvia Toffanin. La nota dj e conduttrice radiofonica ripercorre la sua vita, segnata da un’infanzia difficile a causa delle violenze perpetrare dalla madre ai suoi danni. A tal punto da arrivare a tentare il suicidio.

Ema Stokholma: la rinascita dopo la difficile infanzia

Ema Stokholma, per formarsi nel mondo della moda e della radio e diventare così celebre a livello nazionale, ha dovuto attraversare molti ostacoli nella sua vita. Nata in Provenza da padre italiano e madre francese, la dj ha vissuto la sua infanzia solo con la figura materna e non sono stati anni semplici.

Le continue violenze perpetrate dalla madre ai suoi danni l’hanno portata a scappare di casa a 15 anni e a raggiungere il padre in Italia.

Diventata presto indipendente, Ema si è fatta spazio nel mondo della moda per poi imboccare definitivamente la strada della musica e della radio. Ora non è solo un’affermata dj, ma è anche conduttrice radiofonica e televisiva.

Le violenze e l’invito al suicidio

Il doloroso racconto di Ema Stokholma comincia dall’infanzia e dalle violenze subite dalla madre: “C’era spazio solo per la violenza, fisica e verbale.

Non c’erano carezze, amore, parole dolci mai, ma molta solitudine e questi episodi violenti succedevano tutti i giorni, se non a me, a mio fratello”. Il culmine di queste violenze è stato raggiunto quando la madre l’ha portata a tentare il suicidio: “A volte le cose che mi diceva mi ferivano. È arrivata anche a portarmi su un ponte e spronarmi a buttarmi di sotto: stavo per farlo, poi è arrivata una persona e si è fatto finta di niente“.

L’inferno vissuto doveva rimanere in quella casa, nessuno all’esterno ne era a conoscenza: “Nessuno sapeva perché non mi fidavo, non potevo parlare con gli adulti. Scappavo di casa e mi ci riportavano senza chiedermi perché fossi scappata. La prima volta che scappai ero mezza nuda, avevo appena subito una di quelle violenze, ho afferrato l’accappatoio e sono scappata a 6/7 anni“.

La fuga da Parigi: destinazione Roma

Ad oggi la dj ha provato a capire i motivi che hanno spinto la madre a procurarle simili dolori fisici e, soprattutto, mentali: “Mia madre era un mostro, lo è stato fino a che ho vissuto con lei.

Ho capito che era giovane quando aveva fatto due figli, lei era sola e non aveva un lavoro né soldi e amici o parenti. Credo che dalla disperazione a volte possiamo soffrire così tanto da fare cose sbagliate. Non sono per il perdono, non mi sento superiore a mia madre a tal punto da darle il perdono, ma l’ho capita. Ho molta empatia e mi è bastata capirla.

Per fuggire ad una giovinezza intrappolata nella violenza, Ema a 15 anni decide di scappare di casa e raggiungere il padre a Roma: “Nel 2000 era più facile prendere un treno senza controlli.

Nulla mi avrebbe fermata, avevo proprio le ali e non mi sarei fermata davanti a niente. Dovevo solo salvarmi altrimenti sarei morta, penso, o avrei fatto qualcosa di brutto. Ho preso un treno da Parigi che è arrivato a Roma la mattina e ho visto il sole, Roma. Avevo rubato i soldi a mia madre e avevo mezzo organizzato la cosa, senza un piano“.

Potevo rovinarmi la vita da sola

Raggiunta Roma, la dj ha ritrovato il padre, che abbandonò la sua famiglia quando era piccola: “Mi ha accolta bene però è stato difficile, non puoi costruire un rapporto dal nulla a 15 anni.

Me ne rendo conto ancora oggi che anche per lui deve essere stato molto destabilizzante. Io ho provato a dirgli cosa mi faceva mamma, ma non ho ricevuto un grande ascolto dall’altra parte. Comunque anche lui ha il suo passato e le sue sofferenze, quindi non ho mai approfondito. Quindi sono riscappata e lui mi ha lasciato andare“.

Scappata nuovamente, la Stokholma ha iniziato a lavorare per guadagnare qualche soldo: “Ero minorenne, lavoravo nei bar, facevo la cameriera, poi ho fatto la modella e lì in agenzia ho trovato come una seconda famiglia.

Sul lavoro mi sono sempre affidata alle persone giuste, e così ho tirato avanti. Facevo la modella, ma non andava bene: ero persa completamente, quindi ho dovuto toccare il fondo per decisione mia, era il mio potere. Potevo rovinarmi la vita da sola e farmi del male, quindi ho vissuto per strada a Londra ed è stata un’esperienza tosta che però mi ha formato tantissimo e mi ha permesso di risalire“.

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